Alzheimer: diagnosticare in tempo i primi sintomi

Deve essere molto difficile per una persona attiva, lavoratrice e socievole andare avanti con gli anni e allo stesso tempo provare cambiamenti nient’affatto positivi come i primi sintomi dell’Alzheimer, una malattia degenerativa dei neuroni progressiva e irreversibile.

Tanto il malato quanto la famiglia avranno bisogno di un aiuto psicologico ed emotivo per far fronte ai cambiamenti che si verificheranno man mano che la patologia avanza. Questa malattia è considerata la causa principale del deterioramento mentale. Può iniziare tra i 40 e i 49 anni.

La sua causa è ancora sconosciuta ed è caratterizzata da varie alterazioni che portano a un’atrofia cerebrale diffusa.


Quali sono i primi sintomi?

Secondo il Compendio di Medicina Interna di Ciril Rozman, in questa malattia si possono distinguere tre stadi successivi, che sono i seguenti:

  • Nel primo stadio della malattia il paziente soffre di dimenticanze, presenta bruschi cambi d’umore e problemi nell’utilizzo del linguaggio.
  • Nel secondo stadio l’alterazione nella memoria recente è notevole, il linguaggio si deteriora, la comunicazione si impoverisce, si presentano difficoltà nel maneggiare oggetti e condurre una vita quotidiana normale risulta molto complicato.
  • Nel terzo stadio il paziente può mantenere la memoria emotiva, il suo umore è imprevedibile, i suoi tentativi di comunicazione si limitano a balbettii senza riuscire a comprendere chiaramente ciò che sta dicendo, perde il controllo degli sfinteri, fa fatica ad inghiottire e la sua vita normale è totalmente alterata.

Segnali di allarme

Qualche volta vi sarà capitato di notare i sintomi menzionati, magari in un familiare, che ripete più volte ciò che aveva già detto, che dimentica dove ripone gli oggetti, che non riesce a portare a termine facilmente attività che erano comuni nella sua vita di tutti i giorni, che non ricorda in che giorno della settimana si trova, che non riesce ad individuare luoghi della casa dove normalmente passava il tempo e così via.

Queste situazioni indicano che c’è qualcosa che non va e che la persona deve sottoporsi a dei controlli di un medico qualificato per fare gli esami specifici e, nel caso in cui la patologia venga confermata, indicare i medicinali che permettono di palliare i sintomi.

La morte avviene di solito a causa di complicanze dell’Alzheimer a partire dai quattro ai dieci anni dopo l’inizio della malattia.

Per quanto riguarda il trattamento, non esiste un farmaco specifico per trattare tale malattia poiché se ne ignora la causa e quindi i farmaci si limitano a trattarne i sintomi.

Aspettando che le scoperte scientifiche possano identificare la causa che ancora ignoriamo di questa e di altre malattie, che di conseguenza non hanno un trattamento curativo, dobbiamo stare molto attenti ai primi sintomi che l’Alzheimer presenta per poter evitare una veloce evoluzione.

Fisioterapia per malati di Alzheimer

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La fisioterapia cercherà di mantenere una buona qualità di vita entro le possibilità del malato. Per questo è fondamentale iniziare il trattamento subito dopo la comparsa dei primi sintomi; non si potrà trattenere il deterioramento proprio della malattia, ma almeno si cercherà di renderlo più lento e di conservare il più al lungo possibile l’indipendenza del paziente.

La persona avrà una sempre maggiore difficoltà nel realizzare attività che in precedenza potevano essere incluse nelle sue normali giornate. Di solito, di fronte alla paura di cadute che possano peggiorare qualsiasi pronostico, gli stessi pazienti o i familiari preferiscono la permanenza sulla sedia a rotelle o direttamente a letto, con i diversi problemi che comporta anche l’immobilità, accelerando il processo degenerativo.

La fisioterapia cercherà quindi di rallentare il normale processo della malattia, provando a mantenere la capacità motoria con esercizi specifici per ogni stadio o fase, conservare una buona postura, preservare, inoltre,le articolazioni e la muscolatura, mantenere o rieducare l’equilibrio, ecc.

Questi pazienti avranno dunque uno stimolo a condurre una vita più attiva senza smettere di relazionarsi con l’ambiente familiare e sociale, evitando la depressione di cui la maggioranza di solito soffre.