Lenti con filtro anti luce blu: sono davvero efficaci?

L'esposizione prolungata alla luce emessa dai display può danneggiare i nostri occhi. Sono davvero necessari gli occhiali anti luce blu?
Lenti con filtro anti luce blu: sono davvero efficaci?

Ultimo aggiornamento: 21 settembre, 2021

La luce è un fenomeno complesso. È composta da una serie di onde differenti, che variano in base alla loro emissione di energia. Alcune di esse, come la luce blu, vengono percepite anche se non siamo in grado di identificarne il colore.

Circa un terzo delle onde visibili all’occhio umano sono costituite da luce blu. Sono ad alta frequenza e ad alta energia, e si pensa che possano causare una serie di effetti avversi.

Per evitare queste conseguenze negative, da qualche anno si consiglia l’impiego di lenti con filtro anti luce blu. Ma sono davvero efficaci o necessarie? La luce blu, poi, è davvero pericolosa? Risponderemo a queste domande nel corso dell’articolo.

Fonti di luce differenti

Luce blu: donna che riposa la vista davanti a un computer.
Concedersi riposi regolari può aiutare a prevenire i danni potenziali della luce blu.

Anche se non è l’unica, il sole rappresenta la principale fonte di luce blu. Ecco perché il cielo privo di nuvole ci appare di questo colore. Quando siamo all’aria aperta, di giorno, siamo esposti a queste onde quasi costantemente.

Inoltre, gli ambienti interni abbondano di molte altre fonti artificiali. Tra queste:

  • Le luci fluorescenti.
  • Le luci a LED.
  • I televisori al plasma, LCD e LED e le smart tv.
  • I computer portatili e i monitor dei desktop.
  • Gli smartphone.
  • I tablet.
  • I dispositivi per i videogiochi.

Quasi senza eccezioni, tutti gli schermi dei dispositivi elettronici emettono luce blu, sebbene la quantità di energia sia relativamente bassa, se confrontata con quella del sole. Il problema risiede piuttosto nel tempo di esposizione. I risultati di alcuni sondaggi mostrano che la maggior parte delle persone interagisce per quasi dieci ore al giorno con i diversi dispositivi, tenendoli molto vicino agli occhi.

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Perché si ritiene che la luce blu sia dannosa?

Sappiamo che la radiazione ultravioletta (UV) provoca danni alla salute; non conosciamo del tutto, però, gli effetti che potrebbero essere causati dalle altre frequenze d’onda.

Fortunatamente, la cornea e il cristallino bloccano in maniera efficace i raggi UV ed evitano che la maggior parte raggiunga la retina. Infatti, meno dell’1% riesce a passare, anche senza alcun bisogno di indossare occhiali.

Ciononostante, la luce blu rappresenta un caso diverso, dal momento che quest’ultima, invece, riesce a passare senza incontrare alcun ostacolo. Possiamo dire che praticamente tutta la luce blu raggiunge la retina.

In merito ai possibili effetti sulla vista, non c’è dubbio che gli apparecchi elettronici digitali emettano luce blu; ciononostante, di per sé, gli schermi dei dispositivi non eserciterebbero un effetto così significativo.

Sulla possibilità che questa luce generi affaticamento o qualche altro disturbo, i ricercatori si trovano in disaccordo, dal momento che sono diversi i fattori coinvolti in grado di danneggiare l’occhio. Tra questi troviamo che:

  • Gli schermi potrebbero causare affaticamento perché trascorriamo troppo tempo senza cambiare lunghezza focale.
  • Guardando troppo vicino a noi, sforziamo i muscoli oculari.
  • Possono essere presenti altre fonti (lampade, finestre) in grado di abbagliare i nostri occhi e fare sì che questi si affatichino.

Fino a ora, sappiamo che, secondo le evidenze, la luce blu influisce su diverse funzioni fisiologiche, tra le quali il sonno.

Per questa ragione, poco prima di andare a dormire bisogna evitare di guardare la televisione, usare il telefono o leggere sul tablet, perché queste azioni possono rendere più difficile conciliare il sonno. La luce blu, infatti, è legata ai ritmi circadiani.

La luce blu degli schermi può davvero danneggiare la vista?

È utile ricordare che la luce blu è ad alta energia, come abbiamo detto in precedenza; inoltre, possiede una lunghezza d’onda relativamente bassa. Di conseguenza, si disperde facilmente, soprattutto in presenza di un’altra fonte.

Ciò significa che, quando fissiamo uno schermo, accomodiamo costantemente la vista cercando di mettere a fuoco, cosa che contribuirebbe a incrementare l’affaticamento oculare.

D’altra parte, alcuni studi di laboratorio condotti su animali, così come esperimenti di coltura, hanno dimostrato che la luce visibile caratterizzata da una bassa lunghezza d’onda può provocare alla retina danni di natura fotochimica.

In questo senso, l’esposizione permanente alla luce blu potrebbe danneggiare alcune cellule sensibili della retina, generare effetti simili a quelli della degenerazione maculare e causare un’eventuale perdita della vista che potrebbe arrivare a essere permanente.

Tuttavia, altri studi, nei quali sono state valutate diverse fonti di luce, confrontando i limiti stabiliti con la luce che si riceve guardando il cielo, non hanno trovato nessuna prova. Non esisterebbe nessuna evidenza a indicare che qualcuna delle fonti si avvicini a limiti pericolosi per la salute, anche con tempi di esposizione prolungati.

Anche se molti professionisti della vista esprimono la propria preoccupazione per l’uso eccessivo degli schermi elettronici, sono necessarie altre ricerche, per determinare quale sia il limite di tolleranza dell’occhio umano nei confronti della luce blu artificiale.

Come funzionano le lenti con filtro anti luce blu?

Ragazza con gli occhi affaticati.
L’affaticamento oculare può essere un sintomo di elevata esposizione alla luce blu.

Alcune persone devono usare costantemente apparecchi elettronici, ad esempio se impegnate nel telelavoro. In questo caso è possibile applicare filtri speciali; possono essere acquistati facilmente e si adattano ai monitor dei computer, così come agli schermi dei tablet e agli smartphone. Riducono in misura significativa la quantità di luce blu emessa senza compromettere la visibilità dell’apparecchio.

Esistono anche lenti che svolgono la stessa funzione, riducendo l’emissione oppure la quantità di luce ricevuta, che questa provenga dagli apparecchi o dal sole. Si tratta di occhiali senza gradazione. Se la persona utilizza lenti correttive, può richiedere che i suoi occhiali siano dotati di questa protezione. Anche i rivestimenti antiriflesso, come i vetri fotocromatici, riducono in parte la brillantezza degli schermi e impediscono il passaggio di parte della luce blu.

Sono utili gli occhiali con filtro?

Gli studi condotti su questo argomento mostrano risultati orientati in entrambi i sensi. Ci sono opinioni sia favorevoli che contrarie in merito ai presunti benefici derivanti dall’uso di lenti con filtri per la luce blu. Non sembra esserci alcuna evidenza conclusiva e condivisa che indichi che questi filtri, che siano applicati sugli schermi o sugli occhiali, riducano l’affaticamento visivo, soprattutto se si tiene conto del fatto che la luce blu non è l’unica causa di questo problema.

Ciononostante, l’impiego di filtri durante l’utilizzo di apparecchi elettronici o l’esposizione alla luce solare potrebbe rappresentare una possibilità da prendere in considerazione, in combinazione con altre misure, per contribuire a ridurre o prevenire il deterioramento a lungo termine.

Nella giusta misura, la luce blu non è dannosa

Perché non blocchiamo tutte le fonti di luce blu che si trovano intorno a noi? Non sarebbe possibile né desiderabile, per diverse ragioni. Per prima cosa, ovviamente non possiamo eliminare il sole. Inoltre, non tutta la luce blu è dannosa, oppure non lo è sempre.

I suoi effetti positivi sono associati al funzionamento cognitivo e alla memoria, ed esercitano un effetto perfino sullo stato d’animo. Per esempio, nel caso di quello che viene chiamato “disturbo affettivo stagionale”, la terapia impiegata consiste nell’esposizione a una lampada che emette luce HEV.

Quindi, non è necessario eliminare questo tipo di luce. È utile, però, adottare alcune precauzioni per ridurre l’affaticamento visivo, come concedersi dei riposi regolari (5 minuti ogni mezz’ora), non avvicinarsi troppo al dispositivo, regolare la brillantezza del display, le dimensioni dei caratteri e delle immagini, ecc.

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