Colombia: il numero di affetti dal virus Zika può arrivare a 600.000

17 aprile 2016
Il virus Zika viene trasmesso dalla stessa zanzara che provoca la chikungunya e la febbre dengue. Sebbene il virus non sia mortale, nelle donne in stato di gravidanza può comportare malformazioni del feto

La Colombia si presenta come uno dei paesi con maggiori casi di virus Zika dal 2015 a oggi. Il ministro della Salute colombiano, Alejandro Gaviria, ha rivelato che a livello nazionale il numero di pazienti affetti dal virus Zika quest’anno può aumentare dai 450.000 fino ai 600.000, come nel caso del virus chikungunya l’anno passato.

La Colombia è il secondo paese dell’America Latina che presenta più casi di questa epidemia, superato solo dal Brasile che fu uno dei primi a riportarla.

Il rischio è maggiore per la popolazione che si trova a 2200 metri sotto il livello del mare e per le donne in stato di gravidanza.

La trasmissione del virus in Colombia iniziò nel secondo semestre del 2015 e da allora sono stati confermati dai laboratori 429 casi di madri gestanti con Zika, mentre altri 202 casi sono solo stati dichiarati sospetti.

Questi ultimi casi sono sotto stretta osservazione medica, con l’intento di confermare o scartare alterazioni neurologiche nei feti.

Di 106 parti di donne alle quali era stato diagnosticato il virus, solo 30 bambini sono nati sani.

Gli ultimi dati rilevati dall’Istituto Nazionale di Salute della Colombia (INS) rivelano che nel paese esiste un totale di 13.531 casi di persone affette dal virus Zikadei quali 10.837 sono stati confermati clinicamente, 776 dal laboratorio e 1.918 sono solo casi sospetti.

America Latina in allerta

uomo con bimbo

L’epidemia del virus Zika, originario dell’Africa e dell’Asia, tiene in allerta 18 paesi dell’America Latina e sono stati individuati tre casi negli Stati Uniti: due a Miami e uno nelle Hawaii.

Il paese più colpito è il Brasile e si stima che la cifra di persone affette dal virus possa aumentare in maniera significativa quest’anno. È stato anche rivelato che coloro i quali nasceranno a breve saranno i più colpiti da malformazioni, in relazione all’attacco del virus alle madri in stato di gravidanza.

Il Ministro della Salute del Brasile ha reso noto che i casi sospetti di microcefalia, da quando sono iniziate le ricerche, sono aumentati rispetto all’anno passato fino a 3893. Di questi, 224 casi confermarono la presenza di malformazioni, anche se continuano ad essere controllati per accettare la loro relazione con la presenza del virus.

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Uno degli studi più recenti è stato divulgato dall’Istituto Carlos Chagas del Brasile e suggerisce che il virus Zika può attraversare la placenta delle gestanti mettendo in percolo il feto.

Paesi come Messico, Bolivia, El Salvador o Porto Rico hanno anche manifestato preoccupazioni per la rapida espansione del virus dagli ultimi mesi del 2015 fino ad oggi.

donna incinta con dottoressa

Il governo colombiano ha consigliato alle coppie residenti nel paese di evitare la gravidanza, per lo meno nei primi sei mesi di quest’anno al fine di ridurre i rischi di microcefalia o malformazioni causate dal virus Zika.

Lo stesso è stato consigliato in Giamaica-paese in cui ancora non è stato riportato nessun caso- e nella Repubblica Domenicana, i quali stanno lavorando nella campagna di prevenzione ed informazione.

Nel frattempo, in Bolivia le autorità della regione di Santa Cruz hanno dichiarato l’allerta arancione dopo aver conosciuto la diagnosi ufficiale di quattro pazienti, tra i quali una donna incinta.

Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno consigliato alle madri gestanti di non visitare 14 dei 20 paesi dichiarati in stato d’allerta a causa della trasmissione del virus.

I sintomi del virus Zika durano dai quattro ai sette giorni e sono simili a quelli della febbre dengue. È quindi importante consultare immediatamente il medico nel caso si dovessero presentare:

  • Febbre.
  • Dolori muscolari.
  • Debolezza.
  • Congiuntivite.
  • Vomito.
  • Diarrea.
  • Eruzioni cutanee.

Come accade con qualsiasi altra malattia, è opportuna l’indagine per ridurre i rischi più gravi ed alleviarne i sintomi.

provetta di sangue

L’ Organizzazione Mondiale della Salute ha sollecitato i paesi affetti a migliorare le capacità dei loro laboratori al fine di individuare la presenza delle infezioni causate da questo virus.

Questo è possibile mediante un’analisi della reazione a catena della polimerasi- attraverso campioni di DNA- e l’isolamento del virus a partire da campioni di sangue.

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Ancora non esiste una cura per proteggersi dagli effetti di questo virus, anche se in Brasile ci stanno già lavorando.

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