Ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia in caso di tumore al polmone

· 9 luglio 2017
Ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia significa palliare i dolori aggiuntivi e fare in modo che il tumore, invece che letale, diventi cronico

Anche se ci dicono che può essere curato, tutti noi abbiamo paura del cancro, ma anche della chemioterapia. Chi ha sofferto di tale malattia, infatti, afferma che la parte peggiore non è il trattamento in sé, ma i suoi effetti collaterali.

Per questo, la comunità scientifica sta cercando delle soluzioni per ridurre gli effetti della chemioterapia, mantenendoli però ugualmente efficaci.

Non è facile, soprattutto quando si parla di tumore al polmone, ma si stanno facendo degli importanti progressi, come quello di cui vi parleremo a seguire.

Ciò nonostante, prima di tutto, vogliamo ricordarvi le conseguenze della chemioterapia. Oltre alla perdita dei capelli, causa:

  • Malessere generale
  • Nausea
  • Vomito
  • Dolori acuti
  • Danneggiamento di altri organi

Si tratta di una cura così potente da poter danneggiare organi che, inizialmente, erano sani. Bisogna tener conto che dentro di noi si svolge una battaglia cellulare.

Le cellule maligne devono uccidere quelle benigne per sopravvivere e, per questo, lottano con tutte le loro forze. Per combattere il nemico, dunque, si è costretti a mettere a rischio i tessuti sani.

In questo senso, gli studiosi stanno cercando delle alternative che eliminino questi inconvenienti. L’obbiettivo è chiaro: migliorare la qualità di vita dei pazienti e il numero di casi positivi.

L’immunoterapia: fondamentale per ridurre gli effetti della chemioterapia ai polmoni

Coscienti di quanto appena detto, si è pensato che il miglior cammino sia rafforzare le cellule in buono stato, invece di assassinare quelle maligne. Questo processo viene chiamato immunoterapia.

Tuttavia, nonostante i progressi fatti al riguardo, i risultati non sono stati quelli sperati nel caso dei polmoni.

Quando gli studiosi se ne sono resi conto, hanno analizzato il comportamento del tumore al polmone per poter realizzare il trattamento. Hanno così verificato che i polmoni sviluppavano delle barriere che impedivano al farmaco di entrare in contatto con l’obiettivo, mentre in altri casi, il sistema immunitario generava una sorta di tolleranza allo stesso.

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La domanda successiva, dunque, è: come fare affinché il medicinale in grado di ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia ai polmoni superi questi ostacoli?

Un equipe di oncologi dell’Ospedale 12 Ottobre di Madrid (Spagna) sta tracciando il cammino. Il trattamento non è più diretto al sistema immunitario in generale, ma ad una proteina specifica, la PD1.

Il dottor Gil Bazo, specialista in oncologia medica, spiega che, quando incontra un’altra proteina, la PD-L1 si unisce ad essa, in questo modo il tumore non la identifica come nemica e la lascia passare.

Proprio a questo si deve il medicinale che sta dando tante speranze: il Pembrolizumab. Ciò nonostante, non può essere utilizzato in tutti i casi. La sua efficacia dipende dalla presenza della PD-L1. Questa dev’essere superiore al 51%, poiché, se così non fosse, la fusione delle proteine risulterebbe insufficiente.

Il medicinale potrebbe rendere cronico il tumore al polmone

In altri articoli abbiamo parlato di alcune terapie che, seppur non eliminano il tumore, permettono al paziente di vivere più a lungo. È evidente che questi continuerà a presentare dei sintomi, ma perlomeno continuerà a vivere.

Arrivati a questo punto, è inevitabile parlare di sifilide, di tubercolosi, di asma… Tutte malattie che tempo fa erano incurabili e letali. Tuttavia, le cose oggi sono cambiate. Queste e altre malattie simili sono sparite o, perlomeno, non mettono più in pericolo la vita dei malati.   

Quindi, man mano che gli effetti collaterali della chemioterapia vengono palliati, ci si dirige verso il controllo di uno dei tumori più mortali. Quello ai polmoni, infatti, è un tumore particolarmente aggressivo, la cui comparsa è legata ad abitudini di vita concrete che, per molte persone, sono difficili da abbandonare.

Questo lo rende uno dei più difficili da trattare e, pertanto, uno dei più letali.

L’approvazione da parte della Commissione Europea del Pembrolizumab ci pone in un punto di quasi arrivo in questa appassionante sfida. Sfida che, finalmente, ha molte probabilità di essere vinta.

Vivere senza rinunciare alla propria dignità è sempre una vittoria.

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Coscienti di questo, gli oncologi continuano a focalizzare tutti i loro sforzi sul passaggio successivo.  Sanno meglio di chiunque altro che, quando si tratta di scienza o medicina, non è mai detta l’ultima parola.

Difatti, siamo arrivati fin qui grazie a loro, che non si sono arresi, che non hanno accettato il prestabilito come irremovibile.Loro incarnano il miglior spirito rivoluzionario, quello che si ribella al “non è possibile” per migliorare la vita degli altri.

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