Naprossene: in quali casi è indicato?

La farmacocinetica comprende i processi di assorbimento, distribuzione, metabolizzazione ed eliminazione del farmaco. Il naprossene viene somministrato per via orale e trova un rapido assorbimento nell'apparato digerente.
Naprossene: in quali casi è indicato?

Ultimo aggiornamento: 12 febbraio, 2021

Il naprossene è un farmaco analgesico che appartiene alla grande famiglia dei FANS, anche conosciuti come farmaci analgesici antiinfiammatori non steroidei. È un medicinale controindicato nei pazienti che soffrono di ulcera gastroduodenale e nelle donne in gravidanza o che allattano (attraversa la placenta e una parte viene escreta tramite il latte).

Questo medicinale viene somministrato agli adulti, principalmente per via orale, in dosi di 250 mg in due pillole ogni 12 ore. La dose massima è di 1000 mg.

Indicazioni principali del naprossene

Può essere usato sia come antipiretico sia come analgesico. Il suo effetto è simile a quello dell’aspirina, ma presenta una tolleranza maggiore. Oltre a questi due effetti, è anche un farmaco antinfiammatorio usato per il trattamento delle malattie reumatiche quali:

  • Artrite reumatoide.
  • Artrosi.
  • Spondilite anchilosante.
  • Artrite gottosa.

Allo stesso modo, viene consigliato per il trattamento del dolore lieve o moderato, come quello provocato da tendinite, borsite, mal di denti, dismenorrea o emicrania.

D’altra parte, grazie ai suoi effetti antipiretici, può essere usato per abbassare la febbre e calmare i sintomi associati al raffreddore.

Mano con pillole .
Il naprossene è consigliato per malattie come l’artrite reumatoide, artrosi e spondilite anchilosante. È consigliato anche nel trattamento di altri dolori comuni.

Dati sui FANS

Il naprossene è un farmaco analgesico antinfiammatorio non steroideo (FANS); si tratta del gruppo di medicinali più prescritti poiché presentano una grande varietà di indicazioni.

In quanto al meccanismo d’azione del naprossene, è lo stesso di tutti i medicinali analgesici non oppiacei: inibisce l’azione dell’enzima cicloossigenasiCome conseguenza di questa inibizione, viene meno la sintesi delle prostaglandine, per l’esattezza della PGE e la PGL.

Le prostaglandine sono sostanze proteiche che partecipano a numerosi processi fisiologici come le reazioni infiammatorie, dolore e febbre. Inibendo l’enzima che interviene nella loro sintesi, si possono controllare tutti questi sintomi. 

Principali reazioni avverse del naprossene

Il naprossene è uno dei FANS più tollerato dai pazienti. Tuttavia, come tutti i farmaci, non è esente da una serie di effetti avversiGli effetti indesiderati di un medicinale sono tutte quelle reazioni che si presentano involontariamente durante il trattamento. Nello specifico, il naprossene può scatenare una serie di disturbi digestivi come:

  • Nausea.
  • Vomito.
  • Diarrea.

Se somministrato per via rettale:

  • Disturbi anali.
  • Ulcera gastroduodenale.
  • Lesioni epatiche.

D’altra parte, può provocare alterazioni nervose, come cefalea, vertigini o perdita di conoscenza, tra le altre. Altri possibili effetti secondari a seguito di terapia a base di naprossene sono:

  • Sordità passeggera.
  • Agranulocitosi.
  • Reazioni allergiche.
  • Alterazioni cutanee.

Farmacocinetica: cosa accade al naprossene nell’organismo?

Mani con bicchiere di acqua e pillole.
Il naprossene si somministra per via orale e viene rapidamente assorbito dall’organismo. Per la sua distribuzione ha bisogno di unirsi a proteine plasmatiche.

La farmacocinetica comprende i processi di assorbimento, distribuzione, metabolizzazione ed eliminazione di un farmaco. Il naprossene si somministra per via orale e viene rapidamente assorbito nell’apparato digerente.

Trascorse circa 2-4 ore dall’assunzione, il naprossene raggiunge i suoi massimi livelli plasmatici. Il suo effetto dura tra le 12 e le 15 ore, tempo necessario affinché si elimini la metà della concentrazione plasmatica del medicinale.

D’altro canto, per la sua distribuzione nell’organismo ha bisogno di unirsi a proteine plasmatiche. Ovvero, si unisce al 99%. Questo fattore è molto importante perché favorisce la sua interazione con altri medicinali che si uniscono a loro volto alle proteine plasmatiche per la loro distribuzione. Ciò può provocare tossicità se non si adottano le misure necessarie.

Il naprossene è capace di attraversare la barriera placentare e quella ematoencefalica, pertanto bisogna essere prudenti. Infine, viene metabolizzato nel fegato e un 95% viene eliminato attraverso le urine, e un’altra percentuale parzialmente nel latte.

Conclusioni

Il naprossene è un FANS impiegato soprattutto per trattare le malattie reumatiche. Tuttavia, presenta molte altre indicazioni.

Le donne incinte o che stanno allattando, così come le persone con ulcere gastroduodenali, non devono prendere questo medicinale. 

Per qualsiasi dubbio, consigliamo di rivolgervi al medico o ad un farmacista prima di assumere il naprossene così da prevenire complicazioni irreversibili.

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