Sindrome di Klinefelter: definizione e sintomi

25 Febbraio 2021
La sindrome di Klinefelter è tra le cause di infertilità maschile e presenta ripercussioni sulla salute fisica e mentale. Di che tipo? Ne parliamo nel dettaglio in questo articolo.

La sindrome di Klinefelter è un’anomalia dei cromosomi che porta allo sviluppo di ipogonadismo primario. Dato che i sintomi sono legati alla scarsa produzione di sperma, il trattamento precoce risulta spesso efficace.

Ma quali sono i sintomi? A cosa è dovuta? Sono ancora tanti i dubbi riguardo a questa malattia. Ed è per questo che nelle prossime righe vi diremo tutto quello che c’è da sapere sulla sindrome di Klinefelter. Continuate a leggere!

Sintomatologia comune della sindrome di Klinefelter

I sintomi della sindrome di Klinefelter possono variare in funzione dell’età. Questi si manifestano in maniera molto più evidente dopo la pubertà, quando è maggiormente ravvisabile la scarsa produzione di testosterone.

Neonati

Non avendo ancora raggiunto la pubertà, la manifestazione dei sintomi è più rara, dunque tendono a passare inosservati. Solo nei casi in cui i sintomi sono evidenti è possibile formulare la diagnosi.

In questa fase possono manifestarsi debolezza muscolare e ritardo nello sviluppo psicomotorio. Quando il pediatra visita il neonato durante i controlli di routine, presta particolare attenzione all’età in cui acquisisce determinate abilità motorie.

Ciò include tenere la testa dritte, le prime parole, i primi passi, la prima volta che riesce ad afferrare piccoli oggetti da solo, tra gli altri. A tale scopo, il professionista usa spesso una scala di valutazione delle abilità motorie grossolane e fini, denominata test di Denver.

In alcuni casi, il neonato può soffrire di criptorchidismo. Un disturbo comune, caratterizzato da alterazioni nella discesa dei testicoli verso lo scroto; giacché da un punto di vista embriologico, in principio sono alloggiati nella cavità addomino-pelvica.

Considerato che il trattamento definitivo è di tipo chirurgico, i medici, richiedono un periodo di attesa per osservare la naturale discesa dei testicoli. Se non avviene, bisogna intervenire. In caso contrario, possono scaturire problemi di fertilità in età adulta; caratteristica comune alla sindrome di Klinefelter.

Visita pediatrica.
Nei neonati, i sintomi della sindrome di Klinefelter sono poco evidenti. Nonostante ciò, il pediatra può riconoscere alcuni dei segni caratteristici del disturbo.

Bambini e adolescenti

Come anticipato, i sintomi iniziano a farsi più evidenti durante e dopo la pubertà. È in questo periodo che i soggetti possono mostrare delle differenze in comparazione con i compagni di classe o parenti, e che sono in larga parte dovte alla scarsa produzione di ormoni sessuali maschili.

Lo sviluppo in altezza, a scapito delle gambe, tende ad attirare l’attenzione dei genitori e a motivare il consulto pediatrico. A ciò si aggiunge l’aumento del tessuto mammario, che lo rende simile al seno di una donna (ginecomastia).

In quasi tutti i casi, si ha uno scarso sviluppo dei testicoli, i quali mantengono dimensioni pressoché invariate nel corso dell’età dello sviluppo. Come conseguenza, vi è un ritardo (se non l’assenza) nella comparsa dei peli pubici e di altri elementi tipici della pubertà.

Problemi di comunicazione, sociali e psicologici, possono altrettanto manifestarsi in questa fase. Molti pazienti soffrono di dislessia, timidezza e insicurezze varie. Non è ancora noto se si tratti di una conseguenza diretta o indiretta del disturbo ormonale.

La coesistenza dei fattori appena citati porta, in genere, a uno scarso rendimento scolastico, a volte legato a ripetuti atti di bullismo, secondo quanto riporta la Klinefelter Syndrome Association (KSA).

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Adulti

In questa fase i sintomi si fanno più evidenti e l’infertilità costituisce uno dei problemi maggiori. Di fatto, sono tanti i pazienti si rivolgono al medico per questo specifico problema, il che può portare a una diagnosi tardiva.

Esistono diverse cause di infertilità, ma nel caso dei pazienti affetti dalla sindrome di Klinefelter, essa è dovuta all’assenza o basso numero di spermatozoi. Questi ultimi sono le cellule sessuali specializzate maschili, la cui funzione è vitale per il successo del processo di fecondazione.

Inoltre, si ha un minore sviluppo del tessuto muscolare, nonostante l’allenamento fisico. E, nei casi più gravi, si può incorrere nell’osteoporosi.

Esiste una relazione con il cancro?

I soggetti affetti da questa sindrome sono maggiormente esposti al rischio di sviluppare neoplasie maligne, in particolare il cancro al seno e i linfomi. In alcuni casi, possono comparire anche altri tipi di tumori.

Questo caso clinico, pubblicato nel 2019, riguarda un paziente maschio di 42 anni, ricoverato in una struttura ospedaliera per un’infezione respiratoria congiunta a un’ampia lesione al torace.

I dati forniti dal paziente hanno rivelato una storia di problemi di fertilità, alta statura, atrofia testicolare, ginecomastia, tra le diverse alterazioni, che hanno portato alla diagnosi di sindrome di Klinefelter confermata in laboratorio.

In seguito, è stata eseguita una biopsia della lesione toracica, il cui referto ha rivelato essere un timoma. Si tratta di una neoplasia che si sviluppa a partire dalle cellule del timo, organo coinvolto nello sviluppo del sistema immunitario e che tende a scomparire negli anni.

Sindrome di Klinefelter: le cause

La sindrome di Klinefelter è dovuta a un insieme di alterazioni cromosomiche che, a seconda della gravità e del numero di cellule colpite, provocano manifestazioni cliniche di entità variabile.

Le informazioni contenute nei geni sono organizzate in strutture chiamate cromosomi, presenti in un gran numero di organismi viventi. Nel caso degli esseri umani, ogni cellula dell’organismo ne contiene 23 coppie, ad eccezione delle cellule sessuali, che ne hanno la metà.

Nella fecondazione, a seconda dei cromosomi ottenuti, viene definito il sesso dell’individuo dal punto di vista genetico. Le donne hanno due cromosomi X (XX), mentre gli uomini ne hanno uno X e uno Y (XY). Queste sigle fanno riferimento alla forma che assumono quando vengono osservati in laboratorio.

I pazienti con la sindrome di Klinefelter presentano un difetto genetico in cui sono presenti due cromosomi X e uno Y (XXY), fenomeno noto in biologia molecolare come “aneuploidia”. Inoltre, esistono ulteriori varianti, ma meno comuni, come i modelli XXXY e XXXXY.

Su può trasmettere ai figli?

Nonostante sia un problema genetico, non è in ogni caso ereditario. Il rischio che un paziente affetto da questa malattia abbia figli con la stessa condizione è pari a quello della popolazione generale. Si tratta piuttosto di un disturbo a insorgenza casuale.

Secondo gli esperti, il rischio di recidiva è all’incirca dell’1%, soprattutto nelle madri in età avanzata. Ciò significa che le coppie con un figlio già affetto dalla malattia hanno maggiori probabilità (seppur molto basse) di avere un altro figlio con la stessa sindrome.

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Fattori di rischio nella sindrome di Klinefelter

Come già accennato, la malattia compare in maniera sporadica e casuale nella popolazione generale. Finora, solo l’età avanzata della madre (oltre i 40 anni) è stata riconosciuta come un lieve fattore di rischio nello sviluppo della malattia.

Tuttavia, secondo questo articolo, la sindrome di Klinefelter è di per sé un fattore di rischio cardiovascolare. Diversi studi, inoltre, suggeriscono una maggiore prevalenza di patologie, quali:

  • Prolasso della valvola mitrale.
  • Aritmie.
  • Malformazioni cardiache, come il difetto del setto interatriale o ventricolare e tetralogia di Fallot.
  • Ulcere venose e rischio tromboembolico.

Il primo è il risultato di un quadro clinico noto come rigurgito mitralico; caratterizzato dalla non corretta chiusura di questa valvola, la quale collega l’atrio con il ventricolo sinistro, due cavità del cuore che gestiscono il sangue ossigenato per pomparlo al resto del corpo.

Il rischio tromboembolico può portare allo sviluppo di una trombosi venosa profonda e di una tromboembolia polmonare, condizioni potenzialmente letali.

Come viene diagnosticata?

Lo specialista, durante la valutazione medica, può sospettare la presenza della malattia se gli elementi della storia medica del paziente coincidono con i sintomi precedentemente menzionati. Tuttavia, in genere vengono eseguiti degli esami per rilevare le cause più comuni della sindrome di Klinefelter, oltre a quelli specifici per diagnosticare la malattia.

Questi ultimi includono la rilevazione dei livelli degli ormoni sessuali nel sangue e il cariotipo. Il primo esame misura il testosterone, l’ormone follicolo stimolante (FSH) e l’ormone luteinizzante (LH).

Questi ultimi due si presentano generalmente alti, mentre il testosterone è sempre basso. Ciò permette la diagnosi di ipogonadismo primario; condizione che definisce questa sindrome e che è caratterizzata dall’incapacità dei testicoli di produrre testosterone.

L’analisi cromosomica si effettua attraverso un cariotipo. Tale tecnica consente di separare e osservare tutti i cromosomi, identificando più facilmente i modelli genetici anomali citati, nello specifico l’XXY.

Si effettua un prelievo di sangue, dal quale si estraggono i linfociti T del paziente e si analizza il materiale genetico all’interno del nucleo cellulare impiegando coloranti speciali. Sebbene gli eritrociti o globuli rossi siano più abbondanti e più facilmente accessibili, non vengono utilizzati per questo esame perché mancanti del nucleo.

Nelle madri in età avanzata o con fattori di rischio per lo sviluppo di altre malformazioni cromosomiche, questo esame può essere effettuato in gravidanza, utilizzando un campione di cellule sospese nel liquido amniotico.

Visita medica.
In molti casi, la sindrome di Klinefelter viene diagnosticata in età adulta, quando il paziente si rivolge al medico per problemi di fertilità.

Quali sono i trattamenti per la sindrome di Klinefelter?

La sindrome di Klinefelter non ha una cura. Tuttavia, esistono alcune misure terapeutiche volte a ridurre i sintomi, come la terapia ormonale sostitutiva a base di testosterone.

Giacché i pazienti presentano livelli ridotti di questa sostanza, possono trarre beneficio dal trattamento soprattutto durante la pubertà. Motivo per cui la diagnosi precoce è estremamente importante. Il trattamento, in una certa misura, può ristabilire lo sviluppo delle caratteristiche sessuali maschili.

Il trattamento dell’infertilità è più complicato, soprattutto perché molti dei pazienti si rivolgono al medico in età adulta, allorché la capacità dei testicoli di generare sperma è già di per sé ridotta.

In questi casi, le tecniche di riproduzione assistita rappresentano un’opzione valida e altamente efficace. Uno dei metodi più conosciuti è l’iniezione intracitoplasmatica dello sperma, che è basato sull’estrazione dello sperma (quando presente) e nel successivo inserimento nell’ovulo della partner.

I restanti sintomi richiedono trattamenti specifici, eseguiti da professionisti diversi. Pertanto, i disturbi dell’umore richiederanno una psicoterapia, le scarse prestazioni scolastiche una valutazione da parte di un psicologo scolastico e la ginecomastia può essere trattata con la rimozione chirurgica dei tessuti, per citare alcuni esempi.

Consigli e raccomandazioni

Una volta ottenuta la diagnosi, si raccomanda di seguire le indicazioni fornite dal medico riguardo le terapie ormonali sostitutive o, quando necessario, il trattamento dei sintomi.

Il supporto psicologico è estremamente importante in questi casi, giacché una storia di bullismo, insicurezze, depressione o distimia potrebbe assumere un’importanza maggiore dei problemi fisici o dell’infertilità.

Cosa non bisogna dimenticare della sindrome di Klinefelter?

La sindrome di Klinefelter è una malattia genetica associata a diversi disturbi ormonali e psico-affettivi. Sebbene non esista una cura, è necessario rivolgersi a un medico specialista per valutarne i sintomi ed evitare di compromettere la qualità della vita del paziente. Il trattamento tempestivo può ridurre gran parte delle possibili ripercussioni future.

A seconda dell’età e del contesto, la diagnosi può essere effettuata da specialisti diversi; più solitamente: pediatri, medici di famiglia, internisti ed endocrinologi.

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