Ipomagnesemia: bassi livelli di magnesio

L'Ipomagnesemia è la presenza di bassi livelli di magnesio nel sangue. Vi spieghiamo quali sono le cause e come può essere trattato.
Ipomagnesemia: bassi livelli di magnesio

Ultimo aggiornamento: 12 febbraio, 2021

Si parla di ipomagnesemia quando la quantità di magnesio nel sangue è al di sotto dei parametri considerati normali (tra 1,7 mg/dL e 2,2 mg/dL). In questo articolo presentiamo le cause e i sintomi di questo disturbo.

Il magnesio nel corpo

Il magnesio è un catione, ovvero un elemento con carica positiva. Tra i cationi del corpo umano, il magnesio è il più abbondante al di fuori delle cellule; all’interno delle stesse, invece, è il secondo per densità (dopo il potassio).

La maggior parte di questo minerale si trova nelle ossa. Il 20% è presente nei muscoli e la restante parte è distribuita tra i vari organi.

La concentrazione di magnesio viene bilanciata nel corpo attraverso l’alimentazione e l’eliminazione delle urine. Una dieta equilibrata e varia fornisce 260 milligrammi di magnesio, quantità è sufficiente a supportare il corretto funzionamento dell’organismo.

Gli alimenti più ricchi di magnesio sono i cereali, le noci e i legumi. Inoltre, è presente nelle verdure a foglia verde e nei frutti di mare, come i crostacei.

Le cause dell’ipomagnesemia

Gli esperti Joel Michels Topf e Patrick T. Murray parlano di quattro cause principali associate all’ipomagnesemia:

  • Ridotto apporto di magnesio per l’organismo: una causa rara e poco comune di questo disturbo. A seguito della riduzione dei livelli di magnesio, il sistema renale lo trattiene a fatica. Può succedere in caso di denutrizione o di alcolismo cronico. Allo stesso modo, l’ipomagnesemia è un effetto indesiderato nelle persone sottoposte a nutrizione parenterale (per endovena).
  • Perdite eccessive di magnesio: se l’apparato digerente non è in grado di trattenere e di assorbire il magnesio apportato dagli alimenti. Per esempio, la diarrea potrebbe essere causa di ipomagnesemia.
Insufficienza renale.

  • Iperparatiroidismo: come spiega Helbert Rondón-Berríos, le persone che soffrono di questo disturbo sono affette dalla cosiddetta “ridistribuzione del magnesio”. La carenza di paratormone (ormone che aumenta i livelli di calcio nel sangue) altera il metabolismo del magnesio. Quest’ultimo, infatti, viene trattenuto dalle ossa e non raggiunge il sangue.
  • Disfunzione renale: poiché l’equilibrio del magnesio dipende dall’escrezione renale, l’ipomagnesemia può presentarsi anche in presenza di patologie renali. È il caso della sindrome di Gitelman per cui il neonato presenta una malformazione dei tubuli renali, il che impedisce di trattenere potassio, calcio e magnesio.

Sintomi dell’ipomagnesemia

Nella maggior parte dei casi l’ipomagnesemia non è responsabile di sintomi. Le manifestazioni evidenti sono provocate da altre sostanze associate. La sintomatologia, pertanto, si deve alla carenza di potassio provocata dall’ipomagnesemia.

Alimenti ricchi di potassio.

A seguito di un deficit di magnesio e di potassio, probabilmente anche i livelli di calcio si abbasseranno. Ecco che l’ipocalcemia si somma agli altri sintomi.

Secondo lo specialista James L. Lewis si presenta nello specifico il seguente quadro clinico:

  • Nausea e vomito.
  • Stanchezza e debolezza.
  • Inappetenza e anoressia.
  • Tremore muscolare: possono essere piccoli tremori, ma anche fascicolazioni o spasmi gravi.
  • Sintomi tetanici, con estrema contrazione dei muscoli.
  • Convulsioni: secondo diversi ricercatori dell’Ospedale Universitario di Getafe (Spagna), anch alterare la trasmissione nervosa dei neuroni.

Trattamento da seguire

Se l’ipomagnesemia non è grave e viene rilevata tramite analisi di routine, il trattamento da attuare è semplice. Le indicazioni prevedono una dieta ricca di alimenti con magnesio. Quindi, bisognerà indagare sulle cause sottostanti.

Se nonostante la dieta non si notano miglioramenti, allora bisognerà assumere integratori prescritti dal medico. Sempre meglio optare per integratori da assumere per via orale.

La somministrazione di magnesio per via parenterale è da destinare ai casi gravi (con sintomi che interferiscono con la qualità della vita). Tuttavia, optano per quest’ultima anche i soggetti che non possono assumerlo per via orale perché hanno subito un intervento all’apparato digerente, per esempio. Questo vale anche per gli alcolisti cronici.

Se l’ipomagnesemia è accompagnata da un abbassamento dei livelli di potassio o di calcio, andranno trattati anche questi deficit, secondo quanto sostenuto in uno studio pubblicato sulla Revista de Reumatologia Clínica nel 2008.

L’idea, di fatto, è integrare tutte le sostanze carenti, perché se si interviene su uno solo di questi valori (il potassio, per esempio) senza correggere gli altri, gli effetti saranno a breve termine.

Trattare l’ipomagnesemia

In presenza di bassi livelli di magnesio nel sangue, il medico saprà indicare la dieta più adatta da seguire e un trattamento adatto al caso. Semplicemente mettendo in pratica queste misure il problema si risolverà. 

Ricordate anche di seguire uno stile di vita sano e di prestare attenzione a qualunque sintomo per prevenire in tempo questo disturbo.

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