Infezione da Naegleria fowleri: ameba mangiacervello

La Naegleria fowleri è uno degli ameboidi più letali del pianeta. Delle 148 persone contagiate negli ultimi 60 anni negli Stati Uniti, solo 4 sono sopravvissute.
Infezione da Naegleria fowleri: ameba mangiacervello

Ultimo aggiornamento: 13 luglio, 2021

L’infezione da Naegleria fowleri (un ameboflagellato appartenente al clade Percolozoa) scatena la naegleriasi, nota anche come meningoencefalite amebica primaria (PAM). Questa condizione è estremamente rara e letale: è stato stimato un tasso di mortalità del 98,5%.

Per fortuna, questa infezione è molto rara. Dal 2008 al 2017 negli Stati Uniti sono stati riconosciuti solo 34 casi. A livello globale, negli ultimi 60 anni sono stati rilevati circa 450 casi di negleriasi.

Il N. fowleri vive nelle acque dolci, nel terreno e all’interno del sistema nervoso centrale (SNC) dell’ospite. Continuate a leggere se volete saperne di più sulla meningoencefalite amebica primaria, inclusi sintomi e trattamenti.

Che cos’è un’infezione da Naegleria fowleri?

La Naegleria fowleri, nota anche come l’ameba mangia-cervello, è una specie del genere Naegleria, appartenente al clade Percolozoa. Non è una vera ameba a livello filogenetico, poiché attraversa una fase flagellata del ciclo vitale, cosa che non accade nel clade Amoebozoa.

N. fowleri mostra una particolare predilezione per le acque dolci, specialmente quelle sporche e contaminate da substrato. Come indicato dal portale medico Statpearls, questo organismo può resistere fino a 45 gradi Celsius e il suo ciclo di vita è suddiviso in 3 diverse fasi:

  • Cisti: è la struttura di resistenza del microrganismo. Quando le forme libere sono sottoposte ad ambienti stressanti, si incistano fino a circa 9 micron di diametro. I fattori che promuovono la ciste sono la mancanza di cibo, l’essiccazione ambientale e le temperature inferiori a 10 gradi Celsius.
  • Trofozoite: in questa fase la N. fowleri si divide, nutrendosi di batteri e, purtroppo, provocando il quadro patologico nell’uomo. I trofozoiti misurano da 10 a 35 micron e si muovono attraverso pseudopodi, dei processi citoplasmatici che consentono loro di muoversi.
  • Flagellato: questo stadio distingue la Naegleria fowleri da molti altri microrganismi non batterici. La forma flagellata, come suggerisce il nome, possiede 2 flagelli e si manifesta quando i trofozoiti sono esposti ai cambiamenti ionici dell’acqua.

Sia il flagellato sia la cisti possono causare infezioni nell’uomo, nonostante il trofozoite sia la forma infettiva. Quando questo ameboflagellato entra nella cavità nasale dell’ospite, entrambe le forme si trasformano velocemente nel trofozoite infettivo.

Radiografia del cervello.
L’ameba mangia-cervello ha 3 fasi di vita che rispondono alle condizioni ambientali. La forma trofozoite è quella che si nutre dei neuroni.

Perché si verifica l’infezione?

I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ci mostrano il ciclo infettivo di questo agente patogeno. N. fowleri entra nel corpo umano attraverso la cavità nasale, come flagellato, cisti o trofozoite. Una volta avvenuta l’inoculazione nasale, il patogeno invade l’epitelio respiratorio e la mucosa olfattiva.

Da qui, migra attraverso la lamina cribrosa (una sezione dell’osso etmoide) verso il sistema nervoso centrale (SNC), più precisamente al cervello, attraverso i nervi olfattivi. L’aspetto basale del cervello, il cervelletto e i bulbi olfattivi sono le strutture che subiscono i maggiori danni nei pazienti infetti.

N. fowleri promuove una risposta innata del sistema immunitario. La sua virulenza dipende dalla proteina Nfa1 (che si lega alle molecole di ossigeno), dalla produzione di ossido di azoto e dalla presenza di proteine ​​poriformi.

Poiché all’interno dell’uomo non ci sono i batteri di cui si nutre, N. fowleri attaccherà i neuroni e gli astrociti del sistema nervoso centrale. Proprio a causa del suo meccanismo patogeno le viene attribuito il nome di “ameba mangia-cervello”.

Fattori di rischio

La Mayo Clinic ed altre fonti indicano i fattori di rischio di un’infezione da Naegleria. In ogni caso, bisogna tenere presente che siamo di fronte a una patologia molto rara:

  • Nuotare in acque dolci non sterilizzate: la maggior parte delle persone si infetta dopo aver nuotato in acque stagnanti o presenti in un ambiente naturale non sterilizzate.
  • Fare il bagno in acque molto calde: questo patogeno non risponde bene al freddo. Pertanto, è più comune che appaia nei climi temperati.
  • Essere giovani: i bambini piccoli sono più inclini all’infezione da N. fowleri a causa delle loro abitudini e della tendenza a trascurare i servizi igienico-sanitari.

Infine, va notato che questa ameba non sopravvive negli ambienti salini ed è sensibile al cloro. È impossibile contagiarsi nuotando in mare, ma nemmeno in una piscina pubblica adeguatamente sterilizzata.

Sintomi dell’infezione da Naegleria fowleri

I sintomi clinici si verificano in un intervallo che va dai 2 agli 8 giorni, anche se alcuni pazienti iniziano a manifestarli dopo 24 ore, come indicato dal portale Antimicrobial Agents and Chemotherapy. Anche così, va notato che è impossibile tracciare un quadro clinico generale.

Il sintomo più comune è un forte mal di testa, ma anche fotofobia, confusione generalizzata, crisi epilettiche e, nei casi più gravi, il coma. Nei pazienti sono stati osservati anche un ritmo cardiaco anormale e la necrosi del miocardio, il tessuto muscolare del cuore.

Oltre a tutto ciò, si ritiene che la principale causa di morte sia l’aumento della pressione intracranica. La pressione nel liquido cerebrospinale aumenta fino a 600 millimetri nei pazienti con negleriasi. Come anticipato, la prognosi è molto sfavorevole e la morte è molto probabile.

Test diagnostici

Come indicato nei Manuali MSD, la patologia può essere confermata solo da una puntura lombare (e dalla conseguente analisi del liquido cerebrospinale), oltre che da una biopsia cerebrale. Questi test vengono eseguiti sulle persone con sintomi di negleriasi che sono state a contatto con acqua dolce non sterilizzata negli ultimi giorni.

Gli esami di diagnostica per immagini (tomografia computerizzata e risonanza magnetica) invece non rilevano la malattia, ma possono escludere altre possibili patologie.

Una volta ottenuto il liquido cerebrospinale, bisogna eseguire colture genetiche e l’analisi alla ricerca del genoma dell’ameba.

Risonanza magnetica.
Le immagini diagnostiche servono a escludere altre patologie che potrebbero avere sintomi simili.

Possibili trattamenti per l’infezione da Naegleria

Le opzioni di trattamento per un’infezione da Naegleria sono molto limitate, a causa della mancanza di pazienti sopravvissuti e degli studi in vitro effettuati.

I farmaci che vengono utilizzati oggi o che sono in un periodo di prova, ma non garantiscono la guarigione del paziente:

  • Amfotericina B: è un antibiotico e antimicotico estratto dallo Streptomyces nodosus, un batterio filamentoso. È il farmaco più utilizzato per il trattamento della negleriasi.
  • Miltefosina: un agente antiprotozoico originariamente ideato per trattare il cancro al seno. Questo trattamento ha salvato la vita a 3 pazienti: 2 nel 2013 e 1 nel 2016.
  • Fluconazolo: farmaco coadiuvante per la prevenzione delle infezioni fungine superficiali e sistemiche. Ha un buon tasso di penetrazione nel sistema nervoso centrale.
  • Azitromicina: antibiotico ad ampio spettro che appartiene al gruppo dei macrolidi. Il suo uso per questa malattia è in fase sperimentale.

Sfortunatamente, negli ultimi 10 anni ci sono stati solo 3 sopravvissuti negli Stati Uniti, il che rende molto difficile testare l’efficacia di un trattamento piuttosto che di un altro. Delle quasi 150 persone infette in questo paese negli ultimi 60 anni, solo 4 sono sopravvissute.

 Infezione da Naegleria fowleri: patologia rara che non dovrebbe preoccuparci

Questi ultimi dati possono sembrare allarmanti, ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Negli Stati Uniti (un Paese in cui vivono 328 milioni di persone) sono stati riscontrati sono 148 casi di negleriasi negli ultimi 60 anni.

Siamo di fronte a una malattia così rara e la percentuale di persone colpite è così piccola che non bisogna preoccuparsi.

Pertanto, nonostante l’allarme sociale che alcune fonti cercano di fomentare, sottolineiamo che non c’è motivo di preoccuparsi.

È sempre meglio evitare di fare sport acquatici in acque stagnanti, a causa dei possibili agenti patogeni che possono abitarle, ma al di là di questa misura preventiva, si può fare ben poco per evitare un’infezione da Naegleria.

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