Se avete la coscienza pulita, avete detto e fatto la cosa giusta

· 5 dicembre 2016
Una coscienza tranquilla non si ottiene solo rispettando gli altri, ma è necessario anche far valere le proprie opinioni e stabilire dei limiti per salvaguardare il proprio benessere

Per essere un buon comunicatore, non basta parlare chiaramente. Coloro che sono in grado di usare l’assertività con rispetto, ma con fermezza, potranno godere di una coscienza pulita. Un cuore più integro e autentico.

Nonostante ciò, esistono alcuni dati curiosi da prendere in considerazione. Secondo diversi studi, come quello pubblicato sul Save Journal, solo il 18% della popolazione ha un punteggio elevato in quanto alla propria assertività. Il resto più o meno “sopravvive” o, semplicemente, sceglie di guardare, annuire e restare in silenzio.

Non bisogna mai cedere agli estremi. Non c’è bisogno di essere la classica persona senza peli sulla lingua, che non sta mai zitta e parla di qualsiasi cosa. Tuttavia, non fa bene nemmeno vivere nella sfera della resa, del conformismo e del silenzio.

Prima di tutto, abbiamo bisogno di arrivare a casa la sera e poter poggiare la testa sul cuscino sentendo di avere la coscienza pulita. Sapendo che i nostri valori e le nostre azioni sono in perfetta armonia.

Oggi vi proponiamo di riflettere su questo argomento attraverso i seguenti punti.

Come ottenere una coscienza tranquilla

Stando ad un interessante articolo pubblicato su Psychology Today, l’86% della popolazione cerca soprattutto di evitare i conflitti.

Cerchiamo sempre di vivere in quell’equilibrio nel quale essere accettati. Nel quale accettiamo alcuni comportamenti o atteggiamenti fastidiosi pur di non creare altri problemi, di non aumentare la pressione psicologica o di non ritrovarci, all’improvviso, di fronte al rifiuto degli altri.

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Questo tipo di comportamento è molto comune, sia a livello familiare sia lavorativo. Sopportiamo il caratteraccio dei nostri genitori, le parole poco delicate di nostra cugina, quel collega di lavoro che, ogni tanto, parla male di noi alle nostre spalle.

Poco a poco, finiamo per tollerare così tante cose che, quasi senza rendercene conto, si accumulano fino a formare una montagna. Una montagna minacciosa che ci restituisce il riflesso di ciò che siamo: una persona che tiene la bocca chiusa e sopporta.

Vediamo quindi come è possibile gestire questa situazione.

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Tutto ha un limite ed è la vostra dignità

Non succede niente se vediamo, e sopportiamo, un comportamento fastidioso una volta all’anno. Non è un problema nemmeno se il cattivo umore dei nostri genitori è una caratteristica ricorrente, almeno se, subito dopo, si rendono conto delle loro azioni e se cercano di rimediare nel modo giusto.

  • Nel caso in cui questi o altri comportamenti siano ripetitivi e si ripercuotano sulla nostra dignità o sulla nostra autostima, allora bisogna agire.
  • Tutti hanno un limite. C’è chi tollera di più certe azioni e chi, semplicemente, “scoppia” al minimo fastidio.
  • Non permettete ai vostri limiti di raggiungere la linea del dolore, della distruzione. Se c’è qualcosa che vi dà fastidio, quello è il vostro limite, il pulsante di emergenza che dovete schiacciare per agire.

Dovete essere decisi e oggettivi con ciò che non volete e che vi dà fastidio

Non si tratta di fare del male. Non c’è bisogno nemmeno di urlare o di usare modi bruschi. Tuttavia, bisogna essere chiari e diretti.

“Non mi piace che parli alle mie spalle. È una mancanza di rispetto che non tollero. Non è un comportamento da persona matura né rispettosa. Smettila e non spargere false voci”.

“Non voglio e non posso fare tutto ciò che mi chiedi. Ti aiuterò quando ne avrai bisogno, ma a volte ti approfitti della mia fiducia senza rispettarmi, senza prendermi in considerazione”.

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  • Questi sono due semplici consigli su come dovremmo agire. Senza aggredire, con assertività e tranquillità.
  • C’è un altro aspetto da prendere in considerazione. Il modo in cui gli altri reagiscono alle nostre parole non è una nostra responsabilità.

Se la prendono male o se si offendono, dovranno esserne consapevoli, il che, ancora una volta, mostrerà il loro grado di maturità personale.

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A volte difendersi implica fare l’opposto di ciò che ci è stato insegnato

Che ci crediate o meno, viviamo in una società nella quale pensiamo che chi difende la propria dignità è una persona egoista, che chi dice la verità è un ribelle, un insolente.

Tuttavia, è necessario comprendere il contesto e la situazione. Nonostante ciò, è evidente che non sempre ci viene insegnato a difenderci per amare noi stessi.

  • A scuola ancora non si insegna l’intelligenza emotiva.
  • A casa molti semplicemente accettano il ruolo dei loro genitori. Impariamo che parlare delle nostre necessità è da deboli. Che è meglio piangere di nascosto, che “dobbiamo dissimulare ciò che ci fa stare male per non far stare male gli altri”.

Si tratta di modi di pensare che vanno abbattuti al più presto.

Per vivere con la coscienza pulita, bisogna difendere i propri spazi, i propri valori e i propri diritti. Arriva sempre un momento in cui dobbiamo reagire di fronte a qualcosa o a qualcuno. Sono molte le persone che sono abituate a soggiogare gli altri, a fare uso delle loro arti egoistiche.

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Noi, invece, dobbiamo imparare ad agire sempre con rispetto, ma difendendo i nostri limiti. Fate e dite sempre ciò che provate, senza aggredire gli altri, ma proteggendo voi stessi.

Nessuno può farlo meglio di voi.

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