Il lutto: quel processo interno che nessuno è pronto ad affrontare

28 settembre 2016
Il lutto è una risposta normale del nostro cervello a una perdita, che può essere in qualsiasi ambito. Ognuno di noi può percepirlo in modo diverso. Dobbiamo concederci il tempo necessario per superarlo e non cercare di accelerare il processo

Il lutto è quel processo delicato e complesso tramite il quale dobbiamo dire addio ad una persona che era importante per noi.

Questo percorso personale richiede, senza alcun dubbio, molteplici processi che sviluppiamo e canalizziamo giorno dopo giorno.

Nonostante ciò, il modo in cui ognuno giunge all’accettazione ha sempre un obiettivo simile: “installare” la persona cara come il tesoro più prezioso del nostro cuore.

Quando il ricordo della persona cara ha ormai messo radici nella nostra memoria in modo più tranquillo, saremo di nuovo in grado di essere felici. Ovviamente, il lutto non significa dimenticare, bensì curare il dolore per imparare a vivere con quella mancanza.

Oggi, nel nostro spazio, vogliamo condividere con voi alcune strategie utili per riuscire ad affrontare questo duro processo.

Il mio lutto, il tuo lutto

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C’è un aspetto del lutto che gli psichiatri e gli psicologi spiegano in modo chiaro: ogni persona affronta il lutto a suo modo e tutte queste strategie sono altrettanto rispettabili.

Per questo motivo, a volte si parla di quei falsi miti per capire che cosa si intende per “il lutto più sano, quello universale e che è altrettanto efficace per tutti”. Vediamo, quindi, qualche pregiudizio ai quali dobbiamo iniziare a porre fine.

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Falsi miti sul lutto

Chi non esteriorizza la propria sofferenza è destinato a vivere un “lutto difficile”. Questo non è vero. Il lutto è strettamente collegato alla personalità di ognuno di noi. Per questo motivo, una persona poco espressiva, che non è abituata allo sfogo emotivo, a comunicare con gli altri per parlare dei suoi sentimenti e delle sue emozioni, gestirà il lutto a modo suo.

Il desiderio di rimanere soli con se stessi per riorganizzarsi, per pensare, per guarire quella mancanza, è una decisione rispettabile alla pari di quella di chiedere aiuto a uno psicologo. Ognuno di noi cura le proprie ferite a modo suo.

Un altro falso mito è quello che afferma che il tempo cura ogni cosa. Non è affatto vero. Il tempo non cura le ferite se la persona non è ben disposta verso il cambiamento, l’accettazione, l’integrazione di quella perdita.

Bisogna anche chiarire un aspetto importante: quel vuoto ci sarà sempre nel nostro cuore e il tempo non curerà da solo quella mancanza. Ciononostante, consentirà che “faccia un po’ meno male”, il che ci permetterà di continuare a vivere.

Un altro pregiudizio sostiene che il dolore si sente subito e, chi non è addolorato, è una persona fredda. Si tratta di un altro falso mito che dobbiamo sfatare. Dopo una perdita, dopo aver perso qualcuno in un incidente o in seguito a una malattia, il dolore non arriva subito. Possono trascorrere settimane prima di vedere una reazione in quella persona e ciò non significa certo che non abbia dei sentimenti.

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La reazione più comune è che l’impatto di quella morte scateni un processo di negazione. Non riusciamo ad accettarlo e, quindi, siamo incapaci di reagire. Poco a poco, prenderemo coscienza di quella perdita e del dolore che implica.

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Tecniche per gestire il lutto

Vogliamo ripetere ancora una volta che il lutto è un percorso intimo, arduo e difficile.

Non c’è una tecnica specifica utile per tutti, perché ognuno di noi vede il dolore in un certo modo e, quindi, deve gestirlo nel modo più efficace per se stesso, in modo da trovare sollievo.

Nonostante ciò, è sempre possibile sfruttare le seguenti strategie:

Il controllo dei pensieri

Quando perdiamo qualcuno, la nostra mente non risponde, sente e basta. I pensieri si mescolano con le emozioni, le paure con l’angoscia.

  • È necessario mantenere i propri pensieri sotto controllo. Cercate di identificarli per poter favorire lo sfogo emotivo.
  • Il controllo dei pensieri richiede anche non incolparsi di quella perdita e non cercare altri colpevoli. Quella persona non c’è più, non serve a niente accumulare ancora più dolore. È necessario accettare la perdita e piangerla.

La fantasia guidata

Questa tecnica può rivelarsi utile per molte persone. Per facilitare l’addio, le visualizzazioni sono molto utili e catartiche.

  • Dovete trovare un momento di intimità e solitudine. Sedetevi comodi e respirate a fondo.
  • Dopodiché, dovete svuotare la mente e concentrarvi su un singolo elemento: la persona cara, quella persona che avete appena perso.
  • Visualizzatela, ma immaginatela con un’espressione tranquilla, che vi sorride e in pace. È arrivato il momento di parlarle. Stabilite un dialogo interno tra di voi per spiegarle tutto ciò che avete bisogno di dirle. Ricordatele quanto le volete bene e, dopodiché, lasciatela andare in pace, in modo rilassato.
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Lavorare sulle ferite giorno dopo giorno

Abbiamo accettato il fatto che quella persona non è più con noi, le abbiamo detto addio nella nostra mente… e adesso?

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  • Adesso restano solo le ferite dalla mancanza e una vita da ricostruire in modo diverso, senza quella persona cara.
  • Dovete capire che si tratta di una lotta quotidiana che dovrete affrontare ogni singolo giorno. Tuttavia, dovete anche capire che non siete da soli, che accanto a voi ci sono altre persone che vi aiuteranno.
  • Non abbaiate paura di essere di nuovo felici. Quella persona dormirà per sempre nel vostro cuore, sarà sempre con voi ed è fondamentale tornare a sorridere per lei.

Fate in modo che la vostra vita sia un tributo alla sua memoria. Fate in modo che le vostre giornate siano vissute al massimo, piangete quando ne sentite il bisogno e non abbiate paura di ricominciare a ridere.

Di sicuro, a quella persona farà piacere vedere il vostro viso illuminato di nuovo dalla felicità.

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