Morbillo in gravidanza: sintomi e trattamento

6 Agosto 2020
Il morbillo in gravidanza espone la madre e il feto a diversi rischi. È dunque importante sapere come insorge la malattia e cosa si può fare per prevenirla.

Il morbillo in gravidanza rappresenta un pericolo per la salute della madre e del feto, poiché aumenta il rischio di parti prematuri, aborti e malformazioni nel nascituro.

Si tratta di una malattia che possiamo prevenire grazie alla vaccinazione, tanto che i tassi di mortalità si sono ridotti dell’80% negli ultimi dieci anni. Nonostante ciò nel 2017 sono stati registrati 110.000 decessi da morbillo, soprattutto in bambini di età inferiore ai 5 anni.

Che cos’è il morbillo?

Il morbillo è una malattia respiratoria provocata da un virus della famiglia dei Paramixovirus. Questo virus si riproduce all’interno del naso e della gola e viene trasmesso attraverso le goccioline della tosse o degli starnuti. Può permanere nell’aria o depositarsi su una superficie, sulla quale rimane attivo per diverse ore e può contagiare le persone che vi entrano in contatto.

Sintomi

I sintomi del morbillo compaiono in un periodo compreso tra i 10 e i 14 giorni successivi all’esposizione al virus e si manifestano in diversi modi. La sintomatologia include:

  • Febbre
  • Tosse e mal di gola
  • Rinite
  • Congiuntivite
  • Macchie nel cavo orale, chiamate macchie di Köplik
  • Eruzioni cutanee su tutto il corpo

Questi sintomi si presentano in due fasi. Inizialmente, la persona accusa i sintomi dell’influenza o del raffreddore, come febbre, tosse e dolore agli occhi. Dopo due o tre giorni, compaiono le eruzioni cutanee e le macchie di Köplik. Con il passare dei giorni, le eruzioni si stendono a tutto il corpo.

Il morbillo è contagioso fin dai primi giorni, quando compaiono i sintomi influenzali, e fino a 4 giorni dopo la comparsa delle eruzioni cutanee. In assenza di complicazioni, la malattia dura una decina di giorni.

Il morbillo è una malattia provocata da un virus.
Inizialmente il morbillo si manifesta attraverso i sintomi comuni dell’influenza e del raffreddore, come febbre, tosse, irritazione agli occhi. Tuttavia, a mano a mano che progredisce provoca ulteriori complicazioni.

Complicazioni del morbillo

Le complicazioni più comuni del morbillo sono le seguenti:

Meno comune è la panencefalite, che si presenta quando il virus si trova nel cervello, dove rimane passivo per un periodo di tempo che va dai 4 agli 8 anni. Successivamente, il virus progredisce e diventa attivo causando gravi problemi neurologici che provocano disturbi di personalità e difficoltà motorie, fino a condurre alla morte.

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Il morbillo in gravidanza

Le donne che non hanno mai sofferto di morbillo o che non sono vaccinate sono suscettibili al contagio. Il Dottor Neil Silverman, membro del consiglio di amministrazione del Center for Fetal Medicine and Women’s Ultrasound di Los Angeles, California, afferma che i sintomi del morbillo in gravidanza tendono a essere peggiori e mettono a rischio la donna e il feto. I principali rischi per il bebè sono i seguenti:

  • Parto prematuro
  • Aborto
  • Encefalite
  • Cecità
  • Sordità
  • Malformazioni fisiche

Oltre a ciò, come conseguenza del morbillo in gravidanza vi è un alto rischio di aborto indesiderato e di parto prematuro.

Se la donna contrae il morbillo può essere trattata con un’iniezione di anticorpi chiamata immunoglobulina sierica, che mitiga la gravità dei sintomi. L’immunoglobulina sierica deve essere somministrata entro 6 giorni dal contagio.

Rischi della vaccinazione contro il morbillo in gravidanza

Il vaccino contro il morbillo impiega il virus attivo. Non deve essere somministrato alla donna in stato interessante, perché può essere trasferito al bebè, nei seguenti periodi:

  • A partire da 6 mesi prima della gravidanza
  • Durante la gravidanza
  • Prima di 30 giorni dalla nascita, se il bebè viene allattato.
Il vaccino contro il morbillo è sconsigliato alle donne incinte.
Il vaccino può ridurre fino al 90% il rischio di contrarre la malattia. In caso di gravidanza è tuttavia importante valutare i possibili rischi.

Se una donna è stata vaccinata o ha contratto in precedenza il morbillo, i suoi anticorpi vengono trasmessi al bebè attraverso il latte: il rischio di contagio è quindi molto basso. Se, invece, viene contagiata durante il periodo dell’allattamento, può trasmettere la malattia al figlio.

Si tratta di un’eventualità molto pericolosa, infatti la maggior parte dei decessi per morbillo avviene tra i lattanti, afferma il Dottor José Tessone, del Centro de Ginecología Integral del Messico.

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Vaccino contro il morbillo

Si consiglia di vaccinarsi contro il morbillo a partire dai 12 mesi di età; la seconda dose dovrebbe essere somministrata 28 giorni dopo. Le ricerche dimostrano che la vaccinazione riduce del 90% il rischio di contrarre la malattia.

In alcuni casi è consigliata la rivaccinazione per gli adulti. “Quando è stato messo a punto il vaccino contro il morbillo, circa 40 o 50 anni fa, il sistema immunitario doveva combattere il virus con frequenza.

Ora che il virus è più raro, le persone che sono state vaccinate tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta potrebbero essere più suscettibili alla malattia”, afferma il Dottor Silverman.

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