Procrastinare, perché lo facciamo?

Procrastinare è l'abitudine di rimandare. Quali fattori influenzano questa tendenza a non fare subito le cose? Si tratta di ansia, disorganizzazione o cattiva gestione del tempo?
Procrastinare, perché lo facciamo?

Ultimo aggiornamento: 21 febbraio, 2019

Di sicuro vi siete sentiti dire “non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”. Procrastinare significa proprio rinviare qualcosa a un altro momento ed è una tendenza che accomuna molte persone.

Chi ha l’abitudine di procrastinare spesso non può evitare di rimandare le cose. È come se intervenisse una forza maggiore che non ha nulla a che vedere con la pigrizia, ma con altri fattori.

Fattori che portano a procrastinare

Come abbiamo già anticipato, procrastinare significa ritardare il compimento di un obbligo o lo sviluppo di un’azione.

Quando questo atteggiamento diventa un’abitudine, si parla di disturbo del comportamento che potrebbe anche richiedere un supporto psicologico come trattamento.

1. Ansia

Uomo sposta le lancette di un orologio

Molte persone tendono a procrastinare perché non sanno gestire in maniera adeguata le loro emozioni e lo stress che provano finisce per trasformarsi in ansia.

Questi individui hanno una personalità ansiosa, si distraggono, possono vedere un progetto come troppo grande o interminabile ed è per questo che decidono di procrastinare quello che dovrebbero fare.

A volte, non si tratta nemmeno di avere altre cose di cui occuparsi. Anzi, queste persone tendono a perdere tempo o a dedicarsi a cose insignificanti invece di portare a termine le priorità.

Le persone ansiose tendono a procrastinare attraverso l’autoinganno o scuse come ad esempio:

  • “Ora non sono concentrato, lo farò domani quando sono più ispirato”.
  • Non mi sento molto bene, mi dedicherò a cose più ‘meccaniche’ e svolgerò le attività importanti quando starà meglio“.
  • “Ho altre cose che posso completare ora, mi dedicherò a queste e lascerò quella più importante alla fine”.

In altre parole, chi è ansioso cerca la ricompensa immediata per scacciare la sensazione scomoda che prova. Tuttavia, a lungo andare, farà fatica a gestire questa abitudine.

2. Mancanza di organizzazione

Quando parliamo di procrastinazione, è probabile che chi tende a rimandare abbia un serio problema di organizzazione.

Ognuno di noi deve cercare il modo di organizzarsi al meglio, considerando il fatto che siamo tutti diversi.

Ad ogni modo, è necessario tenere sempre in considerazione a quali cose dare la priorità.

Ci sono diverse cose che possiamo rinviare a un secondo momento, magari perché possiamo pianificarle o affidarle ad altre persone.

In genere, però, rimandiamo sempre le cose che hanno la priorità assoluta. Una buona organizzazione può mettere fine a questa abitudine e ad impedirci di trovarci con l’acqua alla gola.

Per pianificare le cose, possiamo fare riferimento alla loro priorità utilizzando la matrice di Eisenhower o Covey per gestire correttamente il tempo a disposizione.

Il modello di Eisenhower prevede quattro quadranti la cui classificazione viene fatta in base all’importanza e all’urgenza. Ricorrere a questa matrice può aiutare ad abbandonare l’abitudine di procrastinare.

Quadranti di Covey per la gestione del tempo

3. L’errore di sottovalutare il tempo

Amici che parlano

Sottovalutare il tempo è qualcosa che accomuna le persone ritardatarie. Pensano di avere più tempo di quello che hanno realmente a disposizione per fare qualcosa prima di un appuntamento con gli amici, ad esempio.

Chi procrastina tende a sottovalutare il tempo e questa tendenza è supportata da scuse o dall’autoinganno.

Per esempio, una persona che ha l’abitudine di procrastinare pensa di potere portare a termine un progetto in due giorni.

Tuttavia, possono sorgere complicazioni, dubbi o problemi che alterano il tempo a disposizione.

È per questo che poi si manifesta lo stress, la scadenza non viene rispettata e il lavoro non è fatto come si dovrebbe. Tutto questo porta a dei risultati poco gratificanti.

Affinché questo non accada, è importante tenere presente la matrice di Eisenhower precedentemente menzionata.

Risulterà utile per dedicarsi alle cose urgenti, eliminando l’ansia e la tendenza a sottovalutare il tempo a disposizione.

Se ci liberiamo di un compito che non ci motiva, possiamo dedicarci a qualcosa di meno importante, ma che ci fa sentire di aver fatto dei progressi.

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