Parto in acqua: tutto quello che c’è da sapere

24 Gennaio 2020
Il parto in acqua è una pratica in grado di calmare il dolore della madre durante il travaglio. Dato il basso livello di rischio, rappresenta una forma efficace di parto naturale.

Negli ultimi anni, un numero maggiore di donne ha optato per modalità di parto diverse da quelle tradizionali. Sono molte le donne che decidono di partorire in casa o che hanno scelto il parto in acqua.

Il parto in acqua è, di fatto, un’opzione sempre più richiesta, benché non siano tanti i centri sanitari che lo permettono o che dispongono delle attrezzature adeguate. In questo articolo vi diamo qualche informazione in più su questa pratica, sui suoi benefici e gli aspetti da considerare.

Il parto in acqua

Donna incinta in una vasca
Il parto in acqua consente alla donna un maggiore controllo e riduce il dolore.

Secondo gli esperti, «L’immersione in acqua calda è un metodo efficace per alleviare il dolore durante il parto», specialmente nel primo stadio del travaglio. Consiste, infatti, nel dare alla luce mentre l’addome della gestante è immerso in acqua.

L’obiettivo primario di questa pratica è, pertanto, quello di calmare il dolore. L’immersione in acqua è considerata un trattamento non farmacologico del dolore che consente un maggiore senso di controllo alla madre.

Questo metodo è stato inizialmente studiato nel Regno Unito. Qui si è giunti alla conclusione che, visti i benefici, una vasca per la procedura di immersione doveva essere un’opzione disponibile negli ospedali e nelle cliniche del paese.

In buona parte delle regioni italiane, oltre alle strutture private, le vasche per il parto in acqua sono presenti anche in alcune strutture pubbliche. Tuttavia, è sempre opportuno verificare prima se sono realmente operative e se dispongono di strumenti moderni come il software per eseguire la cardiotocografia wireless.

Come avviene il parto in acqua?

Neonato
È necessario garantire il materiale medico più adeguato per verificare le condizioni di salute del bambino alla nascita.

Per procedere con il parto in acqua, è necessario rivolgersi a strutture che dispongono dell’attrezzatura necessaria, oltre che della presenza di un ginecologo specializzato e di un’ostetrica.

  • L’acqua della vasca deve avere una temperatura di 37 ºC. Temperatura più basse impedirebbero il rilassamento, mentre temperature più alte potrebbero rivelarsi controproducenti. Non è consigliabile che la gestante resti in acqua per più di 90 minuti consecutivi, pertanto dovrà uscire e rientrare.
  • L’acqua deve ricoprire il ventre, ovvero deve raggiungere il seno.
  • La donna dovrebbe entrare in acqua quando la dilatazione è tra i 3 e i 5 centimetri. Tuttavia, non ci sono prove del fatto che sia meglio in uno o nell’altro caso. L’immersione è indicata nella fase di dilatazione, dunque molte donne preferiscono non rimanere in acqua durante il parto.
  • L’attrezzatura deve sempre essere a portata di mano, ci riferiamo al monitor wireless che consente di verificare lo stato di salute del bambino. Se così non fosse, lo specialista può chiedere alla madre se desidera o meno partorire in acqua.
  • Non esistono prove del fatto che il parto in acqua sia migliore di quello fuori dall’acqua. A ogni modo, è bene sapere che il bambino respira attraverso il cordone ombelicale fino a quando non viene tagliato, motivo per cui non vi è alcun pericolo che possa annegare.

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Benefici del parto in acqua

Parto in acqua, dilatazione
Secondo gli esperti, i vantaggi dell’immersione durante la fase di dilatazione sono i seguenti:
  • Maggiore rilassamento perineale, vaginale e cervicale.
  • Facilita la mobilità e l’adattamento di posizioni che favoriscono la discesa del feto (accovacciate, in ginocchio).
  • L’idroterapia può accorciare il periodo di dilatazione.
  • La madre è più rilassata, dato che tale procedura massimizza la perfusione di ossigeno placentare.
  • Il rilassamento è favorito anche dall’assenza di gravità. La lieve vasodilatazione dovuta all’acqua, inoltre, riduce la pressione sanguigna e aumenta il polso della madre, favorendo una maggiore ossigenazione dell’utero e del feto.
  • Favorisce la transizione del bambino dal liquido amniotico al mondo esterno.
  • Il maggiore rilassamento e sollievo del dolore permettono, nella maggior parte dei casi, un parto naturale che non richiede anestesia.

Quali sono i rischi o gli svantaggi?

Gli svantaggi sono davvero pochi. Tra questi riscontriamo:

  • Un maggiore rischio di emorragia postpartum.
  • In caso di complicazioni, per accedere alle cure mediche sarà necessario uscire dalla vasca.
  • Può risultare scomodo entrare e uscire dall’acqua.

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Conclusioni

In breve, il parto in acqua sembra avere più vantaggi che svantaggi. Naturalmente, dipenderà dal singolo caso, ad esempio se si tratta di una gravidanza a rischio o meno o se presenta complicazioni. In tal senso, sarà cura del ginecologo determinare se è consigliabile o meno.

Il parto in acqua ha un ulteriore vantaggio, ovvero consente alla madre di decidere come partorire. Ciò contribuisce a renderla più sicura di sé e, di conseguenza, di esserlo anche durante il travaglio.

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