Il malinteso: la distanza più grande che si può frapporre tra due persone

25 novembre 2016

Troppo spesso, purtroppo, lasciamo che un banale malinteso rovini un sentimento sincero e genuino e il rapporto che avevamo con persone che hanno fatto parte della nostra vita.

Il risultato di questo modo d’agire è che il mondo è pieno, da una parte, di persone che vivono nell’attesa di riallacciare i contatti con coloro dai quali si erano allontanati e, dall’altra, di gente che non ha il coraggio di tornare sui propri passi anche se è ciò che, in cuor suo, vorrebbe.

I malintesi nascono da un conflitto rispetto alle nostre intenzioni, al m odo in cui ci esprimiamo e al nostro modo di vedere le cose.

In altre parole, comunicare, capire e farsi capire non è affatto semplice:

“Tra ciò che pensiamo, ciò che vogliamo dire, ciò che crediamo di aver detto, ciò che diciamo davvero, ciò che vogliamo provare, ciò che proviamo, ciò che ci sembra di aver capito e ciò che capiamo davvero, vi sono otto probabilità di non capirsi”.

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L’immenso abisso che si crea per colpa dell’orgoglio

all’origine dei malintesi di solito ci sono fattori come l’orgoglio, la stanchezza e la mancanza di fiducia in sé stessi e negli altri.

Questo cocktail di variabili fa sì che, quando interpretiamo un tono di voce inadeguato o una frase dal significato ambiguo, i nostri sensi percepiscano una vena di ostilità laddove, invece, non esiste tale intenzione.

Per evitare che questo accada, è fondamentale essere consapevoli dell’importanza di valutare il nostro stato d’animo e quello degli altri prima di trarre certe conclusioni. Insomma, è molto importante non lasciare che le emozioni prendano subito il sopravvento.

Generalmente i conflitti appaiono ridimensionati quando li osserviamo a mente fredda. In questo modo, evitiamo sia che l’orgoglio ci offuschi la mente sia che emozioni come l’ira o la rabbia influenzino la nostra reazione a ciò che genera il disagio.

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La differenza tra orgoglio e dignità

Sulla falsariga di quanto detto prima, è altrettanto importante distinguere l’orgoglio dalla dignità. L’orgoglio è di per sé negativo ed egoista, mentre la dignità è la base del rispetto.

L’orgoglio, infatti, dà un’eccessiva importanza alle opinioni, alle convinzioni e ai sentimenti propri. La dignità, invece, cerca un equilibrio che stabilisca limiti emotivi capaci di proteggere l’Io.

Resta il fatto che, comunque, non sempre è così facile distinguere tra gli atteggiamenti che dimostrano dignità e quelli che, invece, sono dettati dall’orgoglio. I primi tentano di trovare un equilibrio e una parità tra opinioni, sentimenti e comportamenti, mentre i secondi sono motivati dalla voglia di predominare su tutto.

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La mutua comprensione: quasi un miracolo

Come dicevamo all’inizio, non è facile capirsi quando le nostre motivazioni comunicative fanno riferimento ad una realtà personale e soggettiva.

Possiamo ripetere cento volte ciò che sentiamo o pensiamo, senza, che il nostro interlocutore riesca a capire fino in fondo ciò che stiamo cercando di trasmettere.

Questo non significa che sia colpa dell’interlocutore, né che si tratti di una persona che non è in grado di ascoltare: è semplicemente una questione di punti di vista e di prospettive. Le persone a cui parliamo vedono le cose a modo loro, da una prospettiva che, talvolta, può essere diametralmente opposta alla nostra.

Inoltre, è logico che ognuno cerchi di affermare i propri sentimenti e le proprie opinioni e convinzioni, ma quando questo tentativo viene gestito male, diventa un ulteriore ostacolo alla reciproca comprensione.

Dunque, proprio perché risulta impossibile tenere sotto controllo tutte le variabili che influiscono su una comunicazione, la cosa migliore che possiamo fare è cercare di valutare la situazione da una certa distanza emotiva ed evitare, così, che si crei un maggior fraintendimento.

Per stabilire una buona comunicazione con l’altro, dobbiamo partire da un atteggiamento equilibrato di rispetto e di considerazione tanto nei nostri confronti quanto di quelli dell’interlocutore.

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Prendiamoci la responsabilità di ciò che diciamo

L’intensità della rabbia e della frustrazione sono direttamente proporzionali al grado del nostro coinvolgimento emotivo rispetto al malinteso in questione.

Quanto più stretto è il legame che ci unisce all’altra persona, tanto più importante sarà l’elaborazione e l’interpretazione a cui questa sottoporrà il nostro messaggio, e viceversa, com’è ovvio.

Ognuno di noi tende a gestire ed interpretare le parole degli altri in rapporto ai legami affettivi che ci uniscono a loro; la stessa cosa accade con le aspettative, gli interessi personali e lo stato d’animo.

Al riguardo è importante sottolineare l’importanza di non lasciarsi sopraffare dal malessere generato dalle disposizioni e dal nervosismo altrui.

Bisogna cercare di evitare, con molta attenzione, di farsi coinvolgere dal tornado emotivo dell’altro, che ci farebbe affogare in una voragine di proteste automatiche.

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Il malinteso può ferire molto profondamente quando, a causa dell’interpretazione che viene data ai fatti e alle parole, sfocia in una disposizione intenzionale ed emotiva contro di noi o contro l’altro.

Quando ci troviamo a dover fare i conti con un atteggiamento negativo dell’altro, che pretende sminuirci o offenderci, la cosa migliore è prendere le distanze, emotivamente parlando, dalle parole del nostro interlocutore. Questo significa allontanarci e tollerare le differenze, senza permettere che le nostre necessità vengano sminuite.

Se il problema è stabilire quando le intenzioni dell’interlocutore non sono positive, il modo migliore per capirlo è osservare se c’è una certa coerenza tra le azioni e le parole dell’altro. Resta sempre e comunque la possibilità di sbagliare e commettere un errore di valutazione.

Per questo motivo, è necessario essere sempre cauti, nei giudizi e nelle azioni. E, soprattutto, non dimentichiamo che l’unica certezza sulle vere intenzioni degli altri ci vengono fornite solo dal tempo.

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