Ipotiroidismo in gravidanza: rischi e trattamento

· 28 Gennaio 2019
L'ipotiroidismo può causare diversi problemi durante la gravidanza, alla madre e al bambino. Una terapia adeguata permette di evitare complicazioni indesiderate.

Il trattamento dell’ipotiroidismo in gravidanza è, in linea di massima, lo stesso utilizzato nelle situazioni ordinarie. Richiede, però, un maggiore controllo e monitoraggio poiché può influire sul corretto andamento della gestazione.

Gli ormoni tiroidei giocano un ruolo importante agendo sullo sviluppo del bambino e sul benessere della madre. Una terapia adeguata dell’ipotiroidismo in gravidanza permette senz’altro di evitare complicazioni indesiderate.

Le statistiche indicano che i disturbi della ghiandola tiroidea sono più frequenti nelle donne in età fertile. Tra queste si stima che l’ipotiroidismo si presenti nello 0.25% – 2.5% delle donne incinte. Si può dire che l’incidenza sia relativamente bassa.

Tiroide e ipotiroidismo

Ghiandola tiroidea

La tiroide è una ghiandola la cui funzione principale è produrre ormoni. Trattandosi di una ghiandola endocrina, gli ormoni che secerne vengono riversati direttamente nel sangue. Questo processo richiede la presenza di iodio nel nostro organismo.

Gli ormoni tiroidei sono a capo di numerose funzioni. Per citare le principali:

  • Crescita e sviluppo
  • Incremento del consumo di ossigeno
  • Sviluppo del sistema nervoso centrale e periferico
  • Regolazione della temperatura corporea

Si soffre di ipotiroidismo quando la tiroide non produce una quantità sufficiente di ormoni tiroidei. Questa carenza è causa di disfunzioni che vanno dai piccoli disturbi a gravi malattie. Nella maggior parte dei casi l’ipotiroidismo risponde bene al trattamento, ma non può essere curato.

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Come cambia il funzionamento della tiroide in gravidanza

La gravidanza produce una serie di cambiamenti ormonali e fisiologici con conseguenze sulla funzione tiroidea. È normale che il TSH (tireotropina o ormone tireostimolante) segni valori leggermente bassi nei primi tre mesi di gravidanza.

Il T3 (triiodotironina) totale e il T4 (tiroxina) totale restano alti per tutta la gestazione. Al contempo, la tiroide può risultare un po’ ingrossata e in alcuni casi potrebbe apparire il gozzo da gravidanza.

Per quanto riguarda la produzione degli ormoni tiroidei, il feto dipende totalmente dalla madre durante le prime 10-12 settimane di gestazione. In seguito, comincerà a produrli da solo. A tale scopo, però, è indispensabile che la madre assuma iodio in quantità sufficiente. 

Ipotiroidismo in gravidanza: quali rischi?

Modello della tiroide e farmaci

Il trattamento dell’ipotiroidismo in gravidanza è fondamentale se si vogliono evitare rischi per la madre e per il bambino.

La madre, ad esempio, può sviluppare forme di anemia materna, miopatia e scompenso cardiaco.

È anche possibile che si producano alterazioni della placenta, emorragia post partum o che il neonato nasca sottopeso. Il rischio aumenta quanto maggiore è l’ipotiroidismo.

Allo stesso tempo gli ormoni tiroidei sono essenziali per lo sviluppo del cervello del feto. La medicina non ha ancora stabilito le esatte conseguenze dell’ipotiroidismo sullo sviluppo cerebrale; è confermato, tuttavia, il pericolo di malformazioni.

Aumenta, inoltre, il rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre della gravidanza o di parto prematuro. L’ipotiroidismo può anche portare a un aumento della pressione arteriosa, generando la cosiddetta preeclampsia o gestosi, una complicazione in gravidanza.

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Trattamento dell’ipotiroidismo in gravidanza

Il trattamento dell’ipotiroidismo in gravidanza non prevede la guarigione, ma può certamente condurre a un controllo totale del disturbo. Consiste, per lo più, nel sostituire gli ormoni tiroidei con la levotiroxina sintetica, uguale al T4 naturalmente secreto dalla tiroide.

L’unico rischio collegato all’assunzione di levotiroxina risiede in una dose non corretta; se troppo bassa, l’ipotiroidismo persiste; se troppo alta, vi è il rischio di sviluppare ipertiroidismo. In questo caso è necessario un monitoraggio costante.

Un’accortezza importante, quindi, è quella di sottoporsi a test della funzione tiroidea ogni sei settimane, al massimo due mesi. Questi controlli permettono di determinare se è necessario calibrare in altro modo le dosi di levotiroxina.

Altrettanto necessario è il monitoraggio dei livelli di iodio, utile per evitare alterazioni nella produzione di ormoni del feto e della madre che dovrà seguire una dieta ricca di questo minerale.