Parto in acqua: tutto quello che c'è da sapere

Il parto in acqua è una pratica in grado di calmare il dolore della madre durante il travaglio. Dato il basso livello di rischio, rappresenta una forma efficace di parto naturale.
Parto in acqua: tutto quello che c'è da sapere

Ultimo aggiornamento: 23 gennaio, 2020

Negli ultimi anni, un numero maggiore di donne ha optato per modalità di parto diverse da quelle tradizionali. Sono molte le donne che decidono di partorire in casa o che hanno scelto il parto in acqua.

Il parto in acqua è, di fatto, un’opzione sempre più richiesta, benché non siano tanti i centri sanitari che lo permettono o che dispongono delle attrezzature adeguate. In questo articolo vi diamo qualche informazione in più su questa pratica, sui suoi benefici e gli aspetti da considerare.

Il parto in acqua

Donna incinta in una vasca
Il parto in acqua consente alla donna un maggiore controllo e riduce il dolore.

Secondo gli esperti, «L’immersione in acqua calda è un metodo efficace per alleviare il dolore durante il parto», specialmente nel primo stadio del travaglio. Consiste, infatti, nel dare alla luce mentre l’addome della gestante è immerso in acqua.

L’obiettivo primario di questa pratica è, pertanto, quello di calmare il dolore. L’immersione in acqua è considerata un trattamento non farmacologico del dolore che consente un maggiore senso di controllo alla madre.

Questo metodo è stato inizialmente studiato nel Regno Unito. Qui si è giunti alla conclusione che, visti i benefici, una vasca per la procedura di immersione doveva essere un’opzione disponibile negli ospedali e nelle cliniche del paese.

In buona parte delle regioni italiane, oltre alle strutture private, le vasche per il parto in acqua sono presenti anche in alcune strutture pubbliche. Tuttavia, è sempre opportuno verificare prima se sono realmente operative e se dispongono di strumenti moderni come il software per eseguire la cardiotocografia wireless.

Come avviene il parto in acqua?

Neonato
È necessario garantire il materiale medico più adeguato per verificare le condizioni di salute del bambino alla nascita.

Per procedere con il parto in acqua, è necessario rivolgersi a strutture che dispongono dell’attrezzatura necessaria, oltre che della presenza di un ginecologo specializzato e di un’ostetrica.

  • L’acqua della vasca deve avere una temperatura di 37 ºC. Temperatura più basse impedirebbero il rilassamento, mentre temperature più alte potrebbero rivelarsi controproducenti. Non è consigliabile che la gestante resti in acqua per più di 90 minuti consecutivi, pertanto dovrà uscire e rientrare.
  • L’acqua deve ricoprire il ventre, ovvero deve raggiungere il seno.
  • La donna dovrebbe entrare in acqua quando la dilatazione è tra i 3 e i 5 centimetri. Tuttavia, non ci sono prove del fatto che sia meglio in uno o nell’altro caso. L’immersione è indicata nella fase di dilatazione, dunque molte donne preferiscono non rimanere in acqua durante il parto.
  • L’attrezzatura deve sempre essere a portata di mano, ci riferiamo al monitor wireless che consente di verificare lo stato di salute del bambino. Se così non fosse, lo specialista può chiedere alla madre se desidera o meno partorire in acqua.
  • Non esistono prove del fatto che il parto in acqua sia migliore di quello fuori dall’acqua. A ogni modo, è bene sapere che il bambino respira attraverso il cordone ombelicale fino a quando non viene tagliato, motivo per cui non vi è alcun pericolo che possa annegare.

Benefici del parto in acqua

Parto in acqua, dilatazione
Secondo gli esperti, i vantaggi dell’immersione durante la fase di dilatazione sono i seguenti:
  • Maggiore rilassamento perineale, vaginale e cervicale.
  • Facilita la mobilità e l’adattamento di posizioni che favoriscono la discesa del feto (accovacciate, in ginocchio).
  • L’idroterapia può accorciare il periodo di dilatazione.
  • La madre è più rilassata, dato che tale procedura massimizza la perfusione di ossigeno placentare.
  • Il rilassamento è favorito anche dall’assenza di gravità. La lieve vasodilatazione dovuta all’acqua, inoltre, riduce la pressione sanguigna e aumenta il polso della madre, favorendo una maggiore ossigenazione dell’utero e del feto.
  • Favorisce la transizione del bambino dal liquido amniotico al mondo esterno.
  • Il maggiore rilassamento e sollievo del dolore permettono, nella maggior parte dei casi, un parto naturale che non richiede anestesia.

Quali sono i rischi o gli svantaggi?

Gli svantaggi sono davvero pochi. Tra questi riscontriamo:

  • Un maggiore rischio di emorragia postpartum.
  • In caso di complicazioni, per accedere alle cure mediche sarà necessario uscire dalla vasca.
  • Può risultare scomodo entrare e uscire dall’acqua.

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Conclusioni

In breve, il parto in acqua sembra avere più vantaggi che svantaggi. Naturalmente, dipenderà dal singolo caso, ad esempio se si tratta di una gravidanza a rischio o meno o se presenta complicazioni. In tal senso, sarà cura del ginecologo determinare se è consigliabile o meno.

Il parto in acqua ha un ulteriore vantaggio, ovvero consente alla madre di decidere come partorire. Ciò contribuisce a renderla più sicura di sé e, di conseguenza, di esserlo anche durante il travaglio.

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