Capacità di diffusione del Coronavirus, il vero pericolo

11 Aprile 2020
Il nuovo Coronavirus si diffonde in fretta ed è fondamentale saperne di più sul contagio della malattia per ridurre al massimo i casi. Cosa bisogna sapere in merito? Ne parliamo in questo articolo.

Gli scienziati di tutto il mondo fanno a gara per arrestare la capacità di diffusione del Coronavirus, che fa tenere alta la guardia a un grande numero di Paesi. Sono diversi i fronti per attaccare questo agente infettivo, tra cui l’isolamento sociale, l’igiene delle mani, le misure di prevenzione, lo sviluppo di un vaccino.

Eppure una cosa è certa: abbiamo bisogno di conoscere il nemico per poterlo sconfiggere. In tal senso, tra le varie caratteristiche di qualunque virus, una delle più rilevanti è la sua capacità di diffusione. I virus sono particelle composte da acidi nucleici rivestiti da proteine, abili nel riprodursi a spese delle cellule che invadono.

In generale, a un virus non interessa uccidere l’organismo ospite che ha invaso. Un virus efficace è quello che riesce a riprodursi senza essere intercettato da chi lo ospita, in modo da poter poi passare ad altri individui prima di provocare sintomi che interferiscano con la sua vita normale.

Si tratta dunque di un concetto chiave per affrontare qualunque epidemia e in questo articolo spieghiamo perché è bene conoscere la capacità di diffusione del Coronavirus.

La capacità di diffusione del Coronavirus: cosa bisogna sapere?

I Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) riportano che la facilità con cui avviene la trasmissione di un virus da persona a persona è variabile. Alcuni virus sono altamente contagiosi, mentre altri meno. Per capire perché la capacità di trasmissione del Coronavirus è il vero pericolo, vediamo in dettaglio il processo.

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Il tasso netto di riproduzione di un virus

La capacità di diffusione
Si stima che il Coronavirus abbia un valore R0 che oscilla tra 2 e 3. Ciononostante, il modo in cui si diffonde rappresenta un pericolo.

Detto in parole semplici, il tasso netto di riproduzione di un virus, o R0, è il numero medio di nuovi casi che un soggetto infetto provoca nel corso del periodo di contagio. Quando questo valore è inferiore a una unità, l’infezione finisce per venire meno dopo un lungo periodo. Tuttavia, se è maggiore a una unità, c’è la possibilità di propagazione continuativa. Facciamo un esempio:

  • Il ritmo netto di riproduzione del morbillo è di 15 unità (R0:15). Questo valore indica che una persona con morbillo potrebbe infettare, in media, altri 15 individui non vaccinati durante il decorso della sua malattia. Nel caso dell’influenza comune, per dare un’idea, il valore di R0 è di 1,3.

Si calcola che il Coronavirus (SARS-CoV-2) ha un valore R0 che oscilla tra 2 e 3. Il valore del suo contagio è il doppio rispetto a quello della comune influenza, ma non si avvicina alla capacità di trasmissione del morbillo. Ma qual è, dunque, il pericolo reale se conviviamo con malattie a più elevato contagio da decenni?

Periodo di incubazione e persone asintomatiche

Avrete certamente sentito o letto sui giornali diverse testimonianze: “sì, ho il Coronavirus ma per fortuna sono asintomatico/a”. Questa affermazione è un’arma a doppio taglio:

  • Statisticamente sappiamo che l’80% dei casi di persone affette da Coronavirus sono non gravi, per cui non richiedono il ricovero ospedaliero.
  • In Cina, 43.000 persone sono risultate positive al COVID-19 senza tuttavia presentare chiari sintomi.
  • Il periodo di incubazione varia da 5 giorni a 3 settimane (in casi eccezionali), con una media di 7 giorni. Sebbene siano stati riportati casi di diffusione della malattia nel periodo di incubazione, non è questo il periodo principale di contagio.

Questi dati infondono speranza a livello individuale: è possibile che una persona a basso rischio abbia avuto questa malattia senza essersene accorta. Questo è chiaramente un segnale positivo per chi ne è affetto, ma forse non lo è altrettanto per le categorie più a rischio che vivono vicino a questa persona. Una condizione di salute precaria durante la malattia aumenta il rischio di contagio del virus.

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La capacità di passare inosservato

Donna anziana sola
Il Coronavirus non provoca sintomi gravi in tutte le persone e proprio per questo è pericoloso. Passando inosservato, riesce a raggiungere diversi soggetti che possono rientrare nelle categorie a rischio.

Se una persona si ammala gravemente dopo aver contratto una malattia, allora dovrà essere ricoverata. In questo modo modo, indirettamente si ridurranno ai minimi termini le probabilità di contatto con altre persone, ed è dunque molto probabile che l’R0 del virus scenda al di sotto di 1.

Da un letto di ospedale la persona non potrà condurre una vita normale, né muoversi, per cui molto difficilmente riuscirà a trasmettere il virus anche a una sola persona. Ecco che entra in gioco l’efficacia del Coronavirus: molti portatori possono condurre una vita assolutamente normale. Certo, con tosse, mal di testa e qualche linea di febbre.

Chi non è andato a fare la spesa, almeno una volta nella vita, pur sentendosi male? Questa apparente azione normale permette al virus di viaggiare attraverso le particelle che emettiamo con tosse e secrezioni, e di infettare diverse persone, alcune delle quali vulnerabili.

È proprio questo il segreto dell’elevata diffusione del Coronavirus: permette ai soggetti sani di condurre una vita normale, in modo che possano infettare il massimo numero possibile di individui.

L’importanza della diagnosi e la capacità di diffusione del Coronavirus

Alla luce di quanto detto, negli ultimi giorni si è parlato della necessità di effettuare tamponi a tappeto per una pronta diagnosi. L’ideale sarebbe poter eseguire tamponi su ciascun individuo che sia stato in contatto con un malato, che presenti sintomi oppure no.

Per questioni logistiche, procedere in questo modo è molto difficile. La malattia si diffonde in fretta e le risorse e il tempo sono limitati. Proprio per questo, al momento vengono eseguiti i tamponi solo alle persone esposte alla malattia o con chiara sintomatologia, che hanno avuto un precedente contatto con i malati positivi.

È questo il vero motivo per cui si fa appello alla responsabilità dei cittadini. Non possiamo sapere se siamo affetti, ma possiamo minimizzare le possibilità uscendo di casa il meno possibile.

Ma allora il vero pericolo del Coronavirus non è il suo tasso di mortalità (all’incirca pari al 4% e quasi esclusivamente riguardante persone in età avanzata), bensì la facilità di trasmissione che presenta. In questo periodo risulta importante minimizzare il contatto con gli altri.

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