Miti e curiosità su alcol e ubriachezza

19 gennaio 2015

Dal classico “Non berrò più nemmeno una goccia!” ai rimedi fai-da-te per far passare la sbornia, tutto ciò che sappiamo sulle bibite alcoliche può essere vero oppure fare parte delle molte leggende metropolitane. Se volete sapere che cosa c’è di vero in ognuno dei miti e delle curiosità su alcol e ubriachezza, non esitate e continuate a leggere!

Domande sul bere alcol e ubriacarsi

È buona norma mangiare qualcosa quando ci svegliamo dopo aver bevuto molto la sera prima? È vero che il formaggio o l’olio riducono l’effetto del’alcol? È più conveniente essere astemio o abituare il corpo a bere? Consumare alcol uccide i neuroni? Che cosa vuol dire “sapere bere bene”?

Sono molte le domande sull’alcol e, nella maggior parte dei casi, non ci sono risposte certe. L’unico modo di scoprire se un rimedio è valido o meno è provarlo, visto che non tutti siamo uguali, e magari ciò che funziona per una persona è inutile per un’altra.

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Miti e verità sull’alcol e l’ubriachezza

Non c’è bisogno di bere per ubriacarsi

A volte, il corpo ha bisogno di pensare di essere ubriaco per comportarsi in un certo modo, per esempio per agire in modo disinibito. Diversi esperimenti lo hanno dimostrato, per esempio facendo bere ad alcune persone della birra analcolica, senza che loro lo sapessero. Molte agivano come se fossero state davvero ubriache: l’effetto placebo sembra essere molto più forte di quanto crediamo, visto che riesce a far sì che il cervello creda cose non vere.

Bere non combatte il freddo

Di sicuro avrete sentito parlare dei cani San Bernardo che in Svizzera portano una boccetta di alcol al collo nel caso in cui ci sia bisogno di salvare qualcuno sulle Alpi, per far sì che il suo corpo recuperi il calore. Tuttavia, l’alcol ci fa soltanto sentire una sensazione di calore, ma non scalda davvero. Questo è dovuto alla vasodilatazione della pelle, ed è per questo motivo che quando beviamo tendiamo a ad arrossire in fretta. Qualcuno dovrebbe dire agli amici siberiani che bevono vodka e vanno in giro svestiti in mezzo alla neve che si tratta solo di un’illusione!

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La maggior parte dell’alcol viene metabolizzata nel fegato

Questo è vero, ed è per questo che chi beve molto ha problemi epatici. Ciò che invece è falso è che si può correre per sudare l’etanolo che abbiamo bevuto: non importa quanto siate coperti né quanto faticoso sia l’esercizio, potrete eliminare soltanto il 10% dell’alcol attraverso i pori. Il resto, per quanto ci sforziamo, passerà per forza per il fegato. Per questo sono inutili anche alcuni rimedi fai-da-te per non ubriacarsi, come consumare dello yogurt o dell’olio. E meno ancora fare colazione con una birra o con del succo di pomodoro per eliminare i postumi. Lasciate che il fegato faccia il suo lavoro, ma non esagerate o farete lavorare fin troppo questo organo così vitale.

Bere non serve per dimenticare

Di sicuro avrete cercato qualche volta di ubriacarvi per dimenticare una delusione d’amore, per smettere di pensare ai problemi economici o per qualsiasi altro motivo. Tuttavia, l’effetto delle bibite alcoliche è esattamente l’opposto. Proprio così: l’alcol stimola le aree del cervello incaricate dei ricordi e dell’apprendimento. Per questo alla fine si finisce a piangere in un angolo del bar per la ragazza che ci ha lasciati o per un amore non corrisposto, esattamente il contrario di ciò che volevamo ottenere.

Bere non uccide i neuroni

Ciò che succede in realtà è che le sinapsi che collegano i neuroni possono essere danneggiate dall’alcol, ma solo quando viene consumato in eccesso e per un periodo prolungato. Il giorno dopo aver bevuto un po’, il vostro cervello tornerà attivo come al solito e il numero dei neuroni sarà intatto. Quindi non preoccupatevi!

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Due bicchieri di vino al giorno sono troppi

Forse il medico vi avrà detto che bere un bicchiere di vino a pranzo e uno a cena è l’ideale per mantenere in buono stato il cuore e il sangue. Tuttavia, sembrerebbe che questa quantità sia un po’ esagerata. Le nuove ricerche indicano che la quantità ideale si riduce a mezzo bicchiere al giorno di vino o uno di birra.

L’alcoressia colpisce di più le donne

L’alcoressia è un nuovo disturbo alimentare, che combina l’alcolismo con la bulimia o l’anoressia. Vale a dire che la persona non soltanto non mangia, ma beve soltanto alcol. Questa patologia colpisce soprattutto le donne al di sotto dei 30 anni e provoca disturbi psicologici come ansia, oltre a denutrizione e problemi del ciclo mestruale.

Bere soltanto nel weekend è peggio di bere dal lunedì al venerdì

Molti credono che, se si astengono dalle bibite alcoliche in settimana, non c’è problema se si ubriacano il sabato, visto che la domenica pomeriggio sarà già tutto dimenticato. Tuttavia, questo non è corretto: abusare di alcol durante il weekend infatti raddoppia il rischio di soffrire di un arresto cardiaco, rispetto al consumo durante i giorni lavorativi.

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In America si consuma più alcol

Le statistiche indicano che il continente in cui c’è il maggiore consumo di alcol è l’America. La media nelle 35 nazioni che lo compongono è di 8,5 litri di alcol puro all’anno, mentre negli altri continenti è di 6 litri. Le bibite alcoliche hanno una relazione con un numero maggiore di persone che si recano all’ospedale, assenze dal lavoro, violenza domestica, suicidi, incidenti stradali, risse per strada, ecc.

Il colore della bibita è importante

Se volete bere qualche bicchiere, ma non ubriacarvi, è meglio non mischiare le bibite tra loro, vale a dire continuare sempre con la stessa. Un “gioco”per scoprire come vi alzerete il giorno dopo ha a che vedere con il colore di ciò che avete nel bicchiere. Si dice che, più scuro è il colore della bibita, peggio ci sentiremo il giorno dopo. Questo è dovuto ai congeneri, alcuni componenti di molte bibite. Quindi, mettendo in ordine decrescente le bibite che ci causano i postumi peggiori, abbiamo: cognac, vino, rum, whisky, gin, vodka.

Il termine medico per i postumi dell’ubriachezza è “veisalgia”

In inglese è “hangover”, in spagnolo “resaca”, in italiano li chiamiamo postumi della sbornia. Ma la parola utilizzata in medicina proviene dal norvegese “kveis”, che significa irrequietezza, e dal greco “algia”, che significa dolore. I ricercatori dell’Imperial College di Londra stanno lavorando per ottenere una bibita alcolica che non generi postumi sgradevoli il giorno dopo, ma che dia la stessa sensazione di ebrezza. L’effetto dell’ubriachezza si potrebbe anche eliminare con un antidoto.

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