Dislocazione congenita dell’anca nei neonati

15 Dicembre 2020
La dislocazione congenita dell'anca colpisce 1 neonato su 1000 e in un bambino su tre si può notare una leggera instabilità dell'articolazione. Le bambine in particolare sono più propense allo sviluppo di questa anomalia.

La dislocazione congenita dell’anca è un’anomalia dell’articolazione dell’anca. È conosciuta anche con il nome di displasia dello sviluppo dell’anca.

Alcuni neonati nascono con questa malformazione quando il femore non si adatta adeguatamente all’articolazione, causando dolore e zoppicamento. Nei casi più gravi, questa condizione può debilitare chi ne è affetto.

La dislocazione congenita dell’anca colpisce 1 bambino su 1000 e 1 su 3 di questi bambini presenta una leggera instabilità dell’articolazione. Oltre a ciò, le bambine sembrano essere più propense a soffrire di questa anomalia.

Cause della dislocazione congenita dell’anca

Raggi X alla anca.

La dislocazione congenita dell’anca è considerata una condizione di “ereditarietà multifattoriale”, il che vuol dire che è un difetto congenito che può essere causato da molti fattori, di solito genetici e ambientali.

Uno dei fattori che si pensa possano contribuire alla displasia dell’anca è la risposta del neonato agli ormoni materni durante la gravidanza. Un utero stretto che non permette il movimento fetale o un parto podalico possono causare questa anomalia.

In genere l’anca sinistra risulta più propensa a sviluppare questa condizione a causa della posizione del feto dentro l’utero.

D’altro canto, i primogeniti corrono un rischio maggiore di soffrire della dislocazione di questa articolazione. Questo perché l’utero della donna è più piccolo durante la prima gravidanza, dunque lo spazio per il movimento del neonato è più limitato. Ciò influisce negativamente sul corretto sviluppo dell’anca. Altri fattori di rischio possono essere:

  • Precedenti familiari di displasia dell’anca o dei legamenti più flessibili.
  • La posizione del neonato all’interno dell’utero, specialmente se podalica.
  • Altri disturbi ortopedici, come il metatarso addotto, la malformazione del piede equino, patologie congenite e altre sindromi.

Quali sintomi può presentare?

Nei neonati i segni della dislocazione congenita dell’anca sono quasi impercettibili e possono passare inosservati ai genitori. Tuttavia, l’esplorazione dell’anca è una delle visite di routine del pediatra.

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Alcuni dei sintomi più frequenti della displasia dell’anca nel neonato sono:

  • Rilevamento di un click o suono vuoto durante la manovra di esplorazione dell’anca.
  • Difficoltà nel muovere una gamba rispetto all’altra.
  • Asimmetria degli arti inferiori, con una gamba più corta dell’altra.
  • Asimmetria nelle pieghe che si osservano all’inguine di una gamba rispetto all’altra.
  • Zoppicare quando si cammina: si tratta di un segno tardivo. In genere la displasia viene rilevata nei primi mesi di vita del bambino, prima ancora che inizi a camminare.
  • Scoliosiè la formazione di una curvatura della colonna vertebrale per compensare la diseguaglianza di peso tra le gambe.

Come si può diagnosticare?

La diagnosi si sospetta a partire dal primo esame fisico del neonato. A sostegno di questa, verrà effettuata una manovra chiamata Ortolani-Barlow. Se risulterà positiva, si confermerà la diagnosi con una ecografia o radiografia dell’anca. In alcuni casi, viene anche consultato un traumatologo infantile.

Trattamento della dislocazione congenita dell’anca nel neonato

Prima dei 6 mesi di vita, non è necessario trattare ortopedicamente tutti i casi. I trattamenti variano in base alla gravità del caso e all’età del bambino.

Nei casi più lievi, viene consigliato un trattamento posturale lasciando il bambino a cavalcioni o facendolo dormire sulla schiena con le gambe aperte affinché l’osso si collochi da solo al suo posto.

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Per prevenire un peggioramento, in genere si ricorre a protesi più o meno morbide e ad altri trattamenti, come il cablaggio Pavlik. Quest’ultimo è composto da cinghie che mantengono i fianchi in flessione a 100 gradi per ridurre la lussazione.

Se nemmeno i trattamenti ortopedici riusciranno a correggere la dislocazione, l’ultima soluzione da considerare sarà la chirurgia.

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