Cybercondria: cos’è e come affrontarla?

3 Marzo 2021
La cybercondria, o ipocondria da web, è il disturbo ossessivo di cercare risposte a problemi di salute su internet. Può essere considerata una parte dei disturbi d'ansia e in questo spazio spieghiamo più approfonditamente di cosa si tratta.

La cybercondria è un disturbo d’ansia relativamente recente. Tuttavia, è una condizione che, a seguito del crescente numero di utenti di internet, al giorno d’oggi interessa molte persone. Molti di noi vivono in costante connessione attraverso le e-mail, le applicazioni dello smartphone, e ora anche internet, televisori, elettrodomestici, automobili. Una tale connessione globale alla rete non è mai esistita prima nella storia dell’umanità.

L’era dell’iperconnettività, tuttavia, porta con sé anche l’era della dispersione della conoscenza. Se ci pensiamo, semplicemente digitando una domanda in un browser o in un motore di ricerca si ottengono innumerevoli risultati. Nonostante ciò, non è sempre facile districarsi fra tutte queste informazioni, anche perché alcune di esse non sono affidabili.

Quando si tratta di questioni legate alla salute umana, questa affidabilità è estremamente importante. Infatti, i risultati che i motori di ricerca danno, possono essere un misto di informazioni corrette e disinformazione. Quindi, dipenderà anche dalla nostra capacità di cercare e discernere tra tante informazioni.

Ecco quindi che si arriva così alla cybercondria, definita come un comportamento ossessivo di preoccupazione per lo stato di salute che si esprime nelle ricerche su Internet. Queste ricerche cercano una risposta rapida ed efficace a ciò che la persona già presume di avere.

Le cifre sono evidenti. In molti paesi, i sondaggi mostrano che otto persone su dieci fanno ricerche su Internet per questioni di salute. Di questo gruppo, sei su dieci fanno ricerche su malattie e sintomi di cui soffrono.

Internet è uno strumento meraviglioso, e l’assistenza sanitaria trae grande beneficio dalla tecnologia dell’informazione. Tuttavia, c’è un rischio reale di sovraesposizione a queste informazioni, che alcune persone non sono in grado di gestire.

Diagnosticare la cybercondria

Per i manuali di salute mentale, la cybercondria è un disturbo d’ansia, come l’ipocondria. Ma questa definizione da sola non basta a rendere semplice la diagnosi. Alcuni professionisti sostengono che non esiste come tale, bensì che si tratti di una variante dell’ipocondria. In breve, il disturbo sottostante è ansioso, e rientra nei termini di un’estrema ansia di salute.

È anche emersa l’esistenza di un’associazione tra la cybercondria e le personalità con bassa autostima. Di per sé, coloro che in generale hanno un’eccessiva dipendenza da internet, ovvero, coloro che lo utilizzano in modo compulsivo, tendono ad avere tratti di bassa autostima. Ma a cosa si riferisce il termine “dipendenza da internet“? Beh, è così:

  • Passare un tempo eccessivo della giornata online.
  • Incapacità di disconnettersi da internet di propria volontà.
  • Usare internet in un modo che altera gli aspetti della vita quotidiana.

Queste caratteristiche sono in primo luogo un uso patologico di internet. Se questa situazione si protrae nel tempo e si aggrava sempre di più, diminuendo la qualità della vita, diventa una dipendenza da internet.

La cybercondria, invece, è compatibile con i disturbi ossessivo-compulsivi. Il fatto di cercare eccessivamente su internet è un meccanismo di difesa per controllare i pensieri negativi ricorrenti. Nella salute, è come se si cercasse di prevenire magicamente una malattia grave.

Ragazza con la cybercondria.
La cibercondria è considerata una forma di ipocondria. Inoltre, è compatibile con i disturbi ossessivo-compulsivi.

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I rischi della Cybercondria

Soffrire di cybercondria comporta conseguenze che incidono sulla qualità della vita. Tra queste conseguenze ci sono:

  • Ansia. Generalmente, lo stato di ansia non finisce con la ricerca su internet e si perpetua.
  • Spese mediche. Una ricerca su Internet può spingere a realizzare esami complementari spesso inutili e costosi. Inoltre, è più probabile che il paziente presti più attenzione al sito web che al professionista medico che potrebbe suggerire un altro tipo di esame o addirittura nessun test.
  • Phubbing. Questo termine definisce l’ignorare l’ambiente o una persona attorno a noi concentrandosi su un dispositivo mobile come uno smartphone o un tablet.
  • Disuguaglianza sociale. L’accesso a internet è disuguale nel mondo, e così l’accesso alla salute. La combinazione di entrambe le disuguaglianze può portare i gruppi a basso reddito a limitarsi a consultare servizi internet gratuiti per evitare così di pagare una visita medica. Questa pratica, però, può mettere a repentaglio la propria salute, nei casi in cui esista una patologia sottostante.
Donna in ansia davanti allo schermo di un computer.
Le persone con cybercondria entrano in uno stato di ansia che non finisce con la ricerca su internet.

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Trattamenti

Alcune misure per trattare la cybercondria devono iniziare dalla persona che ne è affetta. Anche se di solito è difficile, ci sono passi che possono essere fatti solo dalla persona che ne soffre, lavorando sul suo ambiente.

Tra questi passi iniziali c’è la premessa logica di richiedere un appuntamento dal medico invece di imbarcarsi in interminabili ricerche su internet. Il professionista saprà guidare il processo diagnostico meglio di un motore di ricerca.

Questo non significa che non si possano ricercare su internet argomenti su questioni di salute. Quello che si dovrebbe fare è raffinare l’obiettivo della ricerca affidandosi a fonti di cui ci si può fidare. Un modo è quello di preferire articoli con supporto medico o provenienti da istituzioni sanitarie rispettabili.

inoltre, è anche buona pratica non prestare troppa attenzione ai foglietti illustrativi dei farmaci che possiamo trovare online. Questo perché, le informazioni sugli effetti avversi tendono ad essere eccessive a causa delle questioni legali dei laboratori.

Se nonostante tutti questi suggerimenti preventivi, dovessimo soffrire di cyberchondria, è necessario avviare un trattamento psicologico. La terapia cognitivo-comportamentale è una delle modalità di trattamento più utilizzate per questo tipo di disturbi.

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