Iperlassità nel bambino: i pro e i contro

Sorprendenti acrobazie, dita che si allungano più del dovuto, lussazioni, scoliosi e disturbi dell'ansia possono avere un elemento in comune: l'iperlassità infantile.
Iperlassità nel bambino: i pro e i contro

Ultimo aggiornamento: 17 giugno, 2021

L’iperlassità nel bambino è una condizione diffusa e asintomatica che colpisce i bambini al di sotto dei 5 anni e che permette alle articolazioni si muovano oltre i limiti del normale. Si verifica quando i livelli di collagene di tendini e legamenti si alterano, rendendo le fibre più sottili e meno rigide.

Interessa circa il 30% della popolazione infantile, con maggiore incidenza sulle bambine rispetto ai bambini, in un rapporto 3 a 1. Sebbene si riduca con l’età, nel 2% dei casi perdura.

In questo articolo illustreremo alcune caratteristiche utili alla diagnosi di questo fenomeno; come sfruttarlo a proprio vantaggio, ma soprattutto quando è il caso di preoccuparsi.

Quali sono le cause dell’iperlassità nel bambino?

L’iperlassità nel bambino è a carattere genetico. Alcuni studi indicano che potrebbe derivare da una mutazione delle fibre che compongono i tendini, i muscoli e la pelle.

Questi hanno la particolarità di stirarsi per poi recuperare la forma originale o, per meglio dire, di deformarsi e adottare una nuova forma. Questo fenomeno è noto come plasticità.

Ciò si deve all’azione delle proteine che compongono i tessuti: il collagene e l’elastina. Quando c’è più elastina che collagene, i muscoli diventano più elastici, dunque i legamenti sono più fragili; il rischio di infortunio a carico del sistema muscolo-scheletrico è dunque elevato.

Quali sono gli aspetti positivi?

Nel contesto di attività sportive quali ginnastica, danza o acrobatica, l’iperlassità è un vantaggio, visto che offre condizioni di flessibilità a dir poco sorprendenti.

Allo stesso modo, è positiva quando si suonano strumenti musicali, come il flauto, il violino o il piano, che richiedono una certa agilità spaziale delle dita.

In questo caso in particolare, la distensione e la contrazione continua dei movimenti ripetuti non provoca dolore, come spesso accade invece agli artisti e sportivi meno flessibili.

Bambine che praticano atletica.
In alcuni sport e attività scolastiche l’iperlassità può essere un vantaggio, perché facilita i movimenti.

I contro dell’iperlassità nel bambino

L’iperlassità infantile può essere percepita come un vantaggio nel caso delle attività sportive menzionate, anche se gli specialisti raccomandano cautela. Sono stati riportati casi di debolezza muscolare e di difficoltà di movimento, oltre che di ritardo nello sviluppo psicomotorio.

Inoltre, tendono a presentarsi lussazioni articolari, tendinite, lombalgia, scoliosi, artrosi delle ginocchia e, secondo alcuni studi, ansia e depressione. Questi sono tutti problemi che, in genere, non vengono associati all’iperlassità articolare. Alcuni sintomi meritano particolare attenzione.

Ipotonia muscolare

La debolezza muscolare favorisce il ritardo nello sviluppo psicomotorio (abilità di girarsi, di percepire, gattonare e camminare). I bambini vantano una notevole flessibilità articolare, una certa facilità di movimento e il tono muscolare non oppone resistenza al movimento.

Il neonato non scalcia e gli arti appaiono più distesi del normale. In posizione supina, a pancia all’ingiù, il piccolo si dispera perché non può appoggiarsi sulle braccia né sollevare la testa.

Quando poi si ferma, prova ad aprile la gambe, i piedi ruotano verso l’esterno e le ginocchia convergono verso l’interno.

Inibizione dell’attività muscolare

A causa del dolore subentra l’inibizione, che si traduce in ipotrofia muscolare; a questo punto, si riduce la resistenza all’esercizio e, quindi, anche la partecipazione attiva del bambino agli sport e ai giochi.

Allo stesso modo, si può osservare un ritardo nello sviluppo psicomotorio e nell’apprendimento della deambulazione.

Scoliosi e altri problemi posturali

Gli studi ipotizzano una correlazione statistica tra iperlassità articolare e scoliosi, dovuta a disturbi posturali.

Ciò provocherebbe un’incurvatura della parte posteriore della colonna, nota come cifosi, e un aumento della curvatura della zona lombare. Si osservano spesso anche ginocchio valgo (che tende verso l’interno) e piedi piatti.

Consigli e raccomandazioni per i genitori

Il bambino con iperlassità deve essere preparato a questa condizione al fine di evitare che i particolari movimenti articolari si ripetano costantemente. Sarà difficile controllare la sua naturale iperattività e molto probabilmente cercherà di attirare su di sé l’attenzione con le sue abilità da contorsionista.

Ebbene, visto che riuscire a piegare le dita in modo insolito non è un dono secondo la medicina, è importante fare alcune raccomandazioni al piccolo:

  • Visto che non esiste un trattamento specifico, i genitori devono insegnare al bambino perché è necessario proteggere le articolazioni dall’allungamento eccessivo e prolungato.
  • Provare a indirizzare il bambino verso sport ed esercizi finalizzati all’allenamento muscolare, al miglioramento dell’equilibrio, alla stabilità e alle abilità motorie.
  • Se l’iperlassità viene diagnosticata al neonato, i genitori devono provare a rafforzare il tono muscolare del piccolo. A questo scopo, l’ideale sarebbe ricevere il parere di un fisioterapista.
  • Gli esercizi consigliati a casa prevedono di posizionare il neonato a pancia in giù, posizione che a causa di questo disturbo non ama affatto. Questo lo aiuterà a rafforzare la schiena, il collo e il bacino, ma poiché risulterà fastidioso, bisogna integrare l’esercizio con giocattoli o suoni che lo spingano a sollevare la testa.

Quando è consigliato un trattamento medico in caso di iperlassità infantile?

L’iperlassità infantile può sembrare divertente fino a quando non compare il dolore. Non capita spesso, visto che solo tra il 5 e il 10% delle persone con iperlassità (o particolarmente elastiche) soffre di dolori. E se questo succede dobbiamo andare dal medico, visto che potremmo trovarci davanti a un caso di sindrome di iperlassità articolare.

La scala di Beighton è l’unità di misura più utilizzata per sapere se una persona soffre di iperlassità. Ad esempio, tra le manovre indicate, ce n’è una che prevede di toccare l’avambraccio con il pollice, procedere quindi con l’estensione delle dita oltre i 90° o con il tocco del pavimento con il palmo delle mani senza piegamento delle ginocchia. Se su 9 punti della scala il bambino ne ottiene 6, allora ci troviamo davanti a un caso di iperlassità articolare.

Questo disturbo, se si presenta in forma grave, provoca dolori articolari e alle ossa, persino se il paziente deve tenere per qualche istante in mano la matita. Inoltre, soffrirà di disturbi alle ginocchia, al bacino e di piedi piatti, bruxismo, stanchezza e debolezza.

La sindrome dell’iperlassità benigna è diversa dalla sindrome di Ehlers-Danlos, anch’essa congenita e responsabile di danni al tessuto connettivo. Provoca disturbi vascolari, oculari e ipersensibilità cutanea.

Infine, è accompagnata da lussazioni regolari, deformazioni della colonna, ipotonia muscolare e scostamenti delle articolazioni.

Iperlassita infantile nel neonato.
Se la diagnosi viene fatta nella primissima infanzia, ci sono alcuni esercizi che i genitori possono eseguire sui neonati per allenare l’elasticità del piccolo.

L’iperlassità nel bambino necessità di esercizio regolare

L’appello ai genitori è di fare attenzione alle manifestazioni che possono essere sintomo di gravi problemi. La condizione non è di facile diagnosi perché i sintomi sono comuni. Eppure, il dolore è un campanello di allarme.

Una volte diagnosticato il caso di iperlassità benigna, bisognerà seguire delle linee guida per il trattamento. Tra queste, una dieta bilanciata, attività fisica, partecipazione alle attività scolastiche e buona igiene del sonno. Evitare di sovraccaricare le articolazioni (ad esempio, appesantendo troppo lo zaino scolastico) e gli sport estremi o da contatto.

Fatte queste considerazioni, è importante sottolineare che i periodi di inattività peggiorano i sintomi dell’iperlassità.

A questo proposito, il consiglio è seguire un programma di esercizi a resistenza graduale, incentrata su gruppi muscolari specifici; inoltre, pedalare e nuotare sono senza dubbio opzioni di prima linea.

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