Fibrillazione atriale: diagnosi e prevenzione

15 Febbraio 2019
La fibrillazione atriale è una delle forme più frequenti di aritmia. Data l'alta incidenza, la diagnosi precoce è fondamentale.

La diagnosi di fibrillazione atriale viene formulata principalmente mediante elettrocardiogramma. Sarà necessario un esame estremamente preciso, in quanto esistono molte forme note di aritmia.

Una diagnosi corretta e precoce consentirà di affrontare al meglio al malattia, modificando le abitudini di vita e alimentari, e stabilendo prontamente una terapia.

Continuate a leggere per conoscere le possibili cause e i metodi diagnostici della fibrillazione atriale.

Fibrillazione atriale: di cosa si tratta?

Cuore e polmoni
Le aritmie sono alterazioni del ritmo cardiaco che influenzano il flusso sanguigno.

Fibrillazione atriale è un termine medico che si riferisce a un disturbo cardiaco per cui si produce un’alterazione dei segnali elettrici. Generalmente sono questi impulsi nervosi a controllare i movimenti di contrazione e rilassamento del cuore. Le conseguenze, secondo il portale del Ministero della Salute, sono le seguenti:

“La complicanza più temibile della fibrillazione atriale è l’ictus tromboembolico […] il sangue può […] dare luogo alla formazione di trombi che, immessi in circolo, possono  fermarsi a livello di una arteria, come quelle cerebrali (ictus) o a livello dell’intestino (infarto intestinale), dei reni (infarto renale) o degli arti […]”

Gli atri (le cavità superiori del cuore) si contraggono in modo irregolare e scoordinato con i ventricoli (le cavità inferiori di questo organo).

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Tipi di fibrillazione atriale e soggetti a rischio

Di solito questo disturbo interessa le persone di età superiore ai 65 anni. Tuttavia, esistono casi clinici che riguardano soggetti più giovani. Per di più, l’incidenza è maggiore negli uomini rispetto alle donne, per cause ancora sconosciute. Inoltre, possiamo distinguere tra due tipi di fibrillazione atriale, con le seguenti caratteristiche:

  • Cronica. La fibrillazione dura nel tempo e necessita di una terapia per calmare i sintomi.
  • Parossistica. L’alterazione appare all’improvviso e i sintomi associati spariscono da soli.

In ogni caso, questo disturbo può avere gravi conseguenze. Tra i rischi più comuni vi sono l’infarto cerebrale e l’aritmia o alterazione del ritmo cardiaco.

Quali sono le possibili cause della fibrillazione atriale?

Defibrillatore
Le cause della fibrillazione atriale sono tante, tra cui l’età avanzata.

Al giorno d’oggi, la ricerca non è ancora stata in grado di identificare la causa scatenante di questo disturbo. Tuttavia, sussistono una serie di condizioni mediche e di rischi che possono portare allo sviluppo della fibrillazione atriale. Tra questi si evidenziano:

  • Cardiopatie o malattie cardiache tra cui:
    • Pericardite, ovvero infiammazione del pericardio (strato sottile che avvolge e protegge il cuore).
    • Miocardite, ovvero infiammazione del miocardio (muscolo cardiaco)
    • Infarto del miocardio
    • Valvulopatia o cardiopatia valvolare
    • Lesioni derivanti da un intervento chirurgico al cuore
  • Fumo e consumo di alcol e/o droghe.
  • Alcuni farmaci possono compromettere la salute cardiaca
  • Patologie dell’apparato respiratorio come la BPCO
  • Ipertiroidismo
  • Altre alterazioni come l’apnea notturna

Diagnosi della fibrillazione atriale

Elettrocardiogramma
La diagnosi di fibrillazione atriale consente di escludere altre possibili aritmie, così come le possibili cause.

Lo specialista eseguirà una serie di test per la valutazione della fibrillazione atriale. In questo modo sarà in grado di escludere altre alterazioni con caratteristiche simili. Tra gli esami strumentali troviamo:

Elettrocardiogramma o ECG

Dei dispositivi chiamati elettrodi vengono posizionati sul petto e sulle braccia del paziente. Essi sono progettati per rilevare l’attività elettrica del cuore, che viene poi tradotta in una rappresentazione grafica degli impulsi.

È uno dei principali esami diagnostici per la fibrillazione atriale. Può anche essere eseguito sotto forma di:

  • Holter cardiaco: è un ECG portatile che registra l’attività cardiaca del paziente per 24 ore o più.
  • Registratore di eventi: in questo caso il paziente attiva il dispositivo quando accusa i sintomi della tachicardia. Così può monitorare in tempo reale e semplice l’alterazione. A differenza dell’Holter, il monitoraggio avviene per diverse settimane o addirittura mesi.

Il Ministero della Salute specifica che l’Holter “registra l’attività elettrica cardiaca per 24 o 48 ore, permettendo di svelare aritmie di breve durata e passeggere.”

Ecocardiogramma

In questo tipo di esame lo specialista proietta una serie di ultrasuoni attraverso una sonda (trasduttore) sul torace del paziente. Le onde raggiungono il cuore e rimbalzano nella cavità toracica. Dall’elaborazione del segnale riflesso, appare sul monitor un’immagine dal vivo del cuore del paziente.

Questa procedura è chiamata ecocardiogramma transtoracico. Tuttavia, il trasduttore collegato a un tubo flessibile può anche essere introdotto per bocca. In questo caso si parla di ecocardiogramma transesofageo. L’esame viene eseguito una volta raggiunto l’esofago, ottenendo dettagli molto più precisi. In questo modo, gli specialisti possono verificare la struttura del cuore e la presenza di eventuali coaguli.

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Altri metodi

  • Radiografia del torace. Viene effettuata per verificare le condizioni di cuore e polmoni.
  • Prova da sforzo. Il paziente svolge una breve attività fisica mentre lo specialista interpreta la risposta cardiaca.
  • Esami di routine. Di solito vengono prescritti delle analisi del sangue per escludere patologie preesistenti. Ad esempio, nel caso di ipertiroidismo (aumento dei livelli degli ormoni tiroidei nel sangue). Inoltre, possono essere richiesti altri esami per verificare la presenza di una malattia respiratoria (di solito, BPCO).
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