Due tipi di dolore: quello che ferisce e quello che cambia

19 novembre 2015
Perché non ci serviamo del dolore che ci causano alcune situazioni per imparare e cambiare? È possibile che sia difficile accettarlo, ma alla fine vedrete che riuscirete a trarre qualcosa di positivo anche dalle brutte esperienze

Le persone non arrivano a questo mondo con la capacità innata sufficiente per gestire il dolore. Nonostante sia qualcosa di abbastanza comune nel cerchio della vita di ogni persona, nessuno ci ha fornito un manuale su come affrontare la sofferenza.

Sin da quando siamo piccoli, ci sfoghiamo con le lacrime, ma man mano che cresciamo, cominciamo a sentirci dire che non si deve piangere, che è una cosa che fanno solo le persone deboli. È proprio a partire da quel momento che cominciamo ad interiorizzare, a dissimulare e a nascondere ciò che proviamo.

L’educazione emotiva non è qualcosa che si insegna a scuola, e i nostri genitori non sono quasi mai bravi a introdurci nel campo delle emozioni, nella gestione delle frustrazioni, delle delusioni e del disinganno.

Siamo noi che, attraverso le nostre esperienze, dobbiamo imparare a sopravvivere. Ebbene, c’è qualcosa che dobbiamo avere ben chiaro: esistono diversi tipi di dolore emotivo. Ci sono quelli che feriscono e quelli che fanno cambiare per andare avanti ed essere più forti.

Imparare ad accettare le avversità

Ci sono persone che rifiutano di accettare il dolore in ogni sua forma. Alcuni mascherano il dolore fisico ricorrendo ad analgesici ed altri fuggono dal dolore emotivo fingendo che esso non esista.

  • È un grosso errore. Tutta questo dolore è il sintomo di un problema interno che bisogna conoscere e curare, sia che si tratti di una malattia, nel caso di un dolore fisico, sia nel caso in cui non si stia affrontando un problema emotivo nel modo corretto.
  • Non possiamo nemmeno non considerare il fatto che i problemi emotivi possono essere somatizzati e sfociare in dolore fisico, stanchezza o in problemi muscoloscheletrici.

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In che modo dobbiamo affrontare le avversità quotidiane?

equilibrio-emozionale

Non deve sorprendervi se diciamo che è necessario comprendere e accettare il prima possibile che questa dimensione esista. Sin dalla nostra infanzia, infatti, dovremmo avere ben chiare le seguenti questioni:  

  • Per quanto i nostri padri, le nostre madri o i nostri nonni si sforzino, non potranno prendersi sempre cura di noi né garantirci una felicità assoluta ad ogni passo che facciamo.
  • I bambini devono imparare a gestire la frustrazione e capire che non si può ottenere sempre ciò che si desidera.
  • Se li educhiamo ad essere emotivamente maturi, doneremo diverse strategie ai più piccoli affinché diventino capaci di affrontare le situazioni che possono causare dolore: 
    • Con una buona autostima, riusciranno a vincere le possibili critriche dei compagni di scuola.
    • Se imparano ad essere autonomi, se si sforzano per raggiungere i loro obiettivi, sapranno che spesso, per ottenere, qualcosa bisogna affrontare qualche sofferenza.
  • Sapere già sin dall’infanzia e dall’adolescenza che le avversità possono presentarsi più di quanto vorremmo, ci farà rendere conto anche che “si tratta di momenti in cui possiamo metterci alla prova” per dimostrare ciò di cui siamo capaci.

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Sappiamo che non è facile spiegare ai bambini che la vita a volte può essere molto complicata. Come genitori ci auguriamo per loro il meglio, ma non possiamo nemmeno proteggerli troppo o rinchiuderli in una bolla.

Bisogna prima di tutto offrirgli un’educazione emozionale che fomenti la loro maturità, affinchè canalizzino meglio le loro delusioni e sappiano sfogarsi, volersi maggiormente bene e superarsi ogni giorno nella loro ricerca della felicità.

Il dolore è l’insegnate più severo

sofferenza

Vorremmo che non esistesse. Ci piacerebbe cancellare il dolore e la sofferenza dalla nostra vita e dalla vita di coloro che amiamo, affinché nulla turbi il nostro equilibrio.

Tuttavia, esiste una realtà che dobbiamo assumere ed interiorizzare per il nostro bene.

La vita scorre e cambia. Nulla è stabile e noi facciamo parte di questo movimento

C’è chi dice che per sapere cosa sia la felicità, per prima cosa bisogna soffrire. Questo non è assolutamente vero, non bisogna essere così estremisti.

Le persone sanno molto bene cosa significa stare bene, essere soddisfatti, tranquilli e felici. Si tratta di un bene primordiale e sappiamo riconoscerlo senza alcun bisogno di vedere il suo antagonista faccia a faccia.

Tuttavia, gli errori che di solito commettiamo sono i seguenti:

  • Pensare che la felicità e la calma ci saranno per sempre. Non siamo preparati ad affrontare le perdite, le malattie e le delusioni.  
  • Ci dimentichiamo che la vita ha un principio innato: avanzare. Ogni passo in avanti porta in modo irrimediabile al cambiamento, sia in positivo che in negativo.
  • Ognuno di noi fa parte di questo movimento vitale. È necessario dunque affrontare in modo più armonioso possibile questi cambiamenti.

Se non vogliamo affrontare cose normali come l’invecchiare o se non accettiamo che qualcuno possa smettere di amarci, rimarremo inesorabilmente intrappolati nella sofferenza.

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Bisogna piangere e arrabbiarsi ovviamente. È lecito essere di cattivo umore e sentire il dolore in tutta la sua intensità se qualcosa di brutto succede, ma poi bisogna semplicemente accettarlo.

Bisogna accettare ogni cambiamento che lo scorrere della vita ci porta, e non è detto che siano tutti negativi. A volte anche dalle peggiori esperienze possono scaturire avvenimenti positivi.

Ci sono delle esperienze che lasceranno le loro ferite per sempre, su questo non ci sono dubbi. Ci sono alcuni dolori che non lasciano indifferenti nessuno, e non possiamo far altro che accettarlo.

La perdita di un caro, ad esempio, è qualcosa di davvero difficile da accettare, ma non si può far altro che sopravvivere a questa assenza e imparare giorno dopo giorno ad andare avanti nel miglior modo possibile.

Ebbene, tenete in considerazione che disponiamo di strategie innate per superare la sofferenza: ognuno di noi ha un potente istinto di sopravvivenza ed è dotato di RESILIENZA.

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