Diagnosi di dislessia: qual è l’iter da seguire?

28 Agosto 2020
Diagnosticare la dislessia non è affatto semplice. Al di là dei sintomi, non esistono specifici esami di diagnostica per immagini che indirizzino e dimostrino l'effettiva esistenza della patologia. Dunque, come avviene la diagnosi?

Formulare una diagnosi di dislessia non può essere un percorso breve né veloce. I professionisti della salute, anzi, impiegano diverso tempo prima di determinare l’effettiva presenza del disturbo, che apre a un ventaglio di possibili trattamenti e approcci futuri.

Le persone dislessiche possono godere di buona qualità della vita, ma ciò dipende dalla diagnosi precoce e dal  supporto ricevuto. Le terapie multidisciplinari consentono al paziente che ha ricevuto una diagnosi di dislessia di condurre una vita normale e sociale.

Cos’è la dislessia?

Per elaborare una diagnosi di dislessia bisogna prima definire questa condizione. Si tratta di un disturbo dell’apprendimento, in particolare della lettura e della scrittura; compare durante l’infanzia ed è associato all’incapacità di soddisfare determinati criteri richiesti al bambino in diverse fasce di età.

Le persone dislessiche non presentano alcun problema fisico; vale a dire che non sono riconoscibili anomalie fisiche né cognitive che indicano un problema di apprendimento.

Un bambino dislessico non impara l’alfabeto e fa fatica a distinguere le lettere. Anche i suoni delle parole diventano strani, provocando serie difficoltà nella comprensione di quanto letto, al punto da invertire, cambiare o storpiare le sillabe mentre si legge. La lettura si fa più lenta e incerta.

Alcuni autori individuano nell’incapacità di decodifica del messaggio la causa della dislessia. Questo significa che il bambino con dislessia non ha acquisito il codice comunicativo usato da chi gli sta intorno, e ciò gli rende difficile associare una parola al suo significato.

Bambino con dislessia a scuola.
I bambini dislessici hanno difficoltà di apprendimento. In particolare, fanno fatica a leggere e scrivere.

Potrebbe interessarvi anche: Bambini con disturbi del linguaggio: esercizi per aiutarli

Sintomi che portano alla diagnosi di dislessia

Giungere alla diagnosi di dislessia è complicato poiché dipende quasi del tutto dall’interpretazione dei professionisti della salute. In assenza di esami specifici, sono stati raccolti dei criteri per stabilire la presenza del disturbo. 

Difficoltà di lettura

Si tratta dell’indizio principale e più evidente. Il bambino legge male perché non dispone dei giusti strumenti per recuperare il significato delle parole.

Scambia una lettera con un’altra, inverte le sillabe, spezza parole e suoni, ripete e legge molto lentamente. Una volta terminata la lettura, potrebbe non essere in grado di spiegare l’argomento trattato, visto che il suono delle parole lette per lui non corrisponde a un significato cognitivo già elaborato a mente.

Problemi di scrittura

Le difficoltà di lettura si ripercuotono, inutile dirlo, sulla scrittura. Le difficoltà viste nella lettura si presentano anche quando il bambino deve mettere i pensieri per iscritto. Omette lettere, inverte sillabe, non aggiunge i segni di punteggiatura o li aggiunge in punti del testo tali da renderlo illeggibile.

Disturbo della letto-scrittura tra i criteri per la diagnosi di dislessia

I bambini dislessici presentano spesso un buon rendimento in quasi tutte le materie, eccezion fatta per l’italiana o la lingua straniera insegnata a scuola. Non soffrono di una disabilità intellettiva e la maturazione di gran parte delle aree dello sviluppo rientra tra i parametri attesi.

Ostacoli allo svolgimento degli esercizi sul lessico

Gli alunni con questo disturbo dell’apprendimento non svolgono correttamente gli esercizi di lingua. Se viene chiesto loro di indicare le lettere maiuscole o di trovare vocaboli in un crucipuzzle, perdono il filo durante lo svolgimento dell’esercizio.

Le difficoltà di riordino e decodifica a volte si estende ad altre discipline, quali la matematica e la geometria, anche se non è sempre così. Quando questa difficoltà si estende, i bambini non riescono a fare le moltiplicazioni né a mettere in ordine i giorni della settimana, per fare un esempio.

Comportamenti anomali

Si può sospettare di dislessia anche quando i bambini con difficoltà di apprendimento soffrono di forte stress. Mostrare un ritardo rispetto ai progressi dei compagni si ripercuote a livello emotivo.

Il contesto scolastico, purtroppo, nella maggior parte dei casi associa uno scarso rendimento al disinteresse verso l’apprendimento e viceversa. A poco a poco il bambino dislessico entra nella categoria di alunni di serie B, quelli con cui non perdere tempo perché tanto non impareranno nulla.

Non poche volte i medici diagnosticano prima la depressione e solo in un secondo momento la dislessia. In alcuni casi vengono persino prescritti farmaci che non aiutano affatto il paziente.

Bambina che abbraccia la mamma.
Il comportamento dei bambini dislessici risulta anomalo. Spesso appaiono stressati o depressi.

Per saperne di più: 5 esercizi per attivare il linguaggio nei bambini

Chi formula la diagnosi di dislessia?

In assenza di metodi diagnostici utili a giungere a una diagnosi di dislessia (come risonanze magnetiche o tomografie del cervello) è normale chiedersi chi formula la diagnosi e in che modo.

Psicopedagoghi, logopedisti e neuropsicologi sono gli specialisti qualificati. Attraverso test e valutazioni congiunte, lo staff multidisciplinare può raccogliere i dati che consentono di formulare la diagnosi.

Alla fine, un documento firmato dallo staff di professionisti sanitari attesterà la diagnosi. Il passo successivo prevede il coinvolgimento della famiglia e della scuola, al fine di adattare il processo di acquisizione delle conoscenze al caso bambino.

Non esitate a concordare una visita con gli psicopedagoghi scolastici o che operano nelle strutture sanitarie. Ricevere una diagnosi di dislessia in tempo può cambiare totalmente lo sviluppo del bambino.

  • Lorenzo, Susana Tamayo. “La dislexia y las dificultades en la adquisición de la lectoescritura.” Profesorado. Revista de Currículum y Formación de Profesorado 21.1 (2017): 423-432.
  • Luis Bravo, V., B. Jaime Bermeosolo, and G. Arturo Pinto. “Dislexia fonémica: decodificación-codificación fonémica y comprensión lectora silenciosa.” Infancia y aprendizaje 11.44 (1988): 21-34.
  • Artigas-Pallarés, J. “Dislexia: enfermedad, trastorno o algo distinto.” Revista de neurología 48.2 (2009): 63-69.
  • González, Juan Eugenio Jiménez, Celia Morales Rando, and Cristina Rodríguez. “Subtipos disléxicos y procesos fonológicos y ortográficos en la escritura de palabras.” European Journal of Education and Psychology 7.1 (2014): 5-16.
  • Coalla, Paz Suárez, et al. “Dificultades de escritura en niños españoles con dislexia.” Infancia y Aprendizaje: Journal for the Study of Education and Development 39.2 (2016): 291-311.
  • Jiménez-Fernández, Gracia, et al. “El papel del aprendizaje implícito en la lectura: Dislexia vs Retraso Lector.” AA. VV. Respuestas Flexibles en Contextos Educativos Diversos. Murcia: Consejería de Educación, Formación y Empleo (2012).
  • Artigas-Pallarés, J. “Problemas asociados a la dislexia.” Revista de neurología 34.1 (2002): 7-13.
  • Alves, Rauni Jandé Roama, et al. “Test para la identificación de Señales de Dislexia: Evidencia de la Validez de Criterio.” Paidéia (Ribeirão Preto) 28 (2018).