Contagio della scarlattina, cosa c’è da sapere

22 Ottobre 2020
La scarlattina è una malattia contagiosa tipicamente infantile. Si manifesta con febbre, eruzioni cutanee e arrossamento della lingua. Ecco quello che c'è da sapere su questa malattia e sulla sua modalità di trasmissione.

La scarlattina è una malattia infettiva acuta causata dal batterio Streptococcus pyogenes. In questo articolo descriviamo, in particolare, le modalità di contagio della scarlattina.

Delle 74 specie che compongono il genere Streptococcus, il pyogenes risulta essere il più virulento per l’uomoÈ un batterio che causa malattie suppurative e non suppurative tra cui la faringite, la cellulite, la fascite necrotizzante e la febbre reumatica. Considerare questo patogeno dal punto di vista clinico è dunque essenziale.

Distribuzione della scarlattina

Secondo le pubblicazioni epidemiologiche, la scarlattina colpisce soprattutto i bambini. In una prospettiva più globale, possiamo notare che:

  • Tra il 3 e il 26% dei bambini, in qualunque area geografica, è portatore di infezioni asintomatiche da Streptococcus pyogenes.
  • Tra i bambini che accusano mal di gola, fino al 58% può ospitare questo batterio.
  • Lo S. pyogenes è la specie maggiormente associata alla comparsa della malattia. È comune che provenga da alimenti contaminati.
  • Negli ultimi decenni i focolai di scarlattina risultano in aumento. Un esempio è il Vietnam, con oltre ventitremila casi documentati nel 2009.

Sebbene si tratti di una malattia associata ai secoli scorsi, questo patogeno continua a essere presente nella nostra società. Risulta utile, pertanto, conoscere le modalità di trasmissione della scarlattina.

Streptococchi e contagio della scarlattina.
Gli streptococchi sono gli agenti patogeni della scarlattina.

Potrebbe interessarvi anche: Mononucleosi nei bambini: cause e sintomi

Che cos’è la scarlattina?

La scarlattina è causata dallo streptococco pyogenes del sierogruppo A. Secondo gli studi citati, è un batterio capace di produrre esotossine e superantigeni (che provocano risposte esagerate da parte del sistema immunitario).

I siti di colonizzazione batterica sono le mucose e, in misura minore, la pelle. La sua azione sul corpo prevede un’ampia gamma di sintomi:

  • Esordio con febbre e mal di gola.
  • Eruzione cutanea che comincia dal collo e il petto per poi diffondersi in tutto il corpo.
  • Linfonodi gonfi nel collo.

Altri sintomi secondari sono mal di testa, dolori muscolari, brividi, arrossamento e gonfiore della lingua. Va notato che il sintomo più evidente della scarlattina è l’eruzione cutanea. Mentre i primi sintomi si manifestano uno o due giorni dopo l’infezione, l’esantema compare dopo 3-5 giorni e dura più di una settimana.

Capacità di contagio della scarlattina

Diverse associazioni pediatriche, come la Kidshealth, affermano che la scarlattina è molto contagiosa. Sia il contatto diretto con la superficie infetta (nel caso di pazienti con impetigine, altra manifestazione di  batterio) sia l’inalazione di microparticelle (tosse e starnuti) provenienti da una persona malata possono essere causa di contagio.

È importante ricordare che questo batterio sopravvive sulle superfici fino a quattro settimane. Toccare oggetti o alimenti che sono stati a contatto con una persona malata e in seguito mettere le mani in bocca è un potenziale comportamento a rischio.

Enti ufficiali come i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani avvisano che una delle maggiori cause di scarlattina è una cattiva manipolazione del cibo. Gli esperti non ritengono, invece, che i batteri possano essere trasmessi da animali domestici o giocattoli se adeguatamente igienizzati.

Periodo di contagiosità

Si è contagiosi per tutta la durata dei sintomi. Si tratta, tuttavia, di una lieve infezione che si risolve facilmente con la somministrazione di antibiotici. Va notato che il paziente smette di essere contagioso dopo 48 ore dall’inizio del trattamento.

Come evitare il contagio da scarlattina?

Mani di bambino con scarlattina.
La scarlattina è frequente in età pediatrica, come le altre malattie esantematiche.

La scarlattina è una malattia contagiosa che si trasmette mediante contatto con superfici non igienizzate e goccioline di saliva emesse da persone malate. Buone abitudini di igiene sono la prima barriera di difesa contro la scarlattina. In caso di malattia, alcune linee guida da seguire sono:

  • Il malato deve coprire il naso e la bocca con il fazzoletto quando starnutisce.
  • Lavare spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi.
  • Gli oggetti usati dalla persona malata non devono essere condivisi.
  • Nei luoghi in cui si registra un focolaio, occorre seguire un rigoroso protocollo di igiene per gli alimenti e le superfici.

Potrebbe interessarvi anche: Morbillo in gravidanza: sintomi e trattamento

Capacità di contagio della scarlattina in breve

La scarlattina è un’infezione altamente contagiosa. È, tuttavia, una malattia che si risolve in pochi giorni con un trattamento antibiotico.

Possono sorgere complicazioni, come la polmonite o un’infiammazione dei seni paranasali, ma si tratta di eventi poco comuni. In presenza di un’eruzione cutanea diffusa sul corpo e associata a febbre, è necessaria una visita del medico.

  • Wong, S. S., & Yuen, K. Y. (2012). Streptococcus pyogenes and re-emergence of scarlet fever as a public health problem. Emerging Microbes & Infections1(1), 1-10.
  • Canals, M. (1989). Dinámica epidemiológica de la escarlatina en Chile. Revista chilena de pediatría60(1), 15-18.
  • Fiebre escarlata, medlineplus.gov. Recogido a 12 de septiembre en https://medlineplus.gov/spanish/ency/article/000974.htm
  • Escarlatina, Kidshealth.org. Recogido a 12 de septiembre en https://kidshealth.org/es/parents/scarlet-fever-esp.html#:~:text=Las%20infecciones%20bacterianas%20que%20causan,del%20contacto%20con%20la%20piel.
  • Escarlatina, CDC. Recogido a 12 de septiembre en https://www.cdc.gov/groupastrep/diseases-public/scarlet-fever-sp.html
  • Piñeiro Pérez, Roi, et al. “Adecuación del diagnóstico y tratamiento de la faringoamigdalitis aguda a las guías actuales.” Pediatría Atención Primaria 18.72 (2016): 317-324.