Nanoparticelle delle foglie di tè che inibiscono il cancro

· 19 settembre 2018
Le nanoparticelle del tè tornano alla ribalta per il trattamento di certe malattie. Questa volta tocca al cancro

Un gruppo di ricercatori della Swansea University, Inghilterra, in collaborazione con due università indiane, ha scoperto che alcune nanoparticelle delle foglie di tè sarebbero in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali del polmone.

Come per la maggior parte delle grandi scoperte scientifiche, si tratta di pura serendipità; in altre parole, quella che potrebbe essere una delle più importanti scoperte dell’anno è stata trovata casualmente.

Anche se la scoperta è ancora in fase di studio, queste particelle minuscole sono conosciute come “punti quantici”, quattromila volte più sottili di un capello umano. Ed è proprio grazie alle loro ridottissime dimensioni che sono in grado di penetrare nei nanopori delle cellule del tumore, provocando la distruzione, con l’effetto di un citotossico, dell’80% delle cellule.

Vediamo nel dettaglio questa incredibile scoperta sulle nanoparticelle delle foglie di tè.

Cos’è il cancro

Il cancro è il nome comunemente dato a un gruppo di malattie in cui si assiste una divisione cellulare incontrollata. In altre parole, un tessuto che si estende a dismisura o sopra altri tessuti.

Potrebbe essere considerato un ospite assolutamente autonomo, che sfrutta i nostri tessuti organici con risultati nefasti.

Visita medica

Nanoparticelle delle foglie di tè

L’applicazione di nanoparticelle è oggetto di studio in vari campi di ricerca. Ad esempio, per quanto riguarda gli schermi di televisori, per migliorarne immagine e colore.

Qualora le ricerche risultassero positive, queste nanoparticelle potrebbero essere utilizzate per individuare e diagnosticare i tumori, grazie alle loro proprietà fluorescenti dovute all’assorbimento di energia luminosa. Tuttavia, si tratta di un procedimento complesso da realizzare, caro e con possibili effetti secondari.

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I ricercatori hanno creato un metodo semplice per produrre nanoparticelle non tossiche per l’organismo. Sono stati usati estratti di foglie di Camellia sinensis, o pianta del tè, insieme ad altri componenti chimici che hanno permesso di scoprire l’effetto di queste nanoparticelle.

La Camellia sinensis è una pianta le cui foglie vengono impiegate per fare il tè, originaria della Cina e del Sud-est asiatico. Oggi, però, è coltivata in tutto il mondo. Questa pianta veniva già usata nell’antichità nella preparazione di oltre 50 medicinali cinesi e, insieme ad altre, per preparare tè verde, rosso e nero. Infatti, è una pianta che ha un gran potere antiossidante.

E non sarebbe solo in grado di frenare il cancro, viene usata anche per curare altre patologie, come il diabete, la stanchezza cronica o i disturbi legati alla vescica. In più apporta caffeina, ferro e proteine; queste ultime, grazie al contenuto di tannini.

Il tannino è una biomolecola polifenolica astringente che viene usata per la precipitazione delle proteine e di altri composti organici. Possiamo trovarlo in diverse piante. Il suo scopo è tenere lontano i predatori erbivori.

Dopo questa scoperta, il team si è reso conto che le nanoparticelle erano in gradi di inibire le cellule cancerogene.

Com’è iniziata e come procede la ricerca?

Il Dottor Sudhagar Pitchaimuthu è il ricercatore principale. È laureato in fisica ed è conosciuto a livello mondiale per la sua applicazione di nanoparticelle; la sua ricerca verte anche sul loro impiego per creare particelle fotoelettriche mediante la sintesi delle cellule.

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Donna che beve tè

Il Dottor Pitchaimuthu ha spiegato che “a un certo punto abbiamo visto che, in certi casi, queste nanoparticelle frenavano la crescita delle cellule tumorali”. È stato in quel momento che si sono resi conto dell’importanza della loro scoperta.

Nonostante tutto, però, bisogna sottolineare che ciò non significa che bere tè possa curare o prevenire il cancro. Il processo è molto più complicato.

In ogni caso, il Dottor Pitchaimuthu ha detto alla BBC che tra un paio d’anni potrebbe essere possibile una ricerca sugli umani e non solo: tra 10 anni potrebbe essere possibile un’applicazione medicinale di queste nanoparticelle.

“Il prossimo passo -afferma il Dottor Pitchaimuthu- è iniziare a sperimentare su larga scala, con l’aiuto di altri collaboratori. Vogliamo continuare la ricerca sulle funzioni delle nanoparticelle delle foglie di tè sulle cellule del cancro”.

Ha inoltre aggiunto che uno dei suoi progetti sarebbe la creazione di una fabbrica di punti quantici in cui esplorare appieno le loro funzioni, aprendo nuovi orizzonti di ricerca e di applicazione di queste nanoparticelle delle foglie di tè.

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