Non fatevi trascinare dentro le tempeste altrui

· 5 gennaio 2016
Per prima cosa, impariamo a distinguere i nostri problemi personali da quelli degli altri. Isoliamo i pensieri negativi e cerchiamo soluzioni che ci soddisfino e ci facciano sentire tranquilli.

Ci sono persone capaci di creare da sole la propria tempesta e poi piangere se “piove”. Conoscerete di certo qualcuno con questa personalità, che si crea problemi e poi si lamenta del labirinto in cui si è intrappolato.

La cosa peggiore è che, spesso, queste persone riescono a trascinare anche gli altri all’interno delle proprie ossessioni, dei propri dilemmi morali o personali. Possono arrivare a darcene la colpa e obbligarci a riempire la nostra mente con problemi che non ci appartengono.

Questo è il comportamento tipico delle persone immature e dipendenti. Ciò non toglie che chiunque, magari in un momento di insicurezza, possa seminare tempesta dove regna la calma.

Quando si crea tempesta in un giorno di calma

Ci sono giorni in cui ci facciamo ossessionare dagli eventi senza sapere bene perché. “E se questo poi non va bene, cosa faccio? Non mi resta più via d’uscita”, oppure “È il mio destino essere infelice, non c’è niente che mi riesca bene”.

Sono solo piccoli esempi di pensieri che si installano nella mente in momenti particolari della nostra vita. Niente di pericoloso o traumatico. Anzi, le crisi esistenziali sono momenti cruciali che ci obbligano a prendere decisioni importanti.

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  • A tutti può capitare di creare la propria tempesta, ma devono essere brevi istanti di debolezza, in cui la nostra autostima ci aiuta subito a rialzarci, a creare nuovi propositi.
  • Non bisogna vergognarsi dei pensieri negativi. In questo caso, il vero coraggio consiste nell’accettare che “non stiamo bene” e che dopo la tempesta abbiamo bisogno di calma e luce, di riorganizzare i nostri pensieri.
  • È necessario mettere da parte quello che stiamo provando per sforzarci di ricordare quello che meritiamo in realtà. Nessuno merita di condurre una vita pensando di avere il mondo contro oppure che il destino gli abbia chiuso per sempre le porte.
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La ristrutturazione cognitiva

La ristrutturazione cognitiva è una strategia psicologica molto utile per dissipare queste “tempeste” mentali in cui tutti ci possiamo trovare ad un certo punto della nostra vita.

A volte, nella mente si sovrappone lo stress emotivo a pensieri automatici e irrazionali che tendono a minare il nostro benessere. Vale la pena tenere in considerazione questa tecnica terapeutica.

  • Ogni emozione, ogni pensiero automatico ha una sua forma nel nostro cervello. Così, quando sentite di non stare bene, prendete un quaderno e cercate di descrivere che cosa vi passa per la testa.
  • Usate parole o frasi brevi. Descrivete quello che provate, vedete,  osservate.
  • Dopo di che, è il momento di “mettere in discussione” e confrontarsi con queste idee. Ecco un esempio:

“Provo rabbia”, “La gente è cattiva” – “Perché sento rabbia? Perché dovrei pensare che tutte le persone siano cattive? – “Perché qualcuno mi ha deluso?” – “Cosa posso fare per sentirmi meglio?” – “Devo parlare di come mi sento con quella persona, affrontare il problema e spegnere questa rabbia che sento”.

Una volta individuata l’emozione o il pensiero negativo, si dovrebbe dare priorità alla soluzione e, soprattutto, sostituirlo nella mente con uno stato cognitivo di libertà, di convinzione che il problema può essere superato.

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Proteggetevi dalle tempeste che non vi appartengono

Abbiamo appena detto che tutti possiamo trovarci nella situazione di creare una propria tempesta. Sappiamo che si tratta di un processo interno e personale e che la soluzione del problema è nelle nostre mani.

Tuttavia, un dato di fatto è che ci sono persone in grado di trascinarci dentro i loro problemi, al centro delle loro tempeste.

Mentre tutti possiamo avere momenti di debolezza, alcune persone sembrano vivere in uno stato di crisi cronica.

Sono personalità molto insicure che hanno bisogno di essere accettate e prese per mano perché si vedono incapaci di affrontare i problemi che loro stesse hanno creato. Possono essere amici, familiari o partner.

In questi casi, restiamo avvolti da un’atmosfera satura di emozioni negative, a cui, oltretutto, si somma il carico di dover risolvere un problema che non ci appartiene.

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Il modo migliore di agire, in questi casi, è mantenere un equilibrio e fissare dei limiti. Li aiuteremo nel limite del possibile, ma mettendo in chiaro che le tempeste personali devono essere risolte nella mente della persona che le ha originate.

Date il vostro sostegno, incoraggiate, ma fate in modo che siano loro stessi a trovare la vera soluzione. Se gliela porgiamo su un piatto d’argento, è possibile che non ne siano soddisfatti.

Mantenete la giusta distanza emotiva. Avete i vostri problemi e le vostre responsabilità: non caricate sulle vostre spalle i pesi degli altri o vi sentirete schiacciare.

Muovetevi con molta attenzione.

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