Ipereducazione: un modo per crescere bambini infelici

9 giugno 2016
Anche se può sembrarci il modo migliore di prendersi cura dei nostri figli, in realtà l'ipereducazione può portarli a diventare persone insicure e con eccessivi livelli di autocritica.

Possiamo definire l’ipereducazione come l’attenzione eccessiva riservata ai figli. Forse a qualcuno può sembrare solo un modo di mettere in dubbio il modo in cui educhiamo i nostri piccoli.

In fin dei conti, perché mai non dovremmo porre tutta la nostra attenzione nell’educazione dei nostri figli? Qual è il limite? Tutti i bambini hanno bisogno dell’affetto e dell’attenzione continua dei loro genitori. Ecco perché, a volte, è difficile capire quale sia il limite.

Ebbene, in realtà questo limite si trova proprio in quella sottile frontiera oltre la quale non si permette la crescita personale dei nostri figli e si cade nella tossicità emotiva. 

Perché l’educazione non è controllo, non significa asfissiare e tarpare le ali a quei bambini che domani dovranno essere adulti capaci di prendere decisioni ed essere responsabili delle loro vite.

Il termine “iper-educazione” comporta anche altre implicazioni che dobbiamo conoscere.

L’ipereducazione o il peso dell’essere iperprotettivi

La cosa più curiosa di questo tipo di comportamento e di approccio educativo è che i genitori interferiscono molto in ogni aspetto della vita dei propri figli: scuola, sport, passioni, alimentazione, amicizie…

Sono “iperpresenti”, pensano di agire come i migliori genitori del mondo e che questo sia il miglior modo di educare i figli. Tuttavia, l’equilibrio emotivo e personale dei bambini dista molto dall’essere il riflesso della felicità.

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Bambina dietro la finestra ipereducazione

Conseguenze dell’ipereducazione: delusione

I genitori hanno interiorizzato quello che per loro è l’ideale del bambino perfetto e, come se non bastasse, in questa sfera includono se stessi come imprescindibili figure di riferimento.

Tuttavia, man mano che passa il tempo, si accorgono che i loro figli non si adeguano a questo ideale e a quel punto compare la delusione. 

Quando il bambino percepisce questa delusione nello sguardo dei genitori, comincia a provare sentimenti negativi causati dalla sensazione di fallimento ed inferiorità.

Conseguenze dell’ipereducazione: ansia e stress

  • Un aspetto che dobbiamo tenere in considerazione sull’ipereducazione è che essa va a braccetto con l’iperattività educativa. È abbastanza comune che i genitori iscrivano i bambini a molteplici attività extrascolastiche che, a volte, non risvegliano neppure l’interesse negli stessi bambini.
  • Poco a poco avremopiccoli stressati, con un livello di ansia simile a quello di un adulto.
  • I genitori che ricorrono all’ipereducazione non tollerano errori nei loro figli. Si sforzano di formare bambini competenti, immuni all’errore o al fallimento, e una cosa del genere è assolutamente impossibile.

Conseguenze dell’ipereducazione: proibito sbagliarsi

  • Ogni bambino ha il diritto di sbagliare qualcosa e di poter imparare dai suoi errori in piena libertà.
  • I bambini ipereducati diventano giudici di se stessi. Gli obiettivi prefissati per loro sono talmente alti che, quando percepiscono di non essere in grado di raggiungere il livello desiderato, colpevolizzano loro stessi e cedono all’autodistruzione.

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Madre e figlia ipereducazione

Educazione con attaccamento equilibrato per favorire la responsabilità

Secondo uno studio portato a termine dall’Università di Queen, Ontario (Canada), una delle conseguenze più gravi dell’ipereducazione è che i bambini tra i 7 e i 12 anni sanno appena cosa significhi giocare all’aria aperta o interagire con gli amici. Sono bambini infelici. 

Sappiamo che crescere un figlio significa, innanzitutto, proteggere, ma questa protezione deve essere basata sui seguenti aspetti.

Proteggere il bambino per farlo sentire sicuro, non “trattenuto”

  • Un attaccamento sano nei confronti del figlio è quello che favorisce il riconoscimento del bambino affinché abbia una buona immagine di sé.
  • Un bambino che si sente protetto dai suoi genitori ha un’autostima più forte che gli permetterà di conseguenza di avere iniziativa, di non aver paura, di maturare e di assumersi le sue responsabilità.

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Proteggere dando consigli, ma permettendo di imparare dai propri errori

Proteggiamo i bambini affinché non cadano, affinché scelgano il cammino corretto, ma lo scopo deve essere sempre quella di promuovere il fatto che abbiano una voce propria e, soprattutto, che possano commettere i propri errori per imparare da essi. 

bambina nel prato ipereducazione

Proteggere affinché sappiano che qualunque strada scelgano sarete con loro

L’attaccamento e la forza del vincolo è indispensabile, soprattutto durante i primi anni di vita dei nostri figli. Tuttavia, a partire dai 7 o 8 anni, i bambini matureranno in modo netto.

  • È questo il momento in cui esigeranno diritti, in cui si faranno un’idea del concetto di giustizia e morale. È il passaggio precedente alla caotica adolescenza in cui cominceranno a prendere decisioni che potranno sorprenderci.
  • Ascoltiamoli sempre e consigliamoli ogni giorno, insegniamo loro che per essere liberi, bisogna essere responsabili; che per godere di alcuni diritti, bisogna adempiere a qualche dovere.

Dobbiamo fomentare un apprendimento basato sull’esperienza, non sull’ipereducazione che frena la voce dei bambini e che stabilisce obiettivi ideali che nessuno può realizzare. Vale la pena tenerlo in considerazione.

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