Depressione esistenziale: la vita non ha senso

Le persone dotate di notevoli capacità cognitive possono soffrire di un particolare tipo di depressione. Fa la sua comparsa quando si sente che la propria vita non ha senso, che ci sono troppe ingiustizie nel mondo, che siamo esseri finiti, solitari e privi di un'autentica libertà.
Depressione esistenziale: la vita non ha senso

Ultimo aggiornamento: 24 novembre, 2020

La depressione esistenziale è uno stato mentale poco noto, eppure piuttosto frequente. Si ha la sensazione di non essere all’altezza delle aspettative oppure che la vita sia priva di senso, che il mondo sia un luogo privo di armonia, uno spazio flagellato da ingiustizie e disuguaglianze infinite.

Forse questo termine potrà sembrarci strano o perfino esagerato da un punto di vista clinico. D’altra parte, non compare nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e certamente non conosciamo nessuno che abbia ricevuto questa diagnosi.

Bisogna segnalare, tuttavia, che si tratta di una condizione psicologica molto diffusa, di cui soffre un preciso gruppo della popolazione.

Storia della depressione esistenziale

Nel 2012 il Dottor Robert Seubert ha pubblicato un articolo di ricerca sul Journal of the European Psychiatric Association allo scopo di far notare che una parte della nostra società non risponde ai trattamenti ordinari contro la depressione: questo fenomeno potrebbe essere associato al tipo di personalità e perfino ad alte capacità cognitive.

Alcune persone navigano in altri universi psichici, si pongono profonde domande e provano una sofferenza fuori dal comune. Sentire ansia per l’avvenire del mondo o tristezza perché non si trova il senso reale della vita potrebbe provocare una depressione molto particolare.

Uomo con depressione esistenziale.
La depressione esistenziale compare in persone dalle alte capacità cognitive.

La depressione esistenziale: definizione, sintomi e cause

Questo tipo di depressione ci rimanda ad autori come Søren Kierkegaard o Friedrich Nietzsche. Le loro correnti filosofiche ci parlano dei principi di libertà e responsabilità individuale, della solitudine umana e di quel concetto così classico che è l’angoscia esistenziale.

Quest’ultima espressione si riferisce alla paura del futuro, al peso delle nostre decisioni, alla vertigine provocata dal non essere ciò che ci si aspettava di diventare. Cosa c’entra tutto ciò, però, con la depressione esistenziale? In realtà, molto.

Una delle figure che più ha studiato questa condizione psicologica è stata Irvin David Yalom, docente di psichiatria all’Università di Stanford e psicoterapeuta. Uno dei suoi lavori più notevoli si intitola Existential Psychotherapy (psicoterapia esistenziale).

In questo testo ci parla delle principali caratteristiche manifestate dalla persona affetta da questo tipo di depressione. Come vedremo, presenta una certa somiglianza con le idee trasmesse dalle figure più rappresentative dell’esistenzialismo nella filosofia.

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Quali sono i sintomi della depressione esistenziale?

Ogni depressione è un fenomeno complesso e multidimensionale. Ogni persona la vive a modo proprio e, in generale, tende a manifestare una comorbidità con altri disturbi, come l’ansia. Questa realtà presenta una serie di caratteristiche molto particolari, che illustriamo nelle righe che seguono:

  • Mancanza di senso: la persona non trova un significato nella propria esistenza. Ha la sensazione di avanzare all’interno di un vuoto nel quale nulla è importante né autentico né in grado di arricchire la mente.
  • Sentirsi incompresi: sentirsi degli estranei in questo mondo, oltre che soli.
  • Incapacità di realizzazione: perché la società è limitata, perché non ci sono meccanismi in grado di favorire la propria crescita creativa, professionale, umana e civile.
  • Sofferenza per le ingiustizie sociali: a causa delle disuguaglianze, della mancanza di libertà.
  • Divagazioni frequenti sulla morte: presenza di pensieri sulla fugacità dell’essere umano. Anche le idee suicide sono spesso presenti.
  • Manifestazioni fisiche: esaurimento nervoso, insonnia, ipersonnia, disturbi dell’alimentazione.

Un tipo di depressione comune tra le persone dalle notevoli competenze cognitive

La depressione esistenziale è presente nella teoria sviluppata dallo psichiatra Kazimierz Dabrowski (1902-1980). Questo approccio prende il nome di disintegrazione positiva e si fonda sulle seguenti premesse:

  • Possiamo attraversare 5 tappe di sviluppo personale.
  • Circa il 70% della popolazione non supera le prime tre fasi. In altre parole, ci si abitua ai modelli offerti dalla società, fino a quando, poco per volta, troviamo il nostro posto nel mondo e ci adattiamo a esso.
  • Il restante 30%, invece, raggiunge la vetta del proprio sviluppo personale che, lungi dall’accrescere il senso di saggezza o benessere, scatena una crisi esistenziale. La persona non si trova il suo posto nella società.

Questa sensazione è stata definita dal Dottor Dabrowski come disintegrazione positiva. In altre parole, chi raggiunge questo livello è obbligato a riformulare se stesso, a disintegrarsi per ricostruirsi di nuovo.

Ciononostante, accade spesso che la persona nutra profondi dubbi, angoscia, si senta incapace di trovare un senso in quello che la circonda.

Questa sofferenza è comune nelle persone dotate di un elevato quoziente intellettivo: uomini e donne che manifestano con maggiore frequenza la depressione esistenziale.

Donna fatta di foreste e nuvole.
Sentire che la vita non ha senso è una delle idee più ricorrenti tra le persone che soffrono di depressione esistenziale.

Strategie terapeutiche

È possibile trattare la depressione esistenziale? Come qualunque altro disturbo dello stato d’animo, anche questa condizione gode di un trattamento.

In generale, è importante individuare la strategia terapeutica da adottare tenendo conto dei bisogni del singolo individuo. Di conseguenza, ci sarà chi trarrà vantaggio dal trattamento farmacologico (antidepressivi), oltre che dalla terapia psicologica. In che modo, quindi, è possibile aiutare la persona dalle elevate competenze intellettuali che soffre di depressione?

  • La terapia cognitivo-comportamentale rappresenta sempre una buona strategia. Ci consentirà di rendere i pensieri negati più positivi e trovare un nuovo senso alla vita. Si cercherà, inoltre, di fissare degli obiettivi raggiungibili che consentano alla persona di nutrire nuovamente fiducia nel futuro.
  • Verrà elaborata la gestione emotiva allo scopo di ridurre l’impatto delle emozioni più avverse e complicate. Lo scopo è garantire lo sviluppo dell’individuo senza la zavorra dell’angoscia e della negatività.
  • Terapia basata sull’accettazione e sull’impegno (ACT). Questo approccio permette di accettare che spesso il mondo non è come ci piacerebbe. Dobbiamo accettare l’incertezza, la contraddizione e le ingiustizie, senza che questa sofferenza ci invalidi. Impegnandoci, però, a fissare una serie di valori e mete realistici.

Affrontare la depressione esistenziale anche se non è presente nei manuali

Anche se la depressione esistenziale non è presente nei manuali diagnostici, esistono trattamenti e strategie efficaci per favorire il benessere delle persone che ne sono affette. È difficile che un paziente si presenti con questo intento, ma saranno le sue sensazioni nei confronti del mondo che lo circonda a spingerlo a cercare aiuto.

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