Compassion fatigue: definizione e prevenzione

La compassion fatigue, o affaticamento da compassione, è più comune tra gli operatori sanitari e tra chi accudisce gli anziani. Perché è importante prestarvi attenzione? Come superarlo? Scopritelo in questo articolo.
Compassion fatigue: definizione e prevenzione

Ultimo aggiornamento: 01 luglio, 2021

La compassion fatigue, o affaticamento da compassione, è stato studiato da diversi esperti a seguito dell’aumento dei casi. Questo tipo di affaticamento, che può essere molto grave, è difficile da diagnosticare, perché non è noto alla pari della stanchezza causata da stress, ansia o altre emozioni.

Quando proviamo compassione per un’altra persona, desideriamo usare tutte le nostre risorse per aiutarla a risolvere il suo problema e smettere di soffrire; ma questo può rappresentare un costo elevato per noi.

Cos’è la compassion fatigue?

Questo termine è stato usato per la prima volta negli Anni ’90, dopo che lo psicologo Charles Figley ha osservato una serie di sintomi comuni tra gli operatori sanitari, come indicato dagli studi sull’argomento.

Donna affaticata.
L’affaticamento da compassione è comune tra gli operatori sanitari e chi assiste anziani e malati.

La compassione è una risposta che si presenta quando osserviamo la sofferenza altrui e ci motiva ​​ad alleviare il loro malessere. Per questo motivo, Figley è arrivato a definire l’affaticamento da compassione come:

“Una profonda empatia verso una persona che soffre, unita a un forte desiderio di alleviare quella sofferenza”.

Si tratta di una realtà diffusa tra chi lavora in ospedale e in generale in ambito sanitario, ma anche tra i badanti. La compassion fatigue colpisce anche chi è sta contatto con una persona che ha subito un evento traumatico.

Oggi sappiamo che anche chi si prende cura degli animali domestici può soffrire di affaticamento da compassione, e che questo stato d’animo può sfociare in depressione se non viene trattato in tempo.

Gli studi indicano che, quando il contesto e le emozioni sono travolgenti, si va incontro a un logorio fisico, mentale ed emotivo in cui predominano stress, tensione e conflitto.

Perché ci si sente così?

Questa stanchezza si verifica quando abbiamo frequenti contatti con persone che hanno subito traumi o che convivono con il dolore emotivo. È più probabile che si verifichi anche quando non ci prendiamo abbastanza cura di noi.

Se non c’è equilibrio tra aiutare chi soffre e il nostro dovere di preservare la nostra salute mentale ed emotiva, la compassione può trascinarci in una sofferenza simile a quella della persona che accudiamo.

L’affaticamento da compassione è anche noto come sindrome da burnout empatico – sebbene non sia mai stato registrato nei manuali di salute mentale con questo nome – oppure esaurimento emotivo.

Mani che si stringono.
Le persone che soffrono di compassion fatigue sperimentano sintomi simili a quelli delle persone per le quali provano empatia.

Quali sono i sintomi?

Questa condizione si presenta come un disturbo da stress post-traumatico e può presentare i seguenti sintomi:

  • Rivivere il dolore altrui: il caregiver sente di rivivere l’evento traumatico della persona accudita, anche se non ne è stato il protagonista.
  • Allontanamento: tendere all’isolamento emotivo o fisico dalle altre persone.
  • Iperattività: tensione e stato di vigilanza costante.

Chi prova questa stanchezza può sperimentare le stesse sensazioni della persona traumatizzata, arrivando all’estremo di voler evitare i luoghi legati agli eventi traumatici. Ecco perché è necessario adottare le misure adeguate per prevenire l’affaticamento da compassione.

Come prevenire la compassion fatigue?

Sebbene alcune ricerche avvertano che l’affaticamento da compassione non possa essere prevenuto, ma piuttosto alleviato, possiamo ricorrere ad alcune strategie. Ecco alcuni suggerimenti per evitare di cadere in questa trappola:

  • Lavorare sulle proprie forze per non cadere.
  • Mangiare sano.
  • Praticare attività ricreative.
  • Usare le tecniche di respirazione.
  • Praticare la consapevolezza.
  • Fare esercizio fisico e lunghe passeggiate.
  • Entrare in contatto con la natura.
  • Fare mediazione e yoga.
  • Riposare abbastanza a lungo.
  • Evitare di credere di poter risolvere tutto, anche i problemi delle persone che hanno subito un trauma.
  • Quando torniamo a casa dal lavoro, evitare di ripensare a ciò che è accaduto o parlarne con gli altri membri della famiglia, poiché ciò può influire negativamente anche su di loro.
  • Cercare supporto negli amici.
  • Farsi aiutare dalla psicoterapia.
Donna che riceve il sostegno della famiglia per la compassion fatigue.
Il sostegno familiare e professionale è importante per superare l’affaticamento da compassione. Se necessario, è bene ricorrere alla psicoterapia.

Conclusioni

Sebbene l’episodio che gli altri abbiano vissuto sia stato molto doloroso, non saremo in grado di offrire tutti gli strumenti per farli sentire meglio; ogni individuo deve superare i propri traumi secondo i propri ritmi.

Se vi prendete cura di un’altra persona, evitate di adottare il ruolo di “salvatore”, siamo esseri umani e possiamo fare solo ciò che è in nostro potere.

Il proprio benessere deve essere al primo posto e risulta indispensabile per poter fornire supporto a chi ha affrontato i momenti difficili.

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