Neutropenia febbrile: cause e trattamenti

1 Marzo 2021
La neutropenia febbrile è una condizione molto pericolosa. Colpisce soprattutto le persone con sistema immunitario debole. In questo articolo spieghiamo come viene diagnosticata e trattata.

Prima di parlare di neutropenia febbrile, dobbiamo definire esattamente cosa si intende per “febbre” e per “neutropenia”. Una volta chiariti questi concetti, è possibile capire meglio in che modo si presenta il suddetto quadro clinico.

La febbre è definita come un aumento della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale. Le associazioni mediche mondiali concordano sul fatto che un individuo ha la febbre quando la sua temperatura è superiore ai trentotto gradi centigradi.

Fino a trentasette gradi centigradi la temperatura corporea risulta nella norma. Tra questo valore e i trentotto gradi si definisce febbre di basso grado, una situazione che può essere l’anticipazione di una febbre vera e propria.

D’altro canto, la neutropenia è una diminuzione del numero di globuli bianchi chiamati neutrofili, nello specifico al di sotto dei cinquecento neutrofili per millilitro di sangue.

Alla luce di quanto detto, se la temperatura elevata si presenta in associazione a una conta dei neutrofili molto bassa, si parla di neutropenia febbrile. La gravità di questa condizione risiede nel fatto che il basso numero di globuli bianchi non permette di combattere la causa stessa della febbre.

Questi casi richiedono una valutazione e una diagnosi immediate. A maggior ragione se la neutropenia febbrile si presenta nei pazienti immunodepressi e nei malati di cancro.

L’urgenza di queste situazioni ha lo scopo di evitare che la neutropenia febbrile si converta in sepsi, ovvero un’infezione che si diffonde attraverso il sangue raggiungendo più organi. È un quadro clinico molto grave che richiede ricovero ospedaliero e un trattamento con potenti antibiotici.

Chi può contrarre la neutropenia febbrile?

Malattie del sangue.
I soggetti con sistema immunitario debole corrono un rischio maggiore di contrarre la neutropenia febbrile.

La neutropenia febbrile colpisce spesso le persone affette da malattie che compromettono il sistema immunitario. Un esempio è quello dei pazienti con tumori del sangue e del midollo osseo.

Le malattie oncoematologiche come la leucemia sono la causa della diminuzione dei neutrofili nel corpo. In questo contesto, le infezioni diventano più frequenti e con esse la neutropenia febbrile.

A volte, tuttavia, la neutropenia è causato da una neoplasia a carico di un organo. Se produce alcune sostanze tossiche, queste possono compromettere la formazione dei globuli bianchi nel midollo osseo.

Anche il trattamento di alcuni tumori può essere causa di neutropenia. La chemioterapia a base di farmaci come il cisplatino o il docetaxel, tra gli altri, ha l’effetto avverso di distruggere il midollo osseo.

Nonostante i continui controlli medici a cui è sottoposto il paziente oncologico, la neutropenia febbrile è una condizione difficile da prevenire.   

Alcuni farmaci vengono somministrati come adiuvanti alla chemioterapia per stimolare la produzione di globuli bianchi.

Una situazione particolare di neutropenia febbrile può verificarsi nei bambini non affetti da tumore. In questi casi atipici il meccanismo è inverso, ovvero un’infezione causa la minore produzione di neutrofili, e non il contrario.

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Come vengono classificati i pazienti?

La scienza medica ha sviluppato un sistema per classificare i pazienti con neutropenia febbrile e stabilire il rischio corso. Il più comune è una tabella di punteggio chiamata MASCC.

Attraverso il MASCC, il medico può assegnare punti a determinate condizioni per determinare se il paziente è a basso o ad alto rischio. Nella tabella MASCC un punteggio maggiore di 21 indica un basso rischio e la prognosi è nettamente migliore.

Uomo con febbre.
Sono ad alto rischio i pazienti con neutropenia febbrile la cui febbre dura per oltre 7 giorni. Questi individui presentano anche una significativa diminuzione dei neutrofili.

In generale, un paziente con neutropenia febbrile è ad alto rischio quando ha la febbre per più di sette giorni e i suoi neutrofili sono inferiori a 100 per millilitro. Il quadro si aggrava ulteriormente se si presentano anche:

  • Sintomi respiratori come la polmonite
  • Sintomi neurologici
  • Ipotensione arteriosa

Un paziente ad alto rischio deve essere ricoverato in ospedale. Una volta in ospedale, viene somministrato immediatamente il trattamento antibiotico, senza esitazione.

Nei pazienti a basso rischio è possibile proporre un trattamento ambulatoriale. In altre parole, possono assumere antibiotici per via orale effettuando regolari controlli e non escludendo una eventuale degenza ospedaliera.

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Trattamento della neutropenia febbrile

Il trattamento della neutropenia febbrile è principalmente antibiotico. In un primo momento, si scelgono terapie generali fino a quando non è noto l’esatto microrganismo e la causa dell’infezione soggiacente.

Questa modalità è nota come trattamento empirico. È un trattamento ad ampio spettro senza conferma della causa dell’infezione. Per questo motivo, vi sono diverse opzioni: trattamento con un singolo antibiotico o con due.

Il trattamento antibiotico termina quando il paziente non presenta febbre nelle 48 ore precedenti e se il numero di globuli bianchi è aumentato. Si eseguiranno regolarmente colture di microrganismi, fino a quando risulteranno negative a conferma dell’effetto dell’antibiotico.

Se soffrite di una patologia che indebolisce il sistema immunitario, la presenza di febbre richiede un consulto medico immediato. L’attenzione medica e l’inizio del trattamento non devono essere procrastinati. La neutropenia febbrile può essere molto pericolosa per la vita.

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