Meglio tacere durante la tempesta

29 agosto 2016
Dato che nei momenti d’ira non siamo coscienti di ciò che diciamo, è meglio aspettare che passi la tempesta per esporre il nostro punto di vista con tranquillità.

Quando arriva la tempesta, tutti gli elementi della natura si scontrano tra loro mostrandoci il loro lato più aggressivo, il più caotico e, a volte, persino quello più pericoloso.

Succede lo stesso con le relazioni umane, anche noi ci scontriamo e collidiamo emotivamente durante le nostre discussioni, gli scontri e le differenze.

Quando arriva quella tempesta in cui tutto sembra riaffiorare, lo spossamento, la rabbia, le incomprensioni e qualsiasi altro fattore scatenante, molti di noi perdono la pazienza fino al punto di dire cose di cui in seguito si pentono.

Non sempre è facile mantenere la testa fredda e il cuore caldo ma, a volte, un istante di tempesta porta come conseguenza anni e anni di pentimento. Impariamo a mantenere la calma.

Quando la tempesta arriva nei nostri cuori 

È molto comune giustificarsi dicendo “mi ha spezzato il cuore” o “il mio cuore era pieno d’ira”. Tuttavia, chi avverte davvero il dolore e l’affronto è il cervello, ed è quest’ultimo a scatenare la tempesta.

Vediamolo in dettaglio.

Le discussioni e i cambiamenti fisiologici

Quando non c’è altro rimedio, quando il caso, il fattore scatenante e la sfortuna, ci fanno catapultare nel mezzo di una discussione, la prima cosa che sente il nostro cervello è una “minaccia”.

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  • Viene attaccato ciò in cui crediamo, il nostro equilibrio, la nostra verità.
  • Ci sentiamo offesi perché qualcuno che rispettiamo mette in dubbio qualcosa che per noi è importante.
  • Ci sentiamo minacciati di fronte alle parole, alle idee e ad un viso che improvvisamente ci guarda con disprezzo.
funanmolo che regge cuore e cervello tempesta

Il cervello identifica queste situazioni come pericolose e, pertanto, scatena una reazione istintiva che regola il sistema parasimpatico. Ci prepara a difenderci e anche a scappare:

  • Accelera il ritmo cardiaco.
  • Vengono inviati impulsi nervosi ai muscoli per preparare il movimento, anche se ciò che provoca per prima cosa è un tremore, lo stesso che avvertiamo a mani, stomaco e gambe.
  • Proviamo un’agitazione generale, secchezza alla bocca e un nervosismo quasi attanagliante che ci impedisce di pensare con chiarezza.

Durante la “tempesta”, il cervello non riesce a pensare

Durante le discussioni, in questi istanti ad alto carico emotivo che di solito costituiscono le incomprensioni o i malintesi, il cervello pensa solo a difendersi e ad attivare il nostro corpo per una possibile reazione di fuga.

È dunque incapace di pensare con calma e di ricorrere alla sensatezza.

  • Nel mezzo della discussione è possibile che i nostri meccanismi di difesa cadano e che non esista più alcun filtro che ci impedisca di dire ciò che ci passa per la testa.
  • A volte, durante quelle tempeste emotive, liberiamo tute le sensazioni e tutti i pensieri che abbiamo in mente.

Siamo del tutto sinceri e, dunque, diamo sfogo a tutto quello che proviamo, anche se è carico di negatività, per questo è comune usare parole piene di rabbia di cui in seguito ci pentiamo.

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Così, anche se è possibile che in un primo momento ci sentiremo sollevati dopo aver detto ciò che provavamo, con il tempo ci renderemo conto che non era la cosa giusta da fare.

Tacere durante la tempesta e parlare quando si è più calmi

Si tratta di una strategia complicata da mettere in pratica, ma restare in silenzio durante la tempesta per riservare le energie per i momenti in cui si possiede maggiore tranquillità mentale, sarà sempre la cosa più giusta.

Per riuscirci, possiamo ricorrere alle seguenti tecniche.

Il muro difensivo

Quando sorge un’incomprensione e, quasi senza poter controllarvi, vi vedete coinvolti in una discussione, visualizzate nella vostra mente un muro difensivo.

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  • Dietro questo muro, ci siete voi in un palazzo fatto di calma, ma è un palazzo che ha delle finestre e da cui potete vedere e, ovviamente, sentire.
  • Stare in questo spazio rilassato e protetto deve permettervi di ascoltare ogni parola della persona che avete di fronte per, poi, poter analizzare il suo punto di vista in profondità.
  • Mentre l’altra persona “si infiamma” difendendo il suo punto di vista, noi possiamo posizionarci nell’indifferenza, nella calma e nell’atteggiamento in cui si è ricettivi, ma non si vuole dare importanza alle grida o alle emozioni negative.

L’assertività

Quando la discussione finisce e passano alcune ore o dei giorni, sceglieremo un buon momento per parlare con la persona in questione. Bisogna mettere in chiaro che non desideriamo altri malintesi né attimi di tensione.

  • Che ci crediate o no, parlare con serenità, ma con fermezza fa zittire l’altra persona.
  • Solo allora dovremo argomentare con equilibrio e assertività la nostra posizione, dimostrando in ogni momento che capiamo il suo punto di vista, ma che non lo condividiamo.
  • In questi casi ricorrete all’uso dei pronomi personali: “io sento”, “io voglio”, “io ti capisco”.
  • Se percepite che l’altra persona continua ad insistere con le grida, a vedere solo il punto di scontro senza capire il vostro punto di vista tanto da portare la discussione all’estremo, privandola del senso e delle argomentazioni di base, allora non vale la pena avere questo tipo di confronto.

È meglio mettere le distanze.

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Perché ci sono discussioni che, effettivamente, non meritano incomprensioni né brutti momenti da passare se di base manca la volontà di comprendersi.

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