Calcio nelle arterie e malattie cardiovascolari

Un'elevata presenza di calcio nelle arterie è un potenziale fattore di rischio di disturbi cardiaci. Scoprite di più in questo articolo.
Calcio nelle arterie e malattie cardiovascolari

Ultimo aggiornamento: 15 febbraio, 2021

La presenza di calcio nelle arterie è un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), si tratta della prima causa di morte nel mondo con un’incidenza di circa il 31%.

Un accumulo di calcio nelle arterie è anche nota come calcificazione vascolare. Vari studi hanno dimostrato che questa condizione è associata al rischio di decesso per malattie cardiovascolari, soprattutto nei pazienti diabetici o con insufficienza renale.

È dunque importante sottoporsi a esami che consentano di stabilire il volume di calcio nelle arterie, quando indicato dal medico. Ciò consentirà di prevedere la percentuale di rischio di attacco di cuore negli anni successivi. In questo modo si adotteranno le necessarie misure preventive.

Accumulo di calcio nelle arterie

Colesterolo cattivo nelle arterie.

 

L’accumulo di calcio nelle arterie, o calcificazione vascolare, si verifica quando i sali di fosfato di calcio si depositano sulla parete dei vasi sanguigni. Ciò provoca una sorta di calcificazione che limita la capacità delle arterie di espandersi o contrarsi normalmente.

Se anche un deposito di grasso, o altra sostanza, aderisce alla parete arteriosa, una parte di calcificazione di fosfato di calcio potrebbe staccarsi. Tale condizione a carico dell’arteria coronaria può causare un infarto coronarico; se si verifica nella carotide, invece, può presentarsi un infarto cerebrale.

Ed è proprio nelle arterie coronarie e nelle carotidi che si formano con maggiore frequenza le calcificazioni, in particolare negli anziani e nei soggetti con diabete o insufficienza renale.

D’altra parte, è importante notare che l’accumulo di calcio nelle arterie rende le loro pareti più rigide. In seguito a ciò, il cuore deve lavorare di più per portare il sangue ai tessuti. Una tale condizione finisce per danneggiare il cuore e, ovviamente, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Quali sono le cause della calcificazione vascolare

Le ossa e tutti i tessuti duri del corpo hanno bisogno di fosfato e calcio per produrre una sostanza chiamata idrossiapatite. In condizioni normali, il corpo produce degli inibitori per impedire a tale sostanza di raggiungere nei tessuti molli, come i vasi sanguigni, e accumularsi in essi.

In alcune circostanze, tuttavia, questi inibitori non vengono prodotti o non esercitano la loro funzione. Ciò si verifica soprattutto dopo i 50 anni, in presenza di diabete e/o insufficienza renale. Ecco che il calcio si accumula nelle vene.

Una serie di studi scientifici indicano che esiste una correlazione tra la calcificazione delle arterie e la perdita di massa ossea causata dall’osteoporosi. Gli esperti hanno sottolineato che maggiore è la perdita di osso, maggiore sarà la calcificazione delle arterie. L’argomento, tuttavia, è ancora oggetto di ricerca.

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Esame dei livelli di calcio nelle arterie

Risonanza magnetica.

Un esame per valutare la presenza di calcio nelle arterie è consigliabile per i soggetti a rischio di malattie cardiache, anche se non conclamate. Fattori come pressione sanguigna alta, diabete, insufficienza renale, storia familiare e altri vengono presi in considerazione dal medico per valutare la necessità di sottoporsi all’esame.

L’analisi del calcio nelle arterie viene eseguito a mezzo TAC. Dura circa 30 minuti e permette di stabilire il volume di calcio presente nelle pareti di un’arteria. Più alto è il punteggio, maggiore è il rischio di malattie cardiache.

Sulla base dei risultati, il medico determinerà il rischio e indicherà le misure o il trattamento da seguire per ridurre il pericolo. Questi includono spesso cambiamenti nello stile di vita o modifiche nelle terapie per problemi di salute concomitanti.

L’assenza di calcio nelle pareti arteriose, tuttavia, non indica che si è fuori rischio di infarto negli anni avvenire. L’esame non è consigliato a chi non presenta fattori di rischio per malattie cardiache, in quanto potrebbe creare inutili allarmismi.

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