“Se domani”: la lettera d’amore di un malato di Alzheimer a sua moglie

· 17 novembre 2015
Il corredo genetico può contenere la predisposizione alla malattia di Alzheimer. Nessun paziente di Alzheimer è uguale ad un altro, quindi il trattamento della malattia deve essere studiato su misura.

Ogni anno, in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer, vengono organizzate conferenze ed eventi allo scopo di diffondere maggiore informazione su questa difficile malattia.

Potremmo forse dire che si tratta di una delle patologie più devastanti, sia per i pazienti che per i familiari. La perdita progressiva della memoria, provocata dall’Alzheimer, cancella l’identità del paziente, il passato e perfino il presente che lo circonda.

L’Associazione Mondiale di Medicina Genomica indica che circa il 70% dei malati di Alzheimer non risponde alla terapia.

Sono necessarie più ricerche, più risorse affinché i genetisti possano trovare il modo per frenare l’avanzata della malattia una volta diagnosticata. È fondamentale approfondire la conoscenza dell’Alzheimer e trovare il modo per prevenirlo, per porre rimedio alle mutazioni genetiche che ne sono alla base e che sono, in parte, ancora sconosciute.

Oggi vogliamo invitarvi a conoscere un po’ di più questa malattia. Chi conosce una persona a cui è stato diagnosticato l’Alzheimer, sa qual è la sfera che la perdita della memoria pare colpire meno: le emozioni.

L’importanza dei programmi di prevenzione nella malattia di Alzheimer

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Il modo più efficace per combattere l’Alzheimer, sarebbe ritardarne la comparsa attraverso programmi di prevenzione. Al giorno d’oggi esistono molti aspetti che gli specialisti tendono a sottolineare.

  • A partire dai 30 anni il cervello perde un poco dell’elasticità che aveva nel periodo precedente e dell’infanzia. Comincia una lenta distruzione dei neuroni che, naturalmente, si può ritardare con un adeguato stile di vita.
  • Sono stati identificati più di 600 geni del genoma umano. Uno di questo fa sì che si sviluppi la malattia di Alzheimer in modo silenzioso e progressivo, fino a quando, raggiunta un’età avanzata, fanno la comparsa i primi sintomi.
  • Il cervello di una persona che soffre di Alzheimer presenta problemi di connettività anatomica e funzionale delle diverse parti del cervello. Inoltre, c’è una diminuzione dell’aceticolina, il neurotrasmettitore che permette la comunicazione tra le cellule nervose.
  • I primi sintomi generalmente compaiono tra i 65 e i 70 anni.
  • Si soffre di un’evidente difficoltà a trattenere le informazioni nuove, lapsus, perdita di scioltezza nell’uso della parola, disorientamento.
  • Gli esperti consigliano sempre terapie individuali. Nessun paziente di Alzheimer è uguale ad un altro, quindi il trattamento farmacologico e terapeutico della malattia deve essere studiato su misura.

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Il potere delle emozioni nella malattia di Alzheimer

Una cosa è certa. Se un malato di Alzheimer viene trattato bruscamente, questo non ricorderà l’episodio o quanto è stato fatto. Tuttavia, un gesto o una parola poco gentile avrà un forte impatto sulla persona.

Il motivo? L’Alzheimer può far dimenticare il nome dei figli, cosa si è appena mangiato, se si è giovani o anziani, ma i momenti felici vengono conservati. E per di più, i malati di questa patologia reagiscono bene agli stimoli positivi.

  • Se commettiamo l’errore di gridare o fare qualcosa che li rende tristi, questo sentimento resterà dentro di loro per molto tempo. Sono estremamente sensibili a questo tipo di stimolo. Ecco perché è così importante usare sempre una comunicazione positiva e avvalerci del potere delle carezze e degli abbracci.
  • I pazienti affetti da Alzheimer reagiscono in modo stupefacente alla musica, alle canzoni. Esse risvegliano un’area cerebrale collegata direttamente alle emozioni, facendoli riaprire al mondo. Risulta molto positivo per loro.
  • La vita emotiva di un malato di Alzheimer è sempre attiva. La memoria si va “sfilacciando”, ma il meraviglioso potere delle emozioni resta intatto.

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Ecco un piccolo consiglio degli specialisti. Se un amico malato di Alzheimer ci dice, ad esempio, di voler andare a trovare la madre, non bisogna commettere l’errore di dirgli: “È morta da 50 anni! Non ti ricordi?”. In questo modo, la persona avrà uno shock emotivo non necessario. Si deve evitare di causare inutili sofferenze aggiuntive.

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 Lettera di un malato di Alzheimer a sua moglie

Questa lettera è stata scritta nel 2014 da Jesús Espada. Nonostante provenga dalla penna di un giornalista che ha soltanto partecipato ad un concorso letterario di lettere d’amore (vincendolo), ha commosso moltissime persone. Molti pazienti nella prima fase di questa malattia si sono identificati in essa.

Un aspetto su cui fa riflettere è quanto dura sia l’esperienza che queste persone devono attraversare. Sapere che il passare dei giorni gioca a sfavore e che l’oblio è inevitabile, obbliga a fare tesoro del presente a ricordare chi amiamo e perché. Questa piccola lettera è un invito per tutti a farlo.

Cara Julia:

Ti scrivo ora, mentre dormi, caso mai domani non fossi io quello che vede sorgere l’alba al tuo fianco.

In questi viaggi di andata e ritorno, ogni volta passo sempre più tempo dall’altra parte e in uno di questi, chi lo sa? ho paura che non ci sia ritorno.

Se domani io non fossi più in grado di capire quello che mi capita. Se domani non potessi più dirti quanto ammiro e stimo la tua integrità, il tuo impegno nello stare al mio fianco, cercando di farmi felice nonostante tutto, come sempre.

Se domani io non fossi più cosciente di quello che fai per me. Di come metti i bigliettini su ogni porta perché non confonda la cucina con il bagno; di come finiamo per ridere se mi metto le scarpe senza le calze; quando ti impegni a mantenere viva la conversazione anche se mi perdo in ogni frase; quando, senza farti accorgere, ti avvicini per sussurrarmi all’orecchio il nome di uno dei nostri nipoti; quando rispondi con la tenerezza a questi attacchi di ira che mi assaltano, come se qualcosa dentro di me si ribellasse contro il destino che mi ha imprigionato.

Per questo e per tante altre cose. Se domani non ricordassi il tuo nome o il mio.

Se domani non potessi ringraziarti.  Se domani, Julia, non fossi più capace di dirti, sia anche per l’ultima volta, che ti amo.

Tuo per sempre

T.A.M.R.

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