La lotta giornaliera di una mamma lavoratrice

23 maggio 2016
Lungi dall'essere un concetto antagonistico, dobbiamo vedere le donne lavoratrici come un concetto del tutto normale. Essere madre, non toglie la capacità di svolgere ruoli anche di una certa responsabilità in ambito lavorativo.

Essere una mamma lavoratrice rappresenta una vera e propria sfida.

Conciliare famiglia e lavoro non è affatto semplice nella maggior parte dei paesi e ciò induce a sviluppare molteplici strategie personali per mandare avanti entrambi i ruoli. Senza dubbio, si tratta di una grande sfida.

Sono passati ormai diversi anni da quando la donna ha cominciato a comparire nella sfera pubblica della società svolgendo funzioni che prima spettavano solo agli uomini.

Tuttavia, le battaglie da vincere sono ancora molte in uno scenario troppo complesso in cui persino l’uguaglianza salariale è, purtroppo, ancora un miraggio.

Lavorare conferisce alle donne status e soddisfazione, essere madre dona una felicità indescrivibile, ma come si possono armonizzare entrambi i ruoli? Oggi vi invitiamo a riflettere su questo argomento.

Mamma lavoratrice: la “superdonna” del XXI secolo

Una mamma lavoratrice ha di solito una giornata lavorativa che va dalle 4 alle 8 ore giornaliere. Se si hanno dei figli, è facile immaginare come sia difficile ritagliarsi un attimo di riposo.

  • Ci svegliamo presto, organizziamo la giornata con il nostro partner (se lo abbiamo) e cerchiamo di disporre un ordine in cui ognuno sia responsabile della propria funzione, anche i più piccoli.
  • Andiamo al lavoro, torniamo a casa, prepariamo da mangiare, mettiamo la lavatrice, aiutiamo i piccoli con i compiti, li accompagniamo a svolgere le attività extrascolastiche e cerchiamo, in ogni momento, di dare il meglio di noi stesse.

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Ebbene, in alcuni casi ciò viene considerato l’ideale, ma in realtà molte madri non possono nemmeno andare a prendere i bambini a scuola o avere una conversazione con i propri figli prima di sera: il loro orario lavorativo non glielo permette.

Il principio “dell’uguaglianza” non viene percepito in nessuna sfera

  • Molte donne purtroppo hanno ancora la gestione esclusiva di casa e bambini.
  • Se queste lavorano, il loro salario viene considerato a volte come un mero complemento a quello del marito.
  • Nella sfera pubblica, inoltre, la loro immagine continua ad essere molto discriminata: una gravidanza spesso è sinonimo di licenziamento.

Ancora oggi, nel XXI secolo, la parità tra i sessi continua ad essere più teorica che concreta ed essere una mamma lavoratrice porta in determinati periodi a livelli di stress molto elevati.

mamma lavoratrice con bimba

Norvegia, il paradiso della conciliazione

La Norvegia rappresenta in questo momento un modello in quanto ad organizzazione di vita familiare da cui le istituzioni del resto del mondo dovrebbero prendere spunto. Ecco alcune delle politiche attuate:

  • La legge permette alle neomamme di usufruire di 46 settimane di permesso conservando il 100% dello stipendio oppure di 56 settimane mantenendo l’80% dello stipendio.
  • Al padre vengono concesse dalle 10 alle 12 settimane di permesso.
  • In Norvegia ogni famiglia riceve 125 euro al mese per ogni figlio finché questi non compie 18 anni.
  • La Norvegia ha 4,9 milioni di abitanti e l’80% delle donne lavora fuori casa.
  • Il 44% dei posti nei consigli di amministrazione è occupato da donne. Cosa ottenuta grazie ad una legislazione pensata proprio per ricercare la parità tra i sessi.

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La nascita di una nuova generazione: le “mamme alfa”

Questo dato certamente attirerà la vostra attenzione. Negli ultimi anni, a causa della crisi economica, insieme allo sviluppo delle nuove tecnologie, si sta delineando un nuovo profilo di mamma lavoratrice che sta acquisendo molto peso nella nostra società:

  • Le madri alfa sono donne lavoratrici che, al di sopra di tutto, danno importanza alla crescita dei propri figli.
  • Nonostante continuino ad assumersi la maggior parte delle responsabilità in casa, hanno una vita molto attiva sia a livello sociale che lavorativo.
  • Molte di loro svolgono tutto – o parte – del loro lavoro a casa grazie alle nuove tecnologie, realizzano la maggior parte degli acquisti su Internet e sono sempre aggiornate in ambito di educazione, sviluppo personale, moda, società e scienza.
  • Sono donne tra i 35 e i 49 anni, molte di loro madri single che, come segnalato in precedenza, danno la priorità non solo ai loro figli, ma anche al loro benessere personale e alla loro felicità.
  • Pianificano alla perfezione i propri orari, vivono il “qui e adesso”, si prendono cura della loro alimentazione e di quella dei bambini e hanno il pieno controllo della loro vita e della loro casa.
  • È, senza dubbio, una generazione di donne giovani che desidera avere il pieno controllo delle proprie responsabilità senza perdersi nulla della crescita dei propri figli. 
mamma lavoratrice con bimbo in braccio

Tutto ciò rientra nella nuova corrente dello slow parenting in cui si cerca di favorire il ritmo di maturazione dei bambini senza stress e senza pressioni. 

È chiaro, e lo sappiamo, che ciò non è facile da ottenere.

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Mantenere una casa e una famiglia richiede un investimento economico e ciò implica “dover passare del tempo fuori casa”. Speriamo, dunque, che le istituzioni e la stessa società diventino coscienti della necessità di poter conciliare lavoro e famiglia.

Perché investire sulla crescita significa investire sul futuro.

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