Pentirsi non è piangere: chi si pente cambia

4 giugno 2016
Pentirsi non è negativo, infatti ci aiuta a conoscerci e a crescere come persone. Tuttavia, bisogna saperlo fare in modo corretto per non lasciarci sopraffare.

Pentirsi è uno stato emotivo che molti usano in modo molto leggero. Probabilmente anche voi conoscete qualcuno che sostiene con orgoglio: Io non mi pento di nulla di ciò che ho fatto e detto nella mia vita”.

Non è l’atteggiamento ideale. Se c’è una cosa che ci fornisce il pentimento, è l’opportunità di cambiare per imparare da un fatto concreto e poter agire così con maggiore integrità, rispetto e maturità personale.

Vivere è, in fin dei conti, riconoscere i propri errori e non ripeterli per avanzare in modo più saggio. Chi non si pente di nulla forse lo fa perché in realtà non accetta i propri fallimenti, le proprie esperienze di vita, le offese fatte o ricevute e le relazioni con persone che forse sarebbe stato meglio evitare.

La psicologia del pentimento

Una cosa molto comune nelle nostre relazioni personali è che il nostro partner o i nostri amici, lamentano molto spesso ciò che ci hanno fatto, il torto che tanto ci ha fatto soffrire.

Ce lo dimostrano con molto trasporto e premura, ma in realtà non cambiano. Dopo qualche tempo, commettono lo stesso errore, dimostrandoci così che il pentimento era tutt’altro che sincero. Perché le persone si comportano in questo modo?

Vi invitiamo a riflettere su questi aspetti.

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Donna che si copre la faccia pentirsi

La mancanza di responsabilità o la negazione di quanto successo

Questa caratteristica è molto comune tra gli adolescenti. Ci dicono di essere molto pentiti di quello che hanno fatto, ma non riusciamo mai a percepire la sincerità di questo pentimento e, ovviamente, dal loro comportamento futuro non si percepisce alcun cambiamento.

  • Pentirsi implica essere responsabili dell’errore commesso o dell’atto realizzato e, inoltre, sentire questo malessere in modo reale, autentico.
  • Ci sono persone che preferiscono negare quanto successo, pensare che ciò che è avvenuto non ha alcuna importanza. Questo è, senza dubbio, un chiaro esempio di immaturità.

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Il rifiuto del cambiamento

“So che ho fatto del male, so che ho sbagliato, ma non voglio che le cose cambino e preferisco comportarmi allo stesso modo”. Questo atteggiamento è purtroppo molto comune tra le personalità egoiste e con schemi di comportamento molto ferrei.

  • Se ci rifiutiamo di cambiare, non saremo mai capaci di adattarci al flusso della vita, al suo scorrere e alle complesse vicissitudini verso cui, a volte, il destino ci porta.
  • Chi non si pente di nulla nell’arco della sua vita forse non è cosciente del fatto che, in qualche momento, ha ferito qualcuno.

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Non intuirlo è anche un modo di rifiutarsi di riconoscere che ci sono aspetti di noi stessi che dovremmo cambiare per vivere in equilibrio, senza fare del male a nessuno.

Perché non basta essere spiacenti, non basta piangere. Chi si pente davvero cambia.

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Pentirsi insegna a comportarsi meglio

A volte pentirsi di qualcosa non vuol dire essersi sbagliati, significa solo che sarebbe stato possibile agire meglio.

  • Nell’arco della nostra esistenza non ci limitiamo solo a commettere errori; a volte comprendiamo che è meglio optare per determinate scelte o evitare di avvicinarci a certe persone.
  • Il pentimento è parte dell’apprendimento e molte volte deve essere visto come una cosa naturale e non come una cosa negativa.

Per esempio: la mia relazione di coppia non è stata felice, sono stata male, ma non per questo mi pento di averla vissuta. Questa esperienza insegna che a volte è meglio essere soli che male accompagnati.

  • Il pentimento è una “sveglia esistenziale” che ci invita a diventare coscienti di determinate azioni, pensieri e scelte.
  • Altro aspetto che dobbiamo tenere in considerazione è che non è positivo “ossessionarci” con un fatto concreto fino al punto in cui il pentimento ci impedisce di vivere.
Donna intrappolata pentirsi

Il pentimento lo dobbiamo sentire; poi dobbiamo sminuzzarlo per capirne le cause e le conseguenze e, infine, per intraprendere il cambiamento o agire in un determinato modo.

Non serve a nulla soffrire e farci sopraffare dalla situazione.

  • Un aspetto abbastanza comune di questa dimensione emotiva è che molti di noi di solito non si pentono di aver fatto certe cose, ma di non averle fatte o dette. Questa è senza dubbio una delle situazioni più facili a cui porre rimedio.

Quando il pentimento è esistenziale (dispiacersi di non aver detto cosa si provava, di non aver fatto un determinato viaggio, ecc.), pensate che non vale la pena alimentare questa sofferenza inutile perché c’è una facile soluzione. Ci vuole solo una cosa: CORAGGIO.

La vita consiste nel saper camminare assumendo non solo errori e lezioni, ma agendo anche d’accordo alle nostre necessità emotive.

Non abbiate dubbi: fate quella telefonata, comprate quel regalo, prenotate quel biglietto, approfittate di ogni opportunità che vi consenta di essere più felici…

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