La triste storia della donna esibita per i suoi grandi glutei

· 9 gennaio 2015

Questa storia risale al XIX secolo, in quell’epoca senza ragione in cui la schiavitù scrisse sgradevoli episodi. Il nome della protagonista di questa storia è Saartjie Baartman, una giovane donna esibita in quanto affetta da un’anomalia genetica.

Sequestro e schiavitù

Saartjie Baartman aveva 20 anni e conduceva una vita normale nel suo paese. Apparteneva all’etnia africana dei Khoikhoi, gente abituata a vivere dei prodotti della propria terra, dei propri animali e con le radicate abitudini dettate dalla propria religione. Questa giovane era del tutto ignara di quello che esisteva al di là dell’orizzonte di quella bella terra africana, un continente ampiamente attaccato ed umiliato da parte degli europei. La sua vita, però, cambiò in modo radicale il giorno in cui fu sequestrata da Hendrik Cezar ed Alexander Dunlop, due francesi che videro nel corpo di Saartjie una particolarità che avrebbe permesso loro di guadagnare molti soldi.

Questa giovane, infatti, soffriva di un’anomalia genetica oggi chiamata steatopigia, una malattia molto comune tra le tribù africane come i Boscimani e gli Ottentotti. Non si tratta d’altro che di un anormale accumulo di grasso nei glutei, tipico anche in tutte quelle persone che soffrono di obesità morbida. Tuttavia, il caso di Saartjie per i tempi richiamava molto l’attenzione, e questi due uomini videro in questa ragazza il mezzo per arricchirsi: esibirla nei teatri e nelle feste londinesi.  

La “Venere nera”

donna

La chiamarono la venere nera oppure la venere ottentotta, in riferimento al paese e all’etnia da cui proveniva. Senza sapere bene come e perché, Saartjie si ritrovò in pochi giorni sui palcoscenici di diversi teatri di Londra. Lo spettacolo era tanto semplice quanto umiliante. La giovane doveva spogliarsi davanti al pubblico e non far altro che esibire le sue forme davanti a tutti quegli occhi che la osservavano pieni di morbose aspettative. La maggior parte di questo pubblico, come è facile immaginare, era formato da uomini. Uomini di diverse classi sociali che non esitavano a pagare ingenti somme di denaro solo per vedere la giovane ottentotta ed i suoi grandi glutei.

Sera dopo sera si ripeté lo stesso spettacolo per quattro lunghi anni, un’autentica tortura psicologia per questa donna che senza volerlo, né desiderarlo, divenne un fenomeno da baraccone. Gli uomini che la resero schiava si arricchirono così in fretta che non ci pensarono due volte nel ripetere l’esperienza in un’altra capitale. In questo modo, dopo quattro anni, partirono alla volta di Parigi. Anche a Parigi l’esibizione ottenne un notevole successo; gli sguardi malvagi, curiosi ed affamati per il singolare aspetto della giovane Saartije garantivano teatri gremiti di gente, ma gli uomini richiedevano la ragazza anche per atti privati. Era proprio in questi casi quando veniva maggiormente osservata e in cui i suoi “proprietari” ricevevano più soldi. Fortunatamente non tardarono a farsi strada le voci degli abolizionisti che videro in tale trattamento un’imperdonabile umiliazione e un atto depravato che doveva essere proibito immediatamente.

Hendrik Cezar ed Alexander Dunlop si difesero dalle critiche dicendo che Saartje si prestava volontariamente a questi spettacoli poiché lo desiderava, cosa dimostrabile con il contratto da lei firmato. Tuttavia, tale documento era redatto in olandese, lingua che la giovane, come è ovvio, ignorava del tutto.  

La fine di una vita di sofferenze

africa

Le critiche allo spettacolo della venere nera si fecero sempre più continue, pertanto i due francesi si videro costretti a porre fine all’evento e a vendere Saartje. La vendettero ad un commerciante francese che sfruttò la fama della ragazza per trarne vantaggio. Tuttavia, si approfittò della ragazza in modo ancora più oscuro ed umiliante: organizzava spettacoli privati in cui continuava ad esibirla, in antri delle vie parigine in cui la costringeva a prostituirsi, in modo che tutti gli uomini che lo desiderassero, avrebbero potuto andare a letto con la giovane dai grandi glutei, la famosa venere ottentotta.

Saartjie trascorse in questo modo diversi anni, fino a quando a poco a poco questa vita di sofferenza ed infelicità finì per riflettersi sulla sua salute. Resta poco chiara l’origine della sua morte, ma non bisogna pensarci molto: sifilide, tubercolosi, polmonite e, di certo, tristezza. Un’immensa tristezza dinanzi una vita che mai fu in grado di comprendere.

È probabile che a questo punto state pensando che raggiunse finalmente la pace dopo la morte, ma, ahimè, non è così. Dopo essere morta, il corpo di Saartjie fu dissezionato per essere esibito ancora una volta, al Museé de l´Homme di Parigi. Furono esibiti il suo cervello, i suoi genitali ed il suo scheletro, e lì rimasero fino agli anni ’70, quando si decise finalmente di conservare quella testimonianza di crudeltà umana e tutto quello che la schiavitù significò per la nostra società.

Il vero riposo per Saartjie Baartman giunse quando Nelson Mandela, nel 1984, chiede che i resti della giovane venissero inviati in Africa per essere sotterrati e poter, finalmente, trovare il riposo e la pace che meritava nella terra che l’aveva vista nascere e dalla quale non avrebbe mai dovuta andarsene. La donna dai grandi glutei, o la venere nera, è un ulteriore esempio di quelle storie che non sarebbero mai dovute accadere e che, senza ombra di dubbio, non devono ripetersi mai più.

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