L'importanza di uscire dalla zona di comfort: 3 riflessioni

Invece di adattarci alla nostra condizione e rimanere nella nostra zona di comfort, dobbiamo trovare il coraggio di uscirne per vivere davvero la nostra vita.
L'importanza di uscire dalla zona di comfort: 3 riflessioni

Ultimo aggiornamento: 16 maggio, 2021

È il momento di fare un passo avanti. Non siate prigionieri del conformismo. Là fuori vi aspettano nuove esperienze e, se non aprite il lucchetto e uscite dalla vostra zona di comfort, non potete sfruttarle. Che cos’è che vi spaventa? Noi esseri umani amiamo sentirci al sicuro e avere un lavoro stabile, una casa e una famiglia che possa crescere nel miglior modo possibile.

E i nostri obiettivi? Dove è finito il senso della sfida? Se volete avere successo, dovete affrontare delle prove, anche se vi tremano le ginocchia. La vita è una scuola, nella quale tutti noi siamo delle piccole spugne che assorbono quello che c’è intorno. Non importa quanto abbiamo studiato: tutti abbiamo ancora qualcosa da imparare.

Che cos’è la zona di comfort?

La zona di comfort è definibile come uno stato mentale la cui caratteristica principale è costituita dai comportamenti di routine volti a raggiungere un livello di rendimento costante, eliminando il senso del rischio. In altre parole, si tratta di comportamenti, atteggiamenti e strategie che tendiamo ad adottare per rimanere in un ambiente che ci fa sentire al sicuro.

Il problema è che, anche se tutto sembra essere sotto controllo, spesso conduce a uno stato di apatia e vuoto esistenziale che ci impedisce di provare soddisfazione od orgoglio per ciò che facciamo. Inoltre, sotto molti aspetti personali e professionali, rappresenta un ostacolo per la crescita individuale.

Pertanto, si tratta di una condizione psicologica e comportamentale di agio e conformismo. Si tratta di evitare l’incertezza e l’impegno richiesti dai cambiamenti, per quanto questi ultimi possano essere positivi.

Perché è così difficile uscire dalla zona di comfort?

Pesce rosso.

Reagiamo istintivamente, schivando le possibili minacce, e amiamo ciò che ci dà felicità; allo stesso tempo, fuggiamo dall’incertezza e dai fallimenti. Il problema è che troviamo una montagna di scuse per paura di affrontare i rischi.

Siete il topolino che guarda il mondo dal suo buco: vorreste uscire fuori, ma non osate farlo per paura che il gatto vi balzi addosso. Il motivo? Non avete fiducia in voi stessi, non siete consapevoli delle vostre capacità, perché non sapete che, se correte senza guardarvi indietro, il gatto non potrà raggiungervi.

Perché vivete della vostra immaginazione? Nella vostra fantasia, potete viaggiare per il luogo che avete sempre sognato, rinunciare al lavoro che vi opprime, lottare per ciò che vi piace davvero, godere di ogni momento, di una buona compagnia e perfino della solitudine.

Avete fatto di tutto per raggiungere una “vita perfetta” agli occhi degli altri, ottenendo quello che desiderano tutti e, alla fine, vi siete perduti lungo la strada. Svegliatevi! Non siete macchine, interrompete la routine e uscite dalla vostra zona di comfort.

1. L’idea che “Questa è la vita che mi è toccata”

 

Perché continuate nello stesso modo, se tutto va male? Siamo così immersi nell’abitudine che finiamo per pensare: “Questa è la vita che mi è toccata”. Il ruolo di vittima ci calza alla perfezione e, infatti, accogliamo tutto quello che si adatta al dramma e alla delusione. Rifiutiamo le opportunità che ci possono far deviare da questa strada, anche se nel nostro cuore sappiamo che sarebbe meglio cambiare qualcosa.

La domanda è: questo è realmente vivere? Quando smettete di conoscere persone nuove o di provare una ricetta diversa, quando mantenete in piedi una relazione che ha smesso di rendervi felici, quando lavorate solo per lavorare: tutto ciò che state facendo è morire, anche se i battiti del cuore vi ricordano il contrario.

Abbandonate quei luoghi comuni che sono diventati una croce da portare. Non confondetevi, non è la vita che vi è toccata in sorte, è la vita che avete deciso di vivere. Siete i registi della vostra storia: potete cambiare il copione quando volete, eliminare alcuni personaggi e rivoluzionare tutto: non abbiate paura del lieto fine.

2. Il “c’è ancora tempo”

 

Siete eterni? Chi ci ha dato la certezza che ci sarà sempre un domani? La nostra agenda mentale è la prova di quanto abbiamo paura di rischiare. Pianifichiamo con cura il futuro, esaminando ciò che non abbiamo per metterlo in primo piano. “Quando avrò una casa mia”, “Il giorno in cui mi sposerò”, “Quando cresceranno i miei figli”….

E se questo momento non arrivasse? La vita è oggi, non domani. Uscite dalla vostra zona di comfort. Agite, anche se sentite che il cuore esce dal petto e il sangue sale alla testa. Perché nell’attesa rischiate di restare a metà strada e di non concludere niente. Potete avere un tetto sicuro, una vita più comoda, ma se non avete il sorriso negli occhi, a che serve tutto questo?

In sintesi, non aspettate il momento perfetto, perché non esiste. Inoltre, la perfezione è nemica di ciò che è giusto. E il momento giusto è adesso.

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3. Bloccare se stessi

Uscire dalla propria zona di comfort: uomo che corre verso il sole.

 

È arrivato il momento di superarvi, di trasformare le vostre debolezze in uno stimolo per migliorare. Nessuno può o deve decidere per voi, quindi smettete di sentirvi in colpa quando non riuscite a soddisfare le aspettative altrui. Ogni persona è diversa dalle altre, voi fino a che punto potete arrivare?

L’unica persona in grado di bloccarvi siete voi stessi. Se vi bloccate, non potete andare avanti. Superate le vostre stesse mete. Se siete capaci di immaginarlo, potete farlo! Cominciate con l’accettarvi, prendetevi una pausa per capirvi meglio e alla fine chiedetevi: “Sono felice?”. La riposta è qui. Se è un no, è arrivato il momento di abbandonare la vostra zona di comfort e di attraversare il ponte tibetano, anche se soffrite di vertigini.