Scienza: cura in grado di frenare l’artrosi

7 novembre 2016
Anche se la diagnosi precoce resta comunque la miglior arma per frenare l'artrosi, ogni scoperta in questo campo garantirà alle persone che ne soffrono una miglior qualità di vita

Secondo lo specialista in malattie reumatiche Francisco Blanco, dell’Università Internazionale Menéndez Pelayo di Madrid (Spagna), tra cinque o dieci anni riusciremo ad avere una cura capace di frenare l’artrosi, in modo da poter garantire ai pazienti una migliore qualità di vita.

Anche se resta il fatto che, ad oggi, è ancora impossibile debellare questa malattia cronica e invalidante, per fortuna la scienza raggiunge piccoli traguardi che promettono bene e ci riempiono di speranza.

Proprio come spiegano gli esperti, oggigiorno è consuetudine diagnosticare l’artrosi quando ormai il 30% delle articolazioni è già stato danneggiato. È evidente che, se riuscissimo a giocare d’anticipo, la realtà sarebbe, senza ombra di dubbio, alquanto diversa.

Le ricerche condotte in questo ambito negli ultimi anni stanno dando grandi risultati. A seguire vorremmo spiegarvi cosa potrebbe accadere entro un lasso di tempo relativamente breve.

Sarà davvero possibile frenare il progredire di questa malattia? Sembrerebbe proprio di sì, o almeno così vogliamo sperare.

Frenare l’artrosi: una possibilità sempre più reale.

L’artrosi colpisce nel 52% dei casi le donne e solo nel 29% dei casi gli uomini. Comincia a dare i primi sintomi ad un’età compresa tra i 54 e i 60 anni e, in generale, segue questo schema:

  • L’artrosi più comune colpisce le mani (70% dei casi)
  • Al secondo posto troviamo i piedi (40% dei casi)
  • Le altre zone più colpite sono: le ginocchia e le anche (rispettivamente il 10% e il 3% dei casi)

Secondo i dati forniti dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il 28% della popolazione mondiale soffre di artrosi. Si calcola addirittura che l’80% delle persone al di sopra dei sessant’anni soffra di qualche disturbo associato a questa malattia.

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Come possiamo notare, l’artrosi è una malattia dall’incidenza piuttosto elevata. Tutti noi conosciamo almeno un familiare o un amico che ne soffre. Siamo consapevoli anche del fatto che molti dei nostri lettori devono convivere con questa malattia, soffrendo in silenzio.

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La soluzione risiede in una diagnosi precoce

Dall’Istituto di Ricerca Biomedica di La Coruña (Spagna), INIBIC, ci arriva la notizia che, probabilmente, tra cinque o dieci anni vedremo l’artrosi in un altro modo.

  • Frenare il progredire di questa malattia sarà possibile, grazie ad una diagnosi precoce.
  • Si sta mettendo a punto un “kit di diagnosi” per l’artrosi. L’idea è quella di poter individuare i marcatori dell’artrosi con un semplice prelievo del sangue.
  • Com’è risaputo, quando ci si rivolge ad un medico è perché “non se ne può più”. Il dolore alle mani è insostenibile, durante la notte si addormentano e cominciano ad apparire le prime deformazioni.
  • Quando la malattia ha raggiunto questa fase, ormai non c’è più nulla da fare ed è impossibile frenarne il progredire. Appare chiaro, quindi, che la soluzione risiede nella precoce individuazione dei marcatori dell’artrite.

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La ricerca proteomica

Secondo il reumatologo Francisco Blanco, direttore scientifico dell’INIBIC, sono stati fatti moltissimi progressi per quanto riguarda lo studio dell’artrosi.

  • La proteomica è la scienza che studia il proteoma, ovvero l’insieme di proteine di un organismo, dunque le proteine prodotte da un genoma.
  • Lo studio del proteoma sui tessuti colpiti dall’artrosi ha permesso ai ricercatori di identificare ben sei biomarcatori.
  • Tali biomarcatori ci permettono di diagnosticare l’artrosi in fase precoce con una precisione del 96%.

Potendo contare su una diagnosi precoce, saremo in grado di frenare questa malattia. Gli esperti prevedono che, tra cinque o dieci anni, disporremo di terapie efficaci in grado di farlo.

L’artrosi, di norma, tende a seguire sempre lo stesso iter di sviluppo: vengono liberate determinate sostanze che attaccano e distruggono poco a poco il tessuto sano. Se inoculassimo un agente specifico, dunque, potremmo frenare l’avanzamento della malattia.

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Il bisogno di frenare l’artrosi

L’artrosi costituisce la malattia reumatica più diffusa, oltre ad essere la quarta causa di invalidità. Si tratta, perciò, di una patologia molto grave: non è semplicemente un disturbo che colpisce la popolazione anziana.

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Sono in molti, infatti, ad associare l’artrosi con la vecchiaia. Tuttavia, è necessario un cambio di mentalità al riguardo, dobbiamo guardare in faccia la realtà: ci troviamo di fronte ad una malattia invalidante che colpisce persone con una vita attiva.

  • L’artrosi mina la qualità di vita di chi ne soffre.
  • Comporta anche una spesa sanitaria pubblica non indifferente: operazioni, trattamenti, medicinali… Molto probabilmente, con un maggior investimento nella ricerca, già oggi saremmo in grado di frenare l’artrosi.
  • Nonostante tutto, si ritiene che nei prossimi anni aumenteranno i casi di artrosi . Fattori come l’obesità o lo sport praticato a certi livelli -per assurdo che possa sembrare- accelerano la comparsa di questa malattia.
  • Alcuni marcatori genetici, uniti al nostro stile di vita, finiscono per favorire l’insorgere di questa patologia.
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Le istituzioni sanitarie sono consapevoli di questo problema così grande che risulta di vitale importanza poter sconfiggere l’avanzamento dell’artrosi e garantire buone condizioni di vita a tutti i pazienti.

Sappiamo bene che, anche se ci si abitua a tutto, un’esistenza accompagnata dal dolore cronico e dalla continua sofferenza non è degna di chiamarsi vita.

Seguiremo da vicino gli sviluppi di questa ricerca, nella speranza di poter presto condividere con voi i nuovi sviluppi.

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