Perimplantite: cause, sintomi e prevenzione

Gli impianti dentali sono un'alternativa estetica e duratura alla mancanza di denti. È tuttavia possibile andare incontro a complicazioni, come nel caso della perimplantite. Spieghiamo tutto quello che c'è da sapere su questo disturbo.
Perimplantite: cause, sintomi e prevenzione

Ultimo aggiornamento: 12 settembre, 2021

Attualmente l’uso di impianti dentali è una delle soluzioni più spesso scelte quando si perde uno o più denti. Sebbene questo metodo sia uno dei più efficaci, duraturi e sicuri, nonché preferibile a livello estetico, possono presentarsi complicazioni come la perimplantite.

Si tratta dell’infiammazione patologica dei tessuti molli e duri che circondano un impianto. Coinvolge sia la mucosa sia l’osso di supporto, provocando una graduale distruzione della struttura ossea che sostiene e fissa l’impianto.

In questo articolo approfondiremo le cause e i sintomi di questo problema. Inoltre, spiegheremo in che modo trattarlo. Continuate a leggere per saperne di più.

Le cause della perimplantite

La perdita dell’osso che circonda l’impianto dipende da diversi fattori. Le due principali cause eziologiche di perimplantite sono le seguenti:

  • Sovraccarico occlusale: lo stress biomeccanico che si genera durante i movimenti masticatori può dare origine a fratture e a riassorbimento dell’osso perimplantare.

Questo vale soprattutto se l’impianto non è stato installato correttamente e le forze meccaniche non si distribuiscono equamente.

Batteri del cavo orale.
I batteri della bocca possono insediarsi dietro l’impianto, dando origine a infiammazioni che complicano il trattamento.

Fattori di rischio

La perimplantite si verifica a causa della colonizzazione batterica e del sovraccarico occlusale dell’impianto. In ogni caso, anche altri fattori ne favoriscono l’insorgenza.

Le abitudini del paziente, le sue condizioni genetiche o la presenza di patologie pregresse potrebbero predisporre a questo disturbo. Tali aspetti devono essere tenuti in considerazione dal dentista prima di installare l’impianto.

Una diagnosi corretta e l’analisi dell’osso e delle gengive prima dell’intervento chirurgico è fondamentale per prevenire complicazioni. Tra i fattori di rischio della perimplantite troviamo:

  • Tabagismo.
  • Osso di sostegno in cattivo stato.
  • Malattia periodontale e gengivite pregresse.
  • Patologie sistemiche: osteoporosi, alcuni tipi di cancro o diabete, ad esempio.
  • Scarsa igiene orale.
  • Contaminazione batterica durante l’installazione dell’impianto.
  • Distribuzione disomogenea delle forze occlusali che generano sovraccarico.
  • Stress.

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Quali sono i sintomi della perimplantite?

La perimplantite si manifesta in modo molto simile alla patologia periodontale. Come dicevamo, si tratta dell’infiammazione dei tessuti che circondano e che supportano l’impianto.

Nella bocca è possibile osservare la presenza di placca batterica e tartaro. L’aumento delle dimensioni e l’arrossamento delle mucose che circondano l’impianto sono due tipiche caratteristiche.

Inoltre, può verificarsi il sanguinamento dell’area, al momento in cui spazzoliamo, sfreghiamo questa parte o durante la visita dentistica.

In alcuni casi può formarsi del pus intorno all’impianto. Quando il dentista esegue una visita per misurare la distanza tra il margine delle gengive fino in fondo al solco, la tasca supera i 6 millimetri.

La perdita di tessuto osseo può essere osservata mediante radiografia. La mobilità dell’impianto è un sintomo dell’avanzare della patologia. In genere non c’è dolore, ma alcuni pazienti provano fastidio quando stringono i denti e a ogni vibrazione.

In presenza di qualsiasi di questi sintomi è fondamentale che il paziente si rivolga immediatamente al dentista. Prima si affronterà questa complicazione, migliore sarà la diagnosi.

In ogni caso, sono importanti anche i controlli periodici dopo l’installazione dell’impianto. Molto spesso questa malattia può passare inosservata.

Come avviene la diagnosi di perimplantite?

Regolari visite dal dentista al fine di verificare lo stato dei tessuti intorno all’impianto e la presenza di placca batterica in bocca sono fondamentali.

Così, in caso di comparsa di perimplantite sarà possibile intervenire quanto prima per frenarne in tempo il decorso.

La diagnosi si concentra sull’individuazione delle anomalie a carico dei tessuti molli e dell’osso circostante l’impianto.

L’esame clinico e la misurazione della profondità della sonda permettono di individuare la presenza di sacche, di infiammazione gengivale, sanguinamento, presenza di pus ed eventuale mobilità dell’impianto.

Sono necessarie anche le radiografie, in quanto permettono di analizzare la densità ossea e l’eventuale riassorbimento intorno al dispositivo.

Opzioni di trattamento della perimplantite

Il trattamento della perimplantite ha lo scopo di tenere sotto controllo l’infezione, in modo da fermare il danno e il deterioramento dell’osso. A seconda della gravità della situazione il dentista sceglierà la terapia alternativa più indicata.

Per trattare l’infezione verranno somministrati antibiotici. Questi ultimi possono essere prescritti per via orale o per uso topico, con l’inserimento di dispositivi che rilasciano la sostanza all’interno della tasca.

Inoltre, può essere eseguito un trattamento che prende il nome di curettage o pulizia sottogengivale, che consiste nella separazione del tessuto gengivale con metodi manuali, al fine di eliminare l’infiammazione e favorire il recupero.

Una volta che la perimplantite ha già distrutto buona parte dell’osso, il trattamento chirurgico diventerà necessario. Diverse tecniche vengono abbinate tra loro per trovare una soluzione a ogni caso:

  • Accesso chirurgico: consiste nell’aprire un lembo per eliminare il tessuto danneggiato e pulire e disinfettare la superficie dell’impianto.
  • Chirurgia di resezione: oltre al procedimento precedente, si interverrà modificando le caratteristiche dell’osso e del tessuto molle, in modo da evitare la formazione di nuove tasche.
  • Procedure rigenerative: si tratta di installare gli innesti o le membrane barriera, in modo da recuperare l’osso andato perduto.

Anche gli innesti della porzione di protesi dell’impianto fanno parte del trattamento. Grazie a essi è possibile prevenire il sovraccarico occlusale.

Inoltre, è necessario migliorare l’igiene orale. Il dentista darà istruzioni su quali misure adottare per tenere sotto controllo l’igiene orale. Inoltre, potrà prescrivere risciacqui con antisettici come il digluconato di clorexidina, in modo da ridurre la proliferazione dei batteri.

Visita dal dentista.
Solo un professionista della salute dentale può trattare la perimplantite e scegliere la tecnica più adatta a seconda del caso.

È fondamentale non trascurare la manutenzione dell’impianto

Ci sono alcuni fattori che possono dare origine a una perimplantite e che sfuggono al nostro controllo. La cura di un impianto dopo la sua installazione è fondamentale, se vogliamo ridurre il rischio di complicazioni.

L’igiene del cavo orale è fondamentale. Spazzolare i denti almeno tre volte al giorno e dopo ogni pasto previene l’accumulo di batteri che possono causare problemi all’impianto.

Inoltre, bisognerà prestare particolare attenzione a raggiungere i punti più difficilmente accessibili e a pulire tutte le facce del dente e dell’impianto presente nella bocca. Completare l’igiene con l’uso del filo interdentale, con collutorio e idropulsori è di grande aiuto.

Per ridurre il rischio di perimplantite è fondamentale evitare il tabacco. Questa abitudine è associata a infiammazione delle mucose e deterioramento dell’osso.

In caso di bruxismo o di digrignamento dei denti a causa dello stress, il trattamento e l’uso di un bite sono necessari per evitare il sovraccarico occlusale sull’impianto.

Infine, come già detto, sottoporsi a visita dentistica a cadenza regolare è un altro aspetto fondamentale per individuare qualsiasi problema in tempo. Prima si ricevono la diagnosi e il trattamento, migliore sarà la prognosi.

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