Colostomia: cos’è e quando è necessaria?

12 Marzo 2020
La colostomia è una procedura medica inevitabile in alcuni pazienti. In alcuni casi è l'unica alternativa per restare in vita. In questo articolo vi spieghiamo in cosa consiste questa tecnica chirurgica.

La colostomia è un tipo di intervento di stomia. In medicina, il termine “stomia definisce un’apertura nel corpo per mettere in comunicazione un organo interno cavo e l’esterno. Interessano l’apparato digerente e l’apparato urinario.

Nel caso specifico della colostomia, ci riferiamo a un’apertura praticata sull’addome per consentire a una parte dell’intestino crasso di comunicare con l’esterno. Tale punto di contatto è noto come “stomia.

Questo intervento chirurgico divide artificialmente l’intestino in due parti. La sezione che si trova prima della stomia è funzionale e mantiene le sue attività relativamente normali. La parte che rimane dopo la stomia non funziona più, poiché le feci usciranno dall’apertura.

Oltre all’ultima porzione dell’intestino crasso, neanche il retto e l’ano sono più funzionali. Tuttavia, è possibile che la mucosa continui a produrre fluidi che vengono espulsi all’esterno.

Dopo la colostomia, l’assorbimento dei nutrienti rimane intatto. Ricordiamo infatti che tale assorbimento avviene nell’intestino tenue, situato nel primo tratto dell’apparato digerente e, pertanto, non interessato da questa tecnica chirurgica. Si interviene, invece, sulla produzione di materiale fecale e sulla sua eliminazione.

Tipi di colostomia

Un intervento di colostomia può essere classificato in:

1. Temporaneo

Una colostomia temporanea, come suggerisce il nome, risponde a patologie o interventi il cui esito positivo è favorito da un momentaneo riposo dell’attività dell’intestino crasso.

Ad esempio, quando si esegue un’operazione chirurgica a livello intestinale che deve cicatrizzare. Per impedire il passaggio delle feci, si crea una stomia momentanea che verrà chiusa in seguito. Alla chiusura, l’intero apparato digerente recupera a pieno la sua funzionalità.

2. Permanente

In questo caso, la tecnica viene eseguita con l’obiettivo di lasciare per sempre la stomia. Può essere necessario in caso di tumore al colon diagnosticato in fase avanzata e che, quindi, non consente una soluzione diversa dalla rimozione di buona parte dell’intestino crasso. Quando si ritiene che il transito intestinale è definitivamente compromesso, si opta per una colostomia permanente.

3. Trasversa

Tale procedura prende il nome dalla posizione della stomia. L’intestino crasso è diviso in tre parti e una di esse è il colon trasverso, situato nella parte superiore dell’addome.

Non è comune eseguire la colostomia in questa sezione, ma potrebbe essere necessario a causa di condizioni anatomiche. La colostomia trasversa può essere temporanea o permanente.

Colostomia trasversa
Un’ostruzione nell’intestino crasso è uno dei motivi per eseguire una colostomia. Inoltre, viene eseguita in modo permanente quando il tumore del colon è in uno stadio avanzato.

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Sacche per stomia

La colostomia permette l’espulsione del materiale fecale attraverso la stomia. Le feci non vengono più espulse in modo tradizionale con il loro passaggio attraverso il retto e l’ano.

Per raccogliere le feci, che usciranno involontariamente, esistono apposite sacche per stomia. Queste vengono fissate saldamente alla stomia e fungono da deposito di tutti gli scarti che un intestino crasso funzionale espelle regolarmente.

Sebbene esistano più modelli, presentano tutte due parti fondamentali: il sistema di adesione, con cui fissarla alla stomia, e il sistema di raccolta, che può essere una semplice sacca o un meccanismo con svuotamento.

Le sacche da stomia vengono prodotte da diverse aziende, con un’ampia gamma di prezzi. Ne esistono di economiche, costose, con materiali più o meno resistenti, piccole, medie, grandi, trasparenti, colorate, con coperchio o senza.

Un differenza fra le diverse sacche riguarda è il sistema per lo svuotamento. La scelta di uno o di un altro dipende dalle preferenze del paziente e dal modello che gli risulta più comodo. Inoltre, bisognerà valutare la disponibilità dei modelli e la disponibilità economica del paziente. Lo svuotamento può avvenire per:

  • Sostituzione della sacca: la sacca è monouso e quando è piena, viene rimossa e se ne inserisce un’altra.
  • Fondo aperto: la sacca ha un tappo inferiore che consente di rimuovere il contenuto e continuare a usarla.
  • Lavaggio: alcune sacche prevedono uno speciale sistema di adesione che consente di rimuoverle. Sono realizzate in materiale lavabile e, una volta pulite, si riapplicano alla stomia.
Operazione di colostomia
In seguito alla colostomia, bisogna ricorrere a sacche di raccola, che vengono fissate saldamente alla stomia per fungere da deposito dei rifiuti che in condizioni normali vengono espulsi dall’intestino crasso.

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Possibili complicazioni della colostomia

Alterare la normale funzione escretoria dell’intestino e avere una sacca di feci attaccata al corpo, logicamente, causano diverse complicazioni. Alcune sono più difficili da risolvere rispetto ad altre. Le più comuni sono:

  • Dermatite: Intorno alla stomia, di solito la pelle risulta arrossata a causa dell’intervento e del transito delle feci. In genere, con un’adeguata cura igienica e l’applicazione di alcune creme formulate a tale fine, quest’effetto collaterale è gestibile.
  • Assottigliamento della stomia: dopo l’intervento chirurgico, la stomia diminuisce il suo diametro. È normale, ma se diventa troppo piccolo, deve essere modificato con un nuovo intervento. Questo perché può ostruire l’uscita delle feci.
  • Movimento della stomia: nel punto in cui è stata eseguita la colostomia, l’intestino cambiato disposizione e, quindi, può esercitare una maggiore pressione verso l’esterno, causando un’ernia, oppure si verifica la situazione opposto e la stomia si ritrae verso l’interno. Entrambe le situazioni richiedono una visita medica per adottare misure adeguate.
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  • Ponce Gómez, Ghandy, Beatriz Carmona Mejía, and Sara Huerta González. “Tener una colostomía: transformación de la corporalidad.” (2017).