Enuresi notturna: come controllarla?

7 Gennaio 2020
Fare la pipì a letto è molto comune durante l'infanzia. Si tratta di un fenomeno che influisce sia sui genitori che sui figli e la cui durata è variabile. Scopriamo insieme come affrontare il problema.

Durante l’infanzia (fino ai 5 anni di età), l’incontinenza urinaria è un disturbo comune e normale, sia di giorno che di notte. Tuttavia, quando persiste negli anni successivi (ovvero quando si cronicizza) e se si presenta durante il sonno, l’enuresi notturna può essere motivo di disagio per qualsiasi paziente, che sia un bambino o un adulto. A seguire vi parleremo in modo più approfondito dell’enuresi notturna e di tutte le conseguenze.

Di cosa si tratta?

Enuresi è il termine medico che viene attribuito all’emissione involontaria di urina. Può presentarsi durante il giorno, e in questo caso si parla di enuresi diurna, oppure, più spesso, di notte, e si parla di enuresi notturna.

Questo disturbo è molto comune nei più piccoli: colpisce fino al 12% dei bambini fino ai 6 anni e fino al 7% dei bambini fino a 10 anni. Ha una maggiore incidenza nei maschi e di solito scompare con l’adolescenza. Tuttavia, in una piccola percentuale di casi il problema persiste e colpisce i giovani che hanno più di 20 anni, causando in loro diversi problemi sociali e psicologici.

La minzione incontrollata è un fenomeno normale che si verifica in specifiche tappe dello sviluppo del bambino. La maggior parte dei bambini non è capace di controllare la propria vescica e lo sfintere uretrale prima dei 3 anni di età. In questa fase, l’enuresi non viene considerata una malattia, visto che si tratta di una condizione fisiologica normale, dovuta all’immaturità dell’apparato urinario.

Enuresi femminile

A partire da questa età, però, i bambini imparano a poco a poco a controllare la propria vescica, imparando a capire quando è piena e controllando l’atto della minzione. Il controllo notturno è più difficile e lento da raggiungere, per cui nei bambini fino a 6 anni è comune bagnare il letto.

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Frequenza minima necessaria per la diagnosi

Attualmente non esiste unanimità sui criteri per diagnosticare questo disturbo sulla base della frequenza degli episodi. I seguito a ciò, per diagnosticare enuresi notturna, i criteri vanno da due notti a settimana in cui il piccolo bagna il letto, a una notte a settimana o persino a 4 notti al mese. In qualunque caso, per ottenere una corretta diagnosi e seguire il trattamento idoneo è necessario fare una valutazione individuale, che varierà di caso in caso.

Così il trattamento e i criteri di frequenza degli episodi non saranno gli stessi per i bambini sotto i 5 anni -in cui il fenomeno viene considerato normale- e per gli adolescenti, in cui un unico episodio può essere sintomo di un problema.

Cause dell’enuresi notturna

Quasi sempre il disturbo si deve unicamente al fatto che il bambino, mentre dorme, non ha sufficiente controllo sulla propria vescica tanto da capire che è piena; non ne è consapevole e si fa la pipì addosso in modo involontario.

In una piccola percentuale di casi il fenomeno è associato alla presenza di un’altra malattia, come il diabete o i disturbi legati all’apparato urinario. In questi casi, l’enuresi si verifica anche durante il giorno (enuresi diurna) e la terapia sarà molto diversa.

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Trattamento dell’enuresi notturna

In molti casi la situazione non necessita di terapia. Quando si verifica nei bambini al di sotto dei 5 anni, viene considerato un problema normale e passeggero, che diminuisce con la crescita.

Tuttavia, esistono alcune linee guida che possono aiutare il bambino e ridurre il numero di episodi. Queste linee guida fanno parte, in realtà, di un trattamento comportamentale che consiste nello spiegare il perché del problema ai genitori e ai figli, allo scopo di limitare la portata del disturbo. Alcuni dei possibili consigli da seguire sono:

  • Spiegare al bambino che non ha motivo di vergognarsi della situazione. Fargli capire che è una normale condizione dovuta al ritardo nella maturazione del sistema urinario.
  • Non discutere né mettere in imbarazzo il bambino.
  • Non svegliare il bambino durante la notte per evitare che faccia la pipì a letto, né ridurre la sua ingestione di liquidi.
  • Si consiglia di fissare un orario per fare la pipì: aiuterà il bambino a mantenere il controllo sulla minzione.
  • Spiegare al bambino che deve bere più liquidi durante il giorno, ma ridurli man mano che si avvicina la sera.
  • L’uso di pannolini è controindicato, in quanto confonde il bambino e gli impedisce di imparare a controllare la minzione.

Conclusioni

Solo nei casi più gravi è consigliato attuare un trattamento farmacologico. In questi casi i farmaci somministrati saranno destinati a limitare lo stimolo a urinare (farmaci antidiuretici) o a controllare il sonno.

Per concludere, sebbene l’enuresi notturna sia comune nei bambini più piccoli, è importante non trascurarla. Le terapie comportamentali e il costante supporto della famiglia risultano fondamentali per superare il problema. infine, è importante sottoporre ogni caso all’attenzione di un professionista per essere certi che non nasconda altri problemi.

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