Vaccino contro l’HIV in procinto di essere testato

1 febbraio 2018
Sebbene sia ancora in fase sperimentale, questo vaccino contro l'HIV potrebbe rappresentare un grande passo avanti nel trattamento della malattia.

L’AIDS continua a essere uno dei principali problemi di salute pubblica mondiale. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha causato la morte di almeno 35 milioni di persone. Sembra esserci, però, una nuova arma: il vaccino contro l’HIV.

Al giorno d’oggi rappresenta ancora una vera sfida per la comunità scientifica. Sebbene i trattamenti si siano evoluti dalla data della sua scoperta, si realizzano ricerche con l’obiettivo di trovare una cura.

Alcuni sostengono che il peggio sia passato. Il trattamento a base di antiretrovirali ha permesso a milioni di pazienti di condurre uno stile di vita relativamente normale. 

Tuttavia, non possiamo negare che il virus continua a essere una sentenza di morte per molte persone.

La buona notizia è che sia la medicina sia le case farmaceutiche continuano a ottenere successi rilevanti contro questa malattia. Siamo dunque sempre più vicini a una cura definitiva.

Oggi in Africa, continente in cui l’HIV è una delle principali cause di morte, sono in corso due nuovi studi che aspirano proprio al progresso più atteso: la cura completa della malattia.

Un vaccino contro l’HIV che dà nuove speranze

Puntura

L’azienda Johnson & Johnson (J&J), insieme agli Istituti Nazionali della Salute degli Stati Uniti (NIH) e alla Fondazione di Bill e Melinda Gates, ha sviluppato un nuovo trattamento con cui migliorare la prognosi dei pazienti affetti da AIDS. 

Si tratta di una combinazione di due vaccini che saranno testati su 2600 donne nell’Africa del Sud nel corso dei prossimi tre anni.

La prima dose è volta a preparare il sistema immunitario, mentre con la seconda si cercherà di far aumentare la risposta del corpo contro gli attacchi del virus HIV.

In essa viene impiegata la cosiddetta tecnologia del “mosaico” che combina proteine immunostimolanti di diversi ceppi dell’HIV che, si spera, possono prevenire l’infezione.

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Importanti passi in avanti…

Paul Stoffels, direttore scientifico della J&J, si aspetta che il vaccino contro l’HIV abbia un’efficacia superiore al 50 %.

“Questo è l’obiettivo”, afferma Stoffels. “Con un po’ di fortuna otterremo molto di più”.

Nel novembre del 2016 si è cominciato a testare anche un altro vaccino contro l’HIV in Sudafrica. È la prima volta in più di un decennio che due grandi vaccini contro questa malattia vengono testati contemporaneamente.

Vaccino

Oltre al promettente studio di J&J, l’iniziativa ViiV Healthcare, che per la maggior parte appartiene ai laboratori farmaceutici GlaxoSmithKline, ha avviato altri esperimenti in cui saranno coinvolte 3200 donne dell’Africa subsahariana. 

Nell’ambito di quest’ultimo studio, anch’esso finanziato da fondi del NIH e della Fondazione Gates, le pazienti riceveranno ogni due mesi l’iniezione di un farmaco sperimentale, il cabotegravir, con l’obiettivo di valutarne l’efficacia contro l’HIV.

Le donne sono diventate centrali nella lotta contro le malattie sessualmente trasmissibili, infatti in Africa corrispondono a più della metà di tutti i nuovi casi di AIDS diagnosticati.

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Strumenti promettenti per la prevenzione

HIV e AIDS

L’applicazione di questi nuovi trattamenti contro l’HIV rappresenta uno dei progressi più significativi contro questa malattia.

La direttrice delle iniziative comunitarie della salute di Trillium Health, Kristen Lanphear, ha affermato su Futurism che questi due nuovi studi africani sono di grande importanza in quanto “è molto meglio prevenire che curare”.

Ha anche aggiunto:

Entrambi costituiscono nuovi strumenti potenziali molto interessanti in ambito preventivo.

Sebbene trovare una cura costituisca ancora una possibilità, la prevenzione è un metodo reale per mettere davvero fine all’epidemia di AIDS. Quanti più strumenti possediamo, tanto più velocemente riusciremo a raggiungere l’obiettivo.

L’aspetto più interessante del vaccino contro l’HIV, secondo la Lanphear, è che, a differenza di altri farmaci provati contro questa malattia, queste iniezioni “si basano meno sull’azione continua e richiedono un impegno isolato o sporadico se si mantiene uno stile di vita sano”.

Tuttavia, dato che i test sono ancora in fase di sperimentazione, è un po’ presto per cantare vittoria. Il virus colpisce in modo diverso ogni persona e può diventare resistente ai farmaci precedentemente efficaci.

Nonostante ciò, si hanno grandi aspettative su questi nuovi studi e, sebbene ci vorranno alcuni anni per determinarne l’efficacia, potrebbero divenire la soluzione che tutti aspettiamo ormai da anni.

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