Attaccamento ambivalente: definizione e conseguenze

L'attaccamento ambivalente si deve a un certo livello di insicurezza e di paura dell'abbandono. Il bambino risulta turbato dall'assenza temporanea del genitore, ma al contempo non si sente rassicurato dal suo ritorno.
Attaccamento ambivalente: definizione e conseguenze

Ultimo aggiornamento: 13 agosto, 2021

Avete mai sentito parlare di attaccamento ambivalente? Innanzitutto, occorre ricordare che per attaccamento si intende il legame affettivo ed emotivo che si stabilisce tra il neonato e la figura di riferimento, o tra una persona e l’altra.

È caratterizzato dalla ricerca di contatto, sostegno e interazione intima. Inoltre, tende a svilupparsi fin dalla più tenera età. Diverse ricerche (Bowlby, Ainsworth, Main, tra i riferimenti principali), confermano che l’attaccamento influisce sull’idea che la persona ha di sé, della figura di attaccamento e della relazione.

Parliamo dei cosiddetti “modelli operativi interni”, che successivamente si estenderebbero ad altre relazioni. Una volta che la relazione di attaccamento è stabilita, iniziano a svilupparsi sentimenti di fiducia e di sicurezza e si apprendono l’empatia, la comunicazione e l’autostima.

Tuttavia, ciò non sempre avviene e può fondarsi su basi fragili, di conseguenza le relazioni rischiano di diventare instabili o conflittuali. Vediamo, pertanto, in cosa consiste l’attaccamento ambivalente.

Teoria dell’attaccamento ambivalente

A partire dalla ricerca di Ainsworth con la procedura del “strana situazione” (strange situation), sono stati identificati diversi tipi di attaccamento. Tra essi troviamo gli stili: sicuro, insicuro evitante e insicuro ambivalente.

La successiva ricerca di Main e Solomon ne ha identificato un quarto tipo, ovvero l’attaccamento disorganizzato.

L’attaccamento sicuro riguarda le situazioni in cui il bambino ricerca il contatto con la figura di riferimento, è in grado di esprimere il suo disagio e la sua angoscia, ma al tempo stesso è in grado di riprendere la sua attività esplorativa.

Nell’attaccamento ambivalente il comportamento del bambino è ambivalente, ovvero mostra interesse nel riprendere il contatto, ma lo evita quando lo ottiene. Vi è una costante tensione tra prossimità e resistenza.

Per quanto riguarda il modello di attaccamento evitante, il bambino sembra non provare angoscia e rifiuta la figura di riferimento quando presente.

Esempi di attaccamento ambivalente

È possibile rilevare l’attaccamento ambivalente nelle situazioni in cui il bambino si sente insicuro in assenza della figura di riferimento, ma quando è presente, la cerca e la rifiuta al contempo.

Negli adulti si riflette nelle relazioni caratterizzate dal “tira e mola”, ovvero in cui si mostra interesse ma anche rifiuto.

Allo stesso modo, vi è una richiesta di contatto, attenzioni e prossimità, ma quando non la si ottiene, si cerca di far sentire in colpa il partner.

Bambina che piange.
L’attaccamento ambivalente tende a manifestarsi fin dall’infanzia.

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Cause dell’attaccamento ambivalente

Per comprendere le cause di questa forma di attaccamento è necessario andare oltre il livello individuale e relazionale, in quanto anche gli elementi contestuali giocano un ruolo importante.

Per esempio, si ritiene che la base dell’attaccamento ambivalente sia l’incoerenza o l’indisponibilità di risposta della figura di riferimento alle richieste del bambino.

Quando focalizzata esclusivamente su questo aspetto, la spiegazione sembra essere colpevolizzante e responsabilizzate. Tuttavia, è necessario valutare anche le condizioni e gli impedimenti all’instaurazione di legami sani. Non bisogna mai perdere di vista l’influenza dei diversi sistemi e del contesto.

Quali sono le caratteristiche dell’attaccamento ambivalente?

Nell’attaccamento ambivalente la condotta del bambino è di tipo ansioso e insicuro in presenza di estranei, includendo persino il pianto. Neanche la presenza dei genitori lo conforta, di fatto mantiene uno stato d’ansia e adotta un comportamento che oscilla tra l’avvicinamento, l’allontanamento e il rifiuto.

Il bambino interpreta il legame come intermittente e ciò genera in lui insicurezza, in quanto non sa quando e se riceverà attenzioni. La contraddizione caratterizza questa dinamica.

Quali conseguenze ?

L’attaccamento è definito come la base delle relazioni future, ma ha anche ripercussioni a livello personale su aspetti quali autostima e sicurezza.

Sono diversi gli autori che mettono in luce il parallelismo tra le esperienze relazionali degli adulti e la teoria dell’attaccamento. In quest’ottica, l’individuo che mostra uno stile ambivalente è considerato un adulto insicuro, diffidente, che teme di essere abbandonato e che non riesce a impegnarsi nelle relazioni.

Alcuni studi segnalano la presenza di ipervigilanza, ansia, forte bisogno di vicinanza e paura del rifiuto e della separazione. Garrido (2006) afferma che le persone dall’attaccamento ambivalente riportano alti livelli di affettività negativa, caratterizzata da rabbia e disagio.

Esiste un trattamento per l’attaccamento ambivalente?

Poiché l’attaccamento è legato alla capacità dei genitori e delle figure di riferimento di interpretare i bisogni del bambino, le ricerche suggeriscono di intraprendere interventi legati alla sensibilità, soprattutto nella prima infanzia.

D’altro canto, è necessario lavorare con gli adulti che mostrano difficoltà di attaccamento (ambivalente, disorganizzato o evitante), soprattutto nelle situazioni di disagio psichico. Questa sarebbe la seconda fase.

Prima di tutto, è necessario intervenire sui ambiti specifici, più sensibili al cambiamento, e poi su tematiche profonde e ad ampio raggio, che richiedono più tempo per essere affrontate.

Inoltre, nelle situazioni ormai consolidate, la terapia psicologica è la più indicata. In questi casi, si lavora molto su aspetti individuali quali l’autostima, la sicurezza, la fiducia, la dipendenza emotiva e anche sui modelli relazionali.

In funzione dell’entità della situazione, l’approccio potrà partire dalla teoria del trauma, soprattutto in presenza di eventi violenti.

Psicoterapia.
La terapia psicologica può rivelarsi necessaria per superare l’attaccamento ambivalente e le sue conseguenze.

L’attaccamento sicuro è un fattore di protezione

Non bisogna dimenticare che è la qualità dell’attaccamento a influenzare lo sviluppo del bambino. Come per ogni legame, sono la fase di costruzione, il tempo, gli approcci e i contatti a favorire la conoscenza e la comprensione delle necessità altrui.

L’attaccamento sicuro è sempre un fattore protettivo nelle diverse circostanze della vita. Tuttavia, è bene considerare che non si tratta mai di qualcosa di isolato, sconnesso dal contesto.

In tal senso, è necessario interrogarsi sulle condizioni che influenzano lo sviluppo e il mantenimento di un certo tipo di attaccamento. Si potrebbe scoprire che spesso sono le condizioni economiche e sociali ad avere una maggiore influenza, più di quanto si possa immaginare. Per citare Bowlby:

“Così come i bambini dipendono dai genitori per il sostentamento, ci sono genitori, soprattutto madri, che dipendono dalla società per l’ottenimento delle risorse economiche. Se una comunità ha a cuore i suoi bambini, deve proteggere i suoi genitori”.

Intervenire sull’attaccamento comporta anche prendersi cura delle figure di riferimento attraverso risorse quali programmi di educazione alla genitorialità, politiche di sostegno alle famiglie, di occupazione, ecc.

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