Persona autodistruttiva: come riconoscerla

16 Aprile 2021
L'autolesionismo è un esempio di comportamento autodistruttivo che rivela grande sofferenza latente e una tendenza chiaramente dannosa di affrontare il dolore.

Relazioni abusive, tendenza all’autolesionismo, impulsività, procrastinazione, uso di droghe e in alcuni casi anche tentativi di suicidio… La persona autodistruttiva costituisce per se stessa un profilo comportamentale altamente dannoso e pericoloso.

In molte occasioni, questi comportamenti possono essere spiegati attraverso un disturbo psichiatrico latente. Condizioni come il disturbo borderline di personalità o anche la schizofrenia, ad esempio, mostrano questo tratto.

Tuttavia, va notato che non in tutti i casi sussiste un problema mentale. Gli adolescenti o chi ha sofferto di abbandono o abusi fisici durante l’infanzia possono mostrare comportamenti di questo tipo.

È difficile comprendere il meccanismo per cui la persona si auto infligge dolore: eppure, questi comportamenti generano sollievo.

Tuttavia, tale sollievo offre un piacere molto breve e, in definitiva, queste pratiche rendono difficile condurre una vita piena e soddisfacente.

Cosa significa essere una persona autodistruttiva?

Coppia che soffre.
Il comportamento autodistruttivo ha un impatto molto grave anche sul proprio ambiente: partner, amici, famiglia.

Come anticipato, il più delle volte il comportamento autodistruttivo è un sintomo di altri problemi psicologici latenti. In generale, cela un trauma, una realtà dolorosa che frammenta l’equilibrio interiore della persona fin dalle prime fasi della crescita.

Dopodiché, invece di adottare meccanismi di risoluzione per affrontare la situazione, si mettono in atto una serie di condotte chiaramente dannose per se stessi. Il motivo? Una persona autodistruttiva cerca in qualche modo di incanalare la sofferenza accumulata, la rabbia che non va via, la tristezza che persiste e quell’angoscia che si mescola alla frustrazione.

La persona autodistruttiva sente che il suo intero mondo è fuori controllo. In mezzo a questo caos psicologico, l’unico modo per sentire di avere il controllo è adottare comportamenti dannosi.

Un esempio di ciò è l’autolesionismo diffuso nei giovani tra i 12 e i 18 anni. I tagli e le ferite che si autoinfliggono donano loro sollievo emotivo e la sensazione di controllare il dolore.

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Abitudini comuni della persona autodistruttiva

Una persona autodistruttiva non si prenderà mai cura del proprio benessere. La sua tendenza è sempre orientata al caos, a quella ricerca del dolore per placare, curiosamente, un’altra forma di dolore: più interna e più profonda.

Per esempio, chi consuma alcol come via di fuga dalla realtà è cosciente, consapevole che questa abitudine finirà per distruggerlo, ma non fa nulla per non scivolare in quell’abisso. Cerchiamo quindi di capire quali sono le abitudini di chi tende ad autodistruggersi.

Tendenza all’incompetenza forzata

Nello svolgimento di qualsiasi compito o progetto, la persona autodistruttiva concentrerà tutta la propria attenzione sui propri limiti, sulla propria (apparente) incompetenza e sui propri fallimenti. Amplificherà tutte le proprie insicurezze e vuoti per mostrare al mondo e a se stessi che è inutile.

Questa auto indulgenza la fa rimanere bloccata in una zona di comfort da cui non vuole uscire. In questo modo, verrà lasciata ancora una volta a crogiolarsi nelle proprie disgrazie continuando ad alimentarle.

Approccio disfattista

Tendono a non fare sforzi, abbandonano presto ogni attività, ricorrono al vittimismo e a quella negatività che permea ogni ambito della loro vita.

Allo stesso modo, le persone autodistruttive si svalutano e alimentano i pregiudizi nei loro confronti come delle profezie che si auto avverano. In altre parole, tutto ciò che di brutto dicono che accadrà accade a loro perché sono loro stessi a causarlo.

Passività e vittimismo

Le persone autodistruttive sono prive di motivazione e sono passive di fronte a qualsiasi evento, avversità o opportunità che si apre davanti a loro o circostanza che le costringe ad agire. Si nascondono, non si assumono alcuna responsabilità e non esitano a praticare il vittimismo cronico.

Relazioni aggressive

Chi soffre profondamente e costantemente ha dei limiti. Coloro che portano il peso di traumi o abusi passati, ad esempio, possono facilmente tendere verso l’autodistruzione. In questo percorso di sofferenza non esitano a proiettare quel disagio interiore su tutti quelli che li circondano.

Le amicizie non durano a lungo. Le coppie vanno e vengono e di solito portano più dolore che felicità. Non sono facili da frequentare perché sono sempre impantanati in alti e bassi e hanno difficoltà a creare legami di fiducia: il dolore è spesso un’arma a doppio taglio che ferisce tutti coloro che vogliono aiutarli.

Gestione emotiva frammentata

L’universo emotivo nella persona autodistruttiva è frammentato, caotico, imprevedibile. La sua interiorità è abitata da un gran numero di emozioni negative, come odio, dolore, rabbia, tristezza, paura, colpa e vergogna.

Quelle realtà agiscono come il vapore di una pentola a pressione: hanno bisogno di uscire in qualche modo, ma quando lo fanno si traducono in scoppi di rabbia e violenza.

Comportamenti pericolosi che creano dipendenza

Abuso di droghe, alcolismo, dipendenza dal sesso, acquisti compulsivi, disturbi alimentari, autolesionismo… Le personalità autolesioniste mostrano quasi sempre uno o alcuni di questi problemi. Appaiono a poco a poco finché, alla fine, acquisiscono maggiore importanza e mettono a rischio la loro vita.

Lo studio pubblicato sulla rivista Violent adolescents dal Dr. Andrea Scherzer avverte sul fatto che questa realtà è sempre più comune tra gli adolescenti.

Rifiuto di ricevere aiuto

Una caratteristica comune a questo profilo è il rifiuto assoluto di ricevere aiuto. Rifuggono dal sostegno della famiglia e, ancora di più, dall’intervento di un professionista.

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Ragazza che vomita.
Gli adolescenti mostrano spesso comportamenti autodistruttivi e soffrono di disturbi alimentari.

Suggerimenti per aiutare la persona autodistruttiva

Il primo passo per affrontare i comportamenti autodistruttivi è esserne consapevoli. È essenziale capire che questi comportamenti non risolvono nulla, ma anzi aumentano ancora di più la sofferenza.

  • Lavorare sui sentimenti inconsci di colpa e rabbia. Queste due realtà orbitano silenziosamente in ogni comportamento rischioso. Cercare di reprimerli e sostituirli con il piacere sarà il primo passo per rimuovere tutti i meccanismi di difesa e lavorare su quelle emozioni.
  • Terapia cognitiva, che si concentrerà sul dialogo interiore, sui pensieri irrazionali, sulle idee negative e sulle convinzioni invalidanti su se stessi.
  • Origine di questa situazione. La persona autodistruttiva può mostrare celare da un trauma a una condizione come il disturbo borderline di personalità. In tutti i casi è consigliabile fare terapia familiare e inserire le figure vicine al paziente nell’intervento psicologico.
  • Introdurre abitudini di vita più sane. Una volta appresi gli adeguati meccanismi di risoluzione, saranno in grado di trovare nuovi interessi in cui impegnarsi in modo più vantaggioso e rispettoso per se stessi e per gli altri.

Tali condizioni psicologiche non vanno sottovalutate e devono essere trattate con l’aiuto di psicologi specializzati. Infatti, le abitudini autodistruttive a volte possono portare al suicidio. Inoltre, è necessario porre al centro dell’attenzione soprattutto gli adolescenti. Non a caso, sono fascia d’età della popolazione che mostra in misura maggiore questo tipo di comportamenti.

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