Cause e rimedi per l’endometriosi

· 7 luglio 2014
Conoscete i sintomi dell'endometriosi? Ve ne parleremo in questo articolo, così come delle possibili cause e dei rimedi a questa malattia ginecologica.

L’endometriosi è una malattia che non solo può causa con problemi di fertilità, ma che può anche ostacolare seriamente i rapporti sessuali, causare dolori pelvici, dolori intestinali e ciclo mestruale molto doloroso; tutti sintomi che possono degenerare in seri problemi nelle donne che ne sono affette.

Oggigiorno conviviamo con una serie di problemi socio-economici che spesso si scontrano con il desiderio di avere dei figli. Le difficoltà economiche, la necessità di un lavoro per entrambi i membri di una coppia, la mancanza di una casa propria in attesa di potersi poi stabilire e trovare un luogo idoneo per l’educazione dei figli e altri fattori fanno sì che quando finalmente è possibile avere dei figli si ha un’età in cui il sistema riproduttivo femminile non è nel pieno della propria attività e benché fertili, le difficoltà di restare incinta sono sempre maggiori fino a giungere ad un punto di non ritorno.

Tra tutte le avversità anche questa patologia ha un ruolo determinante, aggravando ancora di più le difficoltà descritte.

Da un punto di vista medico, questa malattia viene definita come un insieme di sintomi che si verificano quando un tipo specifico di cellule, le cellule del rivestimento uterino, crescono in altre aree del sistema riproduttivo. Questo vuol dire che alcune cellule uterine crescono in altre aree del corpo che non sono l’utero. Trattandosi di cellule predisposte a rispondere a determinati stimoli ormonali, se queste non si trovano nell’utero, si presentano sintomi quali dolore, sanguinamento irregolare e problemi nel restare incinta, tra altri. È logico, quindi, che il ciclo mestruale possa influenzare profondamente questa crescita cellulare “fuori sede”.

endometriosi

Cause

Nonostante sia difficile da credere, une delle cause delle manifestazioni o sintomi di questa malattia risiede proprio nel normale ciclo mestruale delle donne. Perché è così? Ricordiamo che l’utero è come una specie di bicchiere sottosopra che aumenta la propria parete man mano che avanza il ciclo mestruale affinché il corpo femminile si prepari ad ospitare un embrione, questo avviene grazie all’influsso di alcuni ormoni chiamati ormoni steroidei. Quando giunge il momento ed il concepimento non è avvenuto, il corpo avverte che tutto quello che è stato preparato non serve e lo “disfa”, questo provoca il sanguinamento tipico del ciclo mestruale che trascina via questo strato di cellule che si era formato.

Ma cosa succede se una parte di queste cellule endometriali che dovrebbero essere scartate non vengono eliminate in modo corretto ed alcune restano nel corpo? 

È esattamente questo il caso dell’endometriosivi è uno sviluppo di questo tipo di cellule fuori dalla normale cavità (l’utero), in zone molte diverse, come ad esempio, l’interno della pelvi, nelle ovaie, ma possono persino arrivare a svilupparsi nell’intestino, nel retto o nella vescica e in altre aree del corpo. Queste cellule oltre a trovarsi fuori dall’utero, continuano a rispondere all’influsso ormonale dato che non sono cellule morte. Questo fa sì che a volte sanguinino quando il ciclo ovarico termina perché cercano di “obbedire all’ordine di abbandonare l’organismo”, ma non possono farlo.

Allo stesso modo, dato che la loro crescita viene a volte stimolata e altre no (anche in base al momento del ciclo), questo produce i tipici sintomi, i quali dipendono anche dalla zona del corpo in cui si sono stabilite le cellule.

Tuttavia, la causa reale è ancora ignota; questa crescita cellulare fuori dal luogo di origine non avviene in seguito alla comparsa o formazione di suddette cellule in posti “sbagliati”, ma sembra essere più un “ricollocamento” di cellule che originariamente si erano formate correttamente. Si pensa che questo sia dovuto ad un determinato tipo di riflusso, un tipo di flusso mestruale retrogrado, ovvero in avanti e in dietro. Questo può dipendere da alcune alterazioni anatomiche, come vedremo più avanti.

Tuttavia, c’è chi sostiene che le donne affette da endometriosi presentino qualche tipo di disturbo immunitario non ancora scoperto. Quello che è sicuro è che si verifica con maggiore frequenza in soggetti che hanno avuto precedenti in famiglia (madri, sorelle…).

Normalmente si diagnostica tra i 25 ed i 35 anni, ma è idea comune che tale patologia abbia probabilmente inizio con l’apparire della prima mestruazione.

Fattori che rendono più probabile la comparsa di endometriosi

La presenza di alcuni fattori rendono alcune donne soggetti più predisposti a soffrire di questa malattia. Questi sono:

  • Età della menarchia precoce. Il ciclo mestruale inizia (la prima mestruazione) in giovane età.
  • Una durata del sanguinamento mestruale troppo lunga. Questo significa che la durata media del ciclo mestruale sia pari o superiore ai 7 giorni.
  • Qualsiasi difficoltà fisica che impedisca o renda difficile l’uscita del sanguinamento mestruale, come ad esempio l’esistenza o la persistenza dell’imene chiuso.
  • Che la donna non abbia mai avuto figli.

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Sintomi

Il sintomo principale dell’endometriosi è il dolore, anche se non sempre appare quando si è affetti dalla malattia. È solito localizzarsi nella zona addominale bassa, prima e durante il ciclo mestruale. Tuttavia, è frequente anche la comparsa di dolore in qualsiasi momento del ciclo. Allo stesso modo, anche avere rapporti sessuali può provocare tale dolore, così come quando si va in bagno per evacuare.

Possono presentarsi anche crampi una o due settimane prima del ciclo o durante lo stesso; l’intensità è molto variabile, possono essere appena percettibili o, al contrario, molto intensi.

Controlli ed esami

L’aspetto più complicato è di sicuro individuare l’endometriosi quando non si osservano sintomi, cosa che, come visto, può succedere. Nel caso in cui, invece, appaia dolore, soprattutto relazionato al ciclo mestruale nel modo in cui abbiamo spiegato, bisogna rivolgersi al proprio medico al fine di sottoporsi ad una serie di controlli.

Questi controlli possono essere più o meno specifici e grazie ad essi sarà possibile scoprire se si è affetti da endometriosi e se sì, in quali aree si sono stabilite le cellule, ovvero dove si sono “ricollocate” le cellule endometriali. In questo modo sarà possibile definire la possibile cura. 

Di solito si effettuano i seguenti esami:

  • Esami pelvici (si realizzano durante una visita ginecologica che le donne dovrebbero effettuare regolarmente; è un pratica tramite cui i ginecologi verificano l’integrità e la salute degli organi genitali femminili, così come della vulva, della vagina, dell’utero, del collo dell’utero, delle tube di Falloppio, delle ovaie, della vescica e del retto. Prevede l’esplorazione dei genitali in modo manuale e l’introduzione di uno speculum per successive analisi citologiche).
  • Ecografie transvaginali (grazie a questa tecnica, realizzata con un ecografo che rileva il segnale emesso da una sonda introdotta nella vagina, si esaminano gli organi genitali della donna, incluso utero, ovaie e collo uterino).
  • Laparoscopia pelvica (tecnica chirurgica tramite la quale è possibile esaminare gli organi pelvici attraverso uno strumento di visualizzazione chiamato laparoscopio. Si realizza con anestesia totale ed il medico effettua un’incisione lunga alcuni centimetri al di sotto dell’ombelico. In seguito, si inietta diossido di carbonio nella cavità addominale per permettere al chirurgo di vedere più facilmente gli organi e dopo si inserisce il laparoscopio, uno strumento simile ad un piccolo telescopio in un tubo flessibile, che permetterà al medico di osservare l’area).

Trattamento

Il trattamento che la medicina propone dipende da una serie di fattori:

  • L’età del paziente
  • La gravità e l’intensità dei sintomi (se si ha o meno molto dolore, crampi, etc.) e della malattia stessa, ovvero quanto è estesa e cosa implica fisicamente il suo anomalo sviluppo.
  • Se si desidera avere figli in futuro o no.
  • Se si è già in menopausa.

A questo punto, in base alla gravità della situazione, la medicina propone alcuni rimedi che possono essere molto radicali, come vedremo più avanti, che da parte nostra non consigliamo.

Tra i rimedi classici per controllare i dolori colici si usano noti antinfiammatori come l’ibuprofene o naprossene e altri antinfiammatori non sterioidei. Se necessario, si può ricorrere ad altri analgesici più potenti.

Si è soliti ricorrere anche alla cura ormonale nella medicina ufficiale, anche se noi preferiamo altre opzioni più naturali. Il trattamento ormonale ufficiale di solito contempla l’uso di pillole contraccetive per ridurre il ciclo mestruale e il suo influsso ormonale nei riguardi dell’endometriosi. Si tratta solo di un sollievo sintomatico, non cura la malattia.

Un trattamento ormonale più specifico è finalizzato ad impedire la produzione di estrogeni da parte delle ovaie, producendo uno stato simile alla menopausa, ma ha l’inconveniente di produrre sintomi simili alla stessa.

Consideriamo i trattamenti ormonali con anticoncezionali troppo aggressivi e con eccessivi effetti secondari per essere considerati efficaci, soprattutto se si considera che non curano la causa della malattia. Tuttavia, questi trattamenti possono alleviare per molti anni, parzialmente o totalmente, i sintomi in molte pazienti. La decisione finale, però, è ovviamente nelle vostre mani.

Ed infine, come ultimo rimedio, la medicina ufficiale ricorre alla chirurgia per rimuovere le zone in cui è presente l’endometriosi. Si consiglia l’intervento in caso di dolore intenso che non migliora con altri trattamenti e può comprendere:

  • La laparotomia o laparoscopia pelvica: metodo di cui abbiamo già parlato per diagnosticare l’endometriosi e al tempo stesso per estirpare tutto il tessuto cicatriziale (aderenze).
  • Isterectomia per rimuovere l’utero (la matrice) e persino l’isterectomia totale (utero, ovaie e tube di Falloppio). La medicina ufficiale propone questo tipo di intervento in presenza di gravi sintomi e sempre che non si desideri avere figli in futuro. È possibile rimuovere una o entrambe le ovaie, ma la politica attuale di carattere preventivo della medicina ufficiale indica che la rimozione di una solo ovaia al momento dell’isterectomia può portare alla ricomparsa del problema.

In ogni caso, vogliamo sottolineare che la chirurgia radicale deve essere considerata come soluzione estrema, nel momento in cui non esistono valide possibilità terapeutiche alternative. Ci sono numerosi studi che sottolineano come la scomparsa totale degli organi riproduttivi implica un enorme squilibrio organico dalle conseguenze irreversibili, le quali, inoltre, dovrebbero essere curate in modo che il corpo possa adattarsi a questa carenza definitiva.

Possibili complicanze

L’endometriosi può rappresentare un problema se si vuole rimanere incinta. Non tutte le donne, soprattutto quelle affette da endometriosi lieve, soffrono di sterilità. La laparoscopia per eliminare il tessuto cicatriziale relazionato con l’affezione può aiutare a migliorare le probabilità di restare incinta. Se non avviene, si deve contemplare la possibilità di seguire una cura contro la sterilità.

Altre complicanze dell’endometriosi contemplano:

  • Dolore pelvico cronico prolungato che interferisce con le attività sociali e lavorative.
  • Grandi cisti nella pelvi (chiamate endometriome) che possono rompersi.

In pochi casi, gli aggregati di endometriosi possono causare ostruzioni nel tratto gastrointestinale o urinario, ma questo non avviene di frequente.

Ancora in rare occasioni, si può formare un cancro nelle aree affette da endometriosi dopo la menopausa.

Rimedi popolari 

  • Angelica sinensis, nota comunemente come “dong quai”, “dang gui” o “ginseng femminile” è una pianta utilizzata da secoli nella medicina tradizionale cinese per alleviare e combattere i disturbi ginecologici, come l’endometriosi, poiché contiene fitoestrogeni naturali che agiscono come regolatori ormonali femminili.

Si può trovare in polvere, capsule, tintura e persino, più raramente, a pezzi (che bisogna cuocere prima di poterli assumere). In generale si è soliti assumerla due volte al giorno, preferibilmente a digiuno. Si consiglia anche di interrompere la cura per una settimana dopo 30 giorni consecutivi di assunzione.

Nel caso in cui si assume in capsule, di solito si ingeriscono un minimo di due ed un massimo di quattro (da 500 mg ognuna) al giorno. Nel caso della polvere, invece, bisogna dissolvere un cucchiaino raso (circa 1 grammo) in acqua o succo  e berla due volte al giorno.

  • Infusi di camomilla (Chamaemelum nobile). Un altro rimedio popolare e più a portata di mano dell’Angelica cinese sono gli infusi di camomilla, anche se si tratta di un rimedio più blando. Bisogna preparare un infuso con 2 cucchiai di camomilla in una tazza d’acqua che deve bollire per 5 minuti; da bere ogni volta che si avverte dolore.
  • Zenzero (Zingiber officinale). Bere una tazza di infuso di zenzero quando si ha nausea come sintomo dell’endometriosi. L’infuso è da preparare con 3 cucchiai di zenzero per ogni tazza d’acqua che bisogna fare bollire per cinque minuti.
  • Anche la tecnica di digitopressione è utile. Si effettuerà facendo pressione sull’area che dista cinque centimetri dall’osso della caviglia e nella base in cui si trovano le ossa dell’alluce e del secondo dito. Fate pressione il più forte possibile fino a far diventare la pelle color rossastro e fino a quando avvertirete molto calore, ma senza bruciarvi.
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