Mononucleosi nei bambini: cause e sintomi

4 Settembre 2020
La mononucleosi nei bambini può manifestarsi già nei primi 6 mesi di vita, sebbene sia un evento piuttosto raro. Nella maggior parte dei casi non costituisce un pericolo né causa complicazioni.

La mononucleosi nei bambini di età inferiore ai 15 anni non è un evento frequente, ma può comunque verificarsi occasionalmente. In genere, la malattia si manifesta nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 25 anni, salvo eccezioni.

Poiché si tratta di una malattia infettiva, risulta difficile arrestare la diffusione della mononucleosi nei bambini, soprattutto tra quelli più piccoli. Questa patologia si può manifestare già a partire dai 6 mesi di vita, anche se le forma più grave rimane quella contratta in adolescenza e in età adulta.

La mononucleosi nei bambini: di cosa si tratta?

Si tratta di una malattia infettiva, quasi sempre benigna, che si risolve spontaneamente. In genere colpisce i bambini in età scolare, gli adolescenti e i giovani adulti. La mononucleosi nei bambini in età prescolare non è molto frequente e, quando si manifesta, raramente presenta sintomi.

Si stima che il 95% degli adulti di età compresa tra i 35 e i 40 anni abbia già contratto la malattia nell’arco della sua vita. Alcuni non lo sanno nemmeno, poiché vi sono forme asintomatiche che passano inosservate. Tuttavia, il virus rimane nel corpo allo stato latente.

La mononucleosi nei bambini è maggiormente diffusa nelle aree dalle condizioni igieniche precarie, le quali favoriscono la diffusione dell’agente infettivo. Di norma si contrae una sola volta nella vita. Ciononostante, il virus può comunque riattivarsi, soprattutto nel caso di pazienti sottoposti a trapianto.

Visita pediatrica per la mononucleosi.
La mononucleosi è una malattia infettiva che può passare inosservata o provocare un forte quadro influenzale.

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Come si contrae?

La mononucleosi è anche conosciuta come la malattia del bacio. Sebbene il bacio rientri tra le vie di contagio, non si trasmette sempre così. Come nel caso di altre patologie virali, si diffonde attraverso la saliva.

Pertanto la tosse, gli starnuti e, in generale, il contatto ravvicinato ne agevolano la trasmissione. Anche gli oggetti contaminati con la saliva possono essere un mezzo di diffusione. I bambini tendono a condividere cannucce, bottiglie e cibo, il che costituisce un fattore di rischio.

Nel 90% dei casi la mononucleosi è causata dal virus Epstein-Barr. Il 7% delle infezioni è causato dal citomegalovirus. Mentre la restante percentuale dal Toxoplasma gondii.

Il virus Epstein-Barr (EBV) appartiene alla stessa famiglia dell’herpes e, come spesso accade con questi microrganismi, può rimanere latente per lungo tempo nell’organismo senza causare sintomi. Anche i soggetti asintomatici sono contagiosi.

Manifestazioni della mononucleosi nei bambini

È piuttosto raro che un bambino manifesti i sintomi della malattia e che siano gravi. Nel caso in cui dovesse accadere, la sintomatologia più comune prevede:

  • Febbre.
  • Mal di gola.
  • Placche bianche nella parte posteriore della faringe.
  • Linfonodi ingrossati nella zona del collo, inguine e ascelle.
  • Spossatezza o sensazione di affaticamento

In alcuni casi, i sintomi possono essere accompagnati da brividi, mal di testa, palpebre gonfie, infiammazione del fegato e della milza. A lungo termine, l’anemia è la complicanza più comune.

La mononucleosi nei bambini più raramente può portare anche a gravi complicazioni quali la meningite, la sindrome di Guillain-Barré, la miocardite, la trombocitopenia e l’orchite. In rarissimi casi può causare un’insufficienza epatica.

Bambina a letto con l'influenza.
La febbre e i linfonodi ingrossati sono sintomi caratteristici della mononucleosi in età pediatrica.

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Cosa fare una volta diagnosticata la malattia?

Non esistono né vaccini né farmaci specifici per curare la mononucleosi. Il trattamento previsto ha puramente lo scopo di calmare i sintomi.

In genere, la malattia si risolve spontaneamente entro tre o quattro settimane. Mentre alcuni sintomi come febbre e spossatezza possono persistere per un’ulteriore settimana.

Sarà il medico a indicare quali farmaci somministrare al bambino. In genere si prescrivono analgesici e antinfiammatori. In caso di complicazioni, e a seconda dei casi, potrebbero essere necessari anche i corticosteroidi.

La misura più appropriata consiste nell’isolamento del bambino, che va mantenuto idratato e a riposo, soprattutto nella fase acuta della malattia. Gli sport da contatto e l’attività fisica in generale andranno evitati per almeno tre settimane.

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