Il pensiero positivo a volte non basta

21 dicembre 2017
Oltre a essere positivi, dobbiamo avere pazienza e forza, perché quello che vogliamo può farsi desiderare e prima di ottenerlo dovremo vivere alcune situazioni negative, le quali ci faranno apprezzare ancora di più quelle positive

La maggior parte di noi ha sentito parlare della psicologia positiva, del pensiero positivo, anzi forse alcuni di noi utilizzano già questo approccio nella vita di tutti i giorni per raggiungere la felicità.

Da quando negli anni ’90 lo psicologo Martin Seligman scrisse il suo libro Imparare l’ottimismo, questa corrente ha raggiunto una notevole presenza e rilevanza nel mercato editoriale e nell’ambito della crescita personale.

Il contributo più interessante che ci ha offerto la psicologia positiva, è stato di distogliere lo sguardo dal campo della patologia per portarlo sui nostri punti di forza interiori.

È qui che concetti come la resilienza, la motivazione, la gratitudine e l’intelligenza emotiva sono ben noti e utili.

Tuttavia, quello che in un determinato momento ha avuto senz’altro un forte impatto e una certa rilevanza, oggi sembra perderlo.

Questo si deve a un motivo molto semplice: in questi tempi di crisi, cambiamenti e alti e bassi, sia sociali che economici, sembra che lo schema del positivismo abbia perso la brillantezza di un tempo.

Tanto che molti psicologi e sociologi credono che sia giunto il momento di porre fine alla “supremazia” del positivismo nelle correnti della crescita personale.

Anziché eliminarlo, sarebbe meglio riformularlo e capire che a volte il pensiero positivo e aspettare che le cose migliorino senza fare altro non è sufficiente.

Il pensiero positivo non sempre garantisce il successo

Vaso di positività

Il pensiero positivo è stato a lungo la strategia con cui imparare a essere felici, con cui capire che dimensioni quali il perdono, la gentilezza o l’altruismo ci aiutano a combattere le emozioni negative come l’ira, la rabbia, la tristezza…

Molti di esse si basano sul noto principio che “basta cambiare un pensiero per cambiare un’emozione”. Quando cambiamo la frequenza delle nostre emozioni, possiamo migliorare la nostra realtà.

Anche se questo schema può effettivamente attrarci, la realtà è molto più complessa. La vita ha sfumature molto sottili con le quali tutti noi avremo avuto a che fare in più di un’occasione:

  • Quando mi chiamano per un colloquio penso positivo, sono fiducioso e cerco di dare il meglio di me, ma questo non garantisce che mi assumano.
  • Ho dato sempre il meglio alla mia compagna, ho sempre avuto fiducia nel nostro progetto, sono stato positivo, coraggioso, attento e comunicativo. Ma niente di tutto questo è stato sufficiente per far continuare la nostra relazione.
  • Ho una buona educazione, ottimi voti e sono sempre stato il ​​primo della classe… Eppure niente di tutto questo è servito per farmi avere un buon lavoro.

Una cosa che indubbiamente dobbiamo capire è che rimanere positivi è e sarà sempre essenziale, ma dobbiamo imparare ad affrontare ogni giorno anche il lato negativo e più complesso.

La felicità nasconde una piccola “trappola” che è necessario accettare

Donna che guarda il suo cuore appassito al suolo

Le cose belle non succedono sempre alle persone che più le meritano. Anzi, a volte amici e familiari che si contraddistinguono per una bontà e una nobiltà davvero uniche, hanno dovuto affrontare le situazioni più devastanti.

Perché succede? La famosa legge di attrazione non sempre ha effetto. Non basta volere, pensare e, talvolta, agire in un certo modo per far accadere quello vogliamo.

Piuttosto che un pensiero positivo, quello che dobbiamo imparare a sviluppare è un atteggiamento forte, flessibile, coraggioso e resiliente.

Libri come La trappola della felicità di Russ Harris, ce lo spiegano in modo molto semplice e illustrativo:

  • La società in cui viviamo ci “vende” l’idea che dobbiamo circondarci di emozioni positive, di pensieri positivi e di felicità.
  • Se ci lasciamo conquistare da questa linea di pensiero, saremo ossessionati talmente tanto dall’idea di essere felici, che non sapremo come affrontare o gestire la frustrazione, il disagio e le emozioni spiacevoli.

Quest’ultima è un aspetto che non possiamo trascurare, ancor meno conoscendo la complessità del nostro presente, il quale è così altamente competitivo, mutevole ed esigente da indurci ad affrontare qualche avversità quasi ogni giorno.

Scopri: 5 consigli per ritrovare l’equilibrio emotivo

Accettare le emozioni negative per rafforzare quelle positive

Donna che fa la forma di un cuore con le mani

So che ci saranno giorni grigi, quelli in cui nulla va bene, quelli in cui veniamo rifiutati, in cui sbagliamo, in cui perdiamo qualcosa o addirittura tutto, in cui diciamo o ci viene detto “addio”…

Giorni in cui siamo costretti a essere forti, non solo “positivi”.

Sapere e capire ciò, è essenziale per la nostra crescita personale. Chi è ossessionato dalla felicità, ma non può tollerare la perdita, la delusione o la tristezza, difficilmente riuscirà a crescere, a progredire, ad aspirare alla calma e al benessere interiore.

Non si tratta, quindi, di coltivare il pessimismo, ma di essere in grado di tollerare questi imprevisti negativi della vita per affrontarli, per trarre il meglio dai momenti di desolazione e superarli.

Dobbiamo lottare per la felicità in un modo più maturo, realistico e oggettivo.

Per concludere, a volte il pensieri positivo non basta perché ci capitino cose belle. A volte ci capitano cose brutte, ma dobbiamo accettarle e gestirle in modo tale che che poi accada quello che meritiamo davvero.

Immagini per gentile concessione di © wikiHow.com

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