AIDS: forse sconfitto dalle cellule staminali

· 5 dicembre 2018
L'infezione da HIV è una grave malattia che richiede un trattamento complesso, ma una recente scoperta sulle cellule staminali potrebbe rappresentare un punto di svolta.

Un gruppo di ricercatori spagnoli è riuscito a ridurre – fino a livelli non più rilevabili- la presenza del virus dell’HIV in sei pazienti malati di AIDS. Potrebbe essere un grande passo in avanti verso il trattamento di questa malattia. Si tratta di una scoperta che, per quanto non rappresenti una cura definitiva, può rappresentare una svolta storica.

La rivista Annals of Internal Medicine ha pubblicato di recente una scoperta che ha scosso il mondo scientifico e non solo. Riguarda una malattia per cui sono state proposte molte possibili soluzioni e di cui, purtroppo, poche hanno dimostrato l’efficacia sperata.

In questo caso, l’articolo scientifico afferma che il risultato ottenuto segna un punto di svolta, il tutto grazie a un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Ricerca contro l’AIDS IrsiCaixa di Barcellona e dell’Ospedale Gregorio Marañón di Madrid.

Per mezzo del trapianto di cellule staminali, l’equipe di ricerca è riuscita a ridurre la presenza del virus dell’HIV in sei persone colpite da AIDS.

Presenza del DNA del virus HIV non più rilevabile

Provette con campioni di sangue

Le cellule staminali trapiantate nei sei soggetti provenivano dal cordone ombelicale e dal midollo osseo. Quest’ultimo ha dimostrato di essere il più efficace per questo scopo.

Secondo gli scienziati responsabili della ricerca, dopo il trattamento nei sei pazienti è avvenuta una drastica diminuzione della presenza del virus nel sangue e nei tessuti. In un soggetto addirittura non erano più presenti anticorpi, possibile segno della sconfitta del virus.

Il tempo richiesto per ottenere questo risultato è stato un anno, 18 mesi in un caso. Il soggetto che ha richiesto più tempo è stato quello in cui erano state ancora trovate tracce del virus HIV e che aveva ricevuto cellule staminali provenienti da cordone ombelicale.

Malgrado i sei soggetti dell’esperimento mantengano attualmente la terapia antiretrovirale, il gruppo di ricercatori è convinto di avere aperto una nuova strada alla cura dell’AIDS. L’obiettivo finale non è stato ancora raggiunto, molta di questa strada resta da percorrere, ma le speranze sono più vive che mai.

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È la cura definitiva per l’AIDS?

Fino ad oggi combattere il virus dell’AIDS era stata un’impresa impossibile per la comunità scientifica. Nel sangue restavano, infatti, riserve virali latenti costituite da cellule infette. Per questo motivo i farmaci non raggiungevano mai i risultati sperati.

In questo caso, però, ci sono buoni segnali che indicano il contrario. A sette anni dal trapianto delle cellule staminali, cinque pazienti non presentano tali riserve. Un paziente non presenta più anticorpi contro le cellule infette.

Si può dunque pensare che il virus non si ripresenterà in futuro? Secondo María Salgado, ricercatrice dell’IrsiCaixa di Barcellona, bisognerebbe sospendere il trattamento antiretrovirale e verificare la ricomparsa del virus.

Questo sarà proprio il prossimo passo. Il trattamento verrà sostituito, in condizioni controllate, con altre forme di immunoterapia per verificare se il virus è stato debellato davvero.

Il caso di Timothy Brown

AIDS - Timothy Brown paziente considerato guarito

Nel 2008, il trapianto di cellule staminali a cui si sottopose Timothy Brown per curare una forma di leucemia segnò un punto di svolta nella medicina. In quel caso, Brown aveva ricevuto cellule staminali di un donatore che possedeva una rara mutazione genetica chiamata CCR5Delta 32.

Tale mutazione consisteva nell’immunità di alcune cellule del sangue verso il virus dell’HIV. Dopo il trapianto, Brown riuscì a sconfiggere il virus, ed è considerato il primo essere umano della storia a essere guarito dall’AIDS.

Sulla base di questo fatto, ricercatori come la Salgado (autrice co-primaria dell’articolo), Mi Kwon (ematologa dell’Ospedale Gregorio Marañón di Madrid) e altri membri dell’equipe medica spagnola si sono dedicati alla sperimentazione di processi simili su persone infettate dal virus dell’HIV.

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In questo caso, tuttavia, la mutazione CCR5Delta 32 – utilizzata nel corso della sperimentazione su Timothy Brown –  non era presente nelle cellule dei donatori. Questo potrebbe significare che esistono altri fattori che influenzano la scomparsa del virus.

Ci troviamo senz’altro di fronte a una possibilità inedita nel campo della medicina, dopo molti anni di tentativi infruttuosi. Ci auguriamo tutti che sia il passo decisivo alla lotta contro l’AIDS.

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