Sindrome di Sandifer: cause, sintomi e trattamenti

La sindrome di Sandifer non è considerata una grave patologia e nella maggior parte dei casi si risolve da sé. Tuttavia, provoca diversi sintomi che compromettono l'alimentazione e lo sviluppo del bambino.
Sindrome di Sandifer: cause, sintomi e trattamenti

Ultimo aggiornamento: 10 agosto, 2021

La sindrome di Sandifer è un disturbo del movimento. Nella maggior parte dei casi, colpisce i neonati tra i 18 e i 24 mesi. Di solito i sintomi scompaiono da soli prima che il bambino compia 2 anni.

La caratteristica principale della sindrome di Sandifer è la presenza di episodi in cui il bambino gira il collo, inarca la schiena e getta indietro la testa. Durano tra 1 e 3 minuti e possono verificarsi fino a 10 volte al giorno.

Si ritiene che la sindrome di Sandifer sia rara, ma ciò non è dimostrato poiché spesso non viene diagnosticata. Gli episodi si verificano quasi sempre durante o dopo la poppata. Sebbene possa allarmare, la verità è che non si tratta di una condizione pericolosa.

Sintomi della sindrome di Sandifer

Neonato che piange.
La sindrome di Sandifer è caratterizzata da movimenti di torsione repentini e involontari.

Il sintomo principale della sindrome di Sandifer è un movimento di torsione causato da contrazioni muscolari involontarie. Il più caratteristico è l’inarcamento della schiena. Il bambino può avere anche sussulti e spasmi.

Durante questi attacchi, il neonato si blocca improvvisamente, come se fosse entrato in un altro stato d’animo; si irrigidisce, poi si rilassa e il ciclo può ripetersi più volte. Può anche mostrarsi irritabile e piangere. Altri sintomi della sindrome di Sandifer includono:

  • Gorgoglio o tosse durante gli episodi.
  • Difficoltà a dormire.
  • Irritabilità persistente.
  • Soffocamento.
  • Cerca di trattenere il respiro.
  • Mangia lentamente.
  • Polmonite ricorrente.
  • Collo attorcigliato o torcicollo.
  • Movimenti oculari involontari e anormali.
  • Anemia.
  • Movimenti limitati del collo.
  • Dolore allo stomaco.
  • Esofagite o infiammazione dell’esofago.
  • Vomito di sangue o ematemesi.
  • Vomito.
  • Ernia iatale.
  • Difficoltà a mangiare e perdita di peso.

Cause e fattori di rischio

La scienza non conosce la causa esatta della sindrome di Sandifer. Tuttavia, è associata alla presenza di reflusso gastroesofageo durante la digestione. In questa condizione, il cibo viene parzialmente rigurgitato e passa dallo stomaco all’esofago.

Questo problema è comune soprattutto nei bambini con ernia iatale. In questi casi, una parte dell’apparato digerente non si trova nell’addome, ma nel torace e fuoriesce attraverso il diaframma. Si ritiene che lo spasmo del bambino possa ridurre il dolore causato dal reflusso.

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Non ci sono prove che questo problema sia causato dal sistema nervoso, sebbene gli episodi assomiglino a un attacco. La sindrome di Sandifer a volte causa disturbi del comportamento, poiché il bambino può essere riluttante a nutrirsi a causa del dolore.

Ciò causa malnutrizione, che a sua volta può provocare anemia. In questi casi, il bambino appare meno attivo e debole. Potrebbe anche avere difficoltà a dormire. Nonostante ciò, la sindrome di Sandifer non è un disturbo del comportamento.

Test diagnostici

La diagnosi della sindrome di Sandifer è difficile, poiché i sintomi da soli non sono indicativi della malattia. Oltre a ciò, alcuni bambini mostrano sintomi lievi o nessun segno di reflusso, quindi viene spesso confusa con altre malattie.

Uno degli aspetti che fa la differenza è il fatto che gli episodi si verificano quasi sempre durante o dopo la poppata. Se si sospetta questa malattia, è bene eseguire alcuni esami medici come i seguenti:

  • Prova del pH. Ha lo stesso obiettivo del MII.
  • Tomografia computerizzata. Rivela la presenza di anomalie muscolari.
  • EEG o elettroencefalogramma per osservare l’attività elettrica del cervello ed escludere possibili condizioni neurologiche.

Potrebbe essere utile tenere un registro dei pasti al fine di ricordare a che ora mangia il bambino e se questo coincide con la presenza degli episodi. In tal caso, la diagnosi della sindrome di Sandifer è piuttosto probabile.

Trattamento della sindrome di Sandifer

Bambino che mangia una fragola.
La sindrome di Sandifer spesso è associata al reflusso gastroesofageo.

La sindrome di Sandifer è associata al reflusso gastroesofageo. Pertanto, il trattamento si focalizzerà sull’affrontare il problema all’origine.

A tale scopo, verranno stabiliti precisi cambiamenti nella dieta, la somministrazione di farmaci o un intervento chirurgico, a seconda dei casi. Tra i cambiamenti nella dieta suggeriti ci sono i seguenti:

  • Far mangiare il bambino meno, ma più spesso.
  • Rendere il cibo più compatto usando i cereali.
  • Tenere il neonato in posizione eretta dopo aver mangiato.
  • Farlo giocare a pancia in giù, con una stretta supervisione, per rafforzare i muscoli.

I farmaci usati per trattare la sindrome di Sandifer includono antiacidi, antagonisti dell’istamina H2, inibitori della pompa protonica e altri.

Nei casi più gravi, può essere necessario un intervento chirurgico chiamato fundoplicatio per evitare che il contenuto dello stomaco salga nell’esofago. In presenza di ernia iatale può essere raccomandato anche un intervento chirurgico. I risultati generalmente sono molto positivi.

Sindrome di Sandifer, una condizione temporanea

I sintomi della sindrome di Sandifer di solito scompaiono da soli intorno ai 18 mesi di età. Questo perché i muscoli dell’esofago si sviluppano e scompare il reflusso gastroesofageo.

Che sia spontaneamente o grazie al trattamento, una volta scomparso il reflusso, scompare anche la sindrome di Sandifer. Tenete presente che questa non si tratta di una grave patologia, ma è comunque causa di malessere e disagio, quindi può influenzare l’alimentazione e ripercuotersi sulla crescita del bambino.

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