Namasté: cosa significa?

26 luglio 2017
Pronunciando la parola namasté durante le sessioni di yoga o meditazione, facciamo emergere l'essenza divina che dimora dentro di noi e mostriamo rispetto

Se vi siete addentrati nel fantastico mondo della meditazione, sicuramente conoscerete la parola namasté.

Questo termine così utilizzato nella meditazione, e anche in alcune discipline yoga, ha un significato molto profondo e spirituale, che è necessario conoscere per sapere cosa stiamo dicendo.

L’origine della parola namasté

“Namasté” è un termine poco conosciuto perché proviene da terre lontane come forma di saluto. 

L’origine di questa parola è indiana e appartiene alla lingua sanscrita, una di quelle considerate sacre da coloro che professano l’induismo.

Questo termine è accompagnato da un gesto particolare, conosciuto come mudra. Quando si pronuncia la parola “namasté”, bisogna unire i palmi delle mani davanti al petto. Un segnale di assoluto rispetto verso l’interlocutore che si saluta.

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Questo non sorprende perché, se analizziamo etimologicamente la parola, ci renderemo conto che namas è un sostantivo che può essere tradotto con “saluto” o “riverenza”; mentre  è un pronome che significa “a te”.

La spiritualità nella meditazione e nello yoga

La meditazione e lo yoga sono attività che apportano molti benefici alle persone che le praticano. Aiutano ad essere coscienti del momento presente, liberandosi dai giudizi, dalle preoccupazioni e da altre questioni che turbano la mente.

In questo modo, possiamo raggiungere uno stato di connessione con il tutto, in cui l’ego si dissolve.

Nello yoga e nella meditazione, il termine “namasté” si utilizza per esprimere umiltà, non solo rispetto a qualsiasi interlocutore, ma verso il mondo, l’universo…

Esistono alcuni esperti che si sono dedicati a studiare questa parola, arrivando alla conclusione che “namas” potrebbe anche significare “niente di me”.       

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Quello stato in cui siamo niente e al tempo stesso tutto, nel quale ci connettiamo con il mondo, ma il nostro ego riposa. La mente è calma, siamo tranquilli, è quasi uno stato di trance.

La nostra essenza divina

Secondo la tradizione nella quale è nato il termine “namasté”, si crede che in noi risieda un’essenza divina che, a volte, dobbiamo scoprire grazie alla realizzazione di pratiche come quelle di cui abbiamo appena parlato.

Nel momento in cui ci troviamo nel nostro stato ideale, di allerta e calma al tempo stesso, uniamo le mani, ci inchiniamo e pronunciamo la parola  “namasté”.

In questo modo, facciamo spazio all’essenza divina che risiede in noi, ma anche negli altri  e in ciò che ci circonda.

Potrebbe essere paragonato alla pratica cattolica di inginocchiarsi e prostrasi in segno di umiltà e di rispetto verso Dio.

In questo caso, la parola “namasté” può essere diretta verso un dio, verso l’universo, verso un’altra persona, etc. Ciò nonostante, non si tratta solo di un segnale di rispetto verso l’altro, ma anche verso se stessi. Siamo due essenza divine che si riconoscono l’un l’altra e ci salutiamo con rispetto.

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Adesso conoscete il significato di questa parola e potrete dirla interiorizzando tutto ciò che apporta, avvertendo il benessere che genera tutte le volte che viene pronunciata durante una lezione di yoga o meditazione.

Ogni volta sono sempre più numerose le persone che sfruttano al massimo tutto il potenziale che si ottiene nel dedicare quotidianamente qualche minuto a queste pratiche.

In tale modo apportiamo calma e tranquillità a questo mondo rumoroso e pieno di impegni in cui viviamo.

La costanza e la conoscenza del significato di questa strana parola ci permetteranno di trarre massimo giovamento dalle sessioni di yoga e di meditazione che realizzeremo a partire da questo momento.

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